La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

Genius_01

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Genius_01 - ebook in vendita su Simplicissimus.it
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martedì 13 settembre 2011

Un altro 11 Settembre: per non dimenticare

Eccovi un'interessante riflessione proposta dal mio amico Carlo Xodo. Ken Loach realizza un corto sull'11 Settembre 1973, giorno del colpo di stato militare in Cile ai danni del governo democraticamente eletto, rivolgendosi direttamente ai parenti delle vittime dell'11 Settembre 2001 e realizzando un parallelismo tra passato e presente, libertà e oppressione.
Il ricordo delle ombre è purtroppo sempre legato alla percezione di gravità da parte del più forte. Non conta che in Burundi e Rwanda ci siano stati circa 2 milioni di morti, quanto che peso sociale abbiano quei corpi per il mondo occidentale. E i corpi degli africani (come dei latinos) hanno un peso specifico così basso da essere di una materia… volatile, anche per la memoria collettiva.

martedì 5 luglio 2011

L'artigianato della scrittura - I parte

Non ho intenzione di mettermi in competizione con i vari corsi di scrittura creativa, ma solo fornire alcune regole di massima per chi voglia scrivere senza strafalcioni e cadute di stile grossolane.

Per prima cosa, pensiamo al nostro CONTENUTO:
1)  scriviamo anche alla rinfusa tutte le informazioni che intendiamo veicolare,
2) ordiniamo le suddette informazioni in un progetto di massima (premessa, svolgimento, conclusione; premessa, finalità, obiettivi, attività, metodologia, timing...).

Solo quando siamo sicuri sulle prime due fasi preoccupiamoci della FORMA:
1) scrivere significa comunicare e il nostro lettore deve comprendere nel modo più diretto e chiaro le nostre informazioni, quindi ricordiamoci di arrivare sempre da un punto A ad uno B nel modo più breve possibile e con la terminologia più adatta,
2) verifichiamo che i nostri soggetti siano sempre espressi;
3) controlliamo che non ci siano ripetizioni, se non strettamente inevitabili (un buon dizionario dei sinonimi può essere di grande aiuto),
4) lasciamo gli anacoluti agli artisti, gli artigiani della scrittura preferiscono strutture più lineari,
es.: "Quelli che moiono, bisogna pregare Iddio per loro" (A. Manzoni) da chi non è Manzoni andrebbe riscritto in "Per quelli che muoiono bisogna pregare dio";
5) evitiamo assolutamente gli errori di ortografia (dizionari e correttori digitali d'ortografia sono ottimi ausili);
6) citiamo in altre lingue solo se siamo certissimi di farlo correttamente;
7) limitiamoci a periodi grammaticali brevi o brevissimi, di massimo tre predicati (corrispondono all'incirca ai verbi), dopo di che inseriamo un punto fermo (. ! ?);
8) utilizziamo elementi di collegamento sintattici (dunque, così, infatti, in conclusione...);
9) l'uso della punteggiatura è il respiro del nostro testo (ma questo è un argomento un po' più complesso e ne parlerò la prossima volta :))
10) non dimentichiamoci della coerenza verbale (idem).

sabato 4 giugno 2011

Ikea Catania: solo problemi!

Vi racconto l'assurda odissea mia e di mio marito all'Ikea...
 
Libreria Expedit
Abbiamo acquistato una libreria Expedit 149x149 la stessa settimana dell’inaugurazione dei locali a Catania e ne siamo molto insoddisfatti. Dopo neanche un mese il piallaccio delle parti tamburate si è scollato. Questo senza che sia intervenuta umidità, caldo o qualunque possibile agente esterno. Sapevamo di stare acquistando un prodotto economico, ma non un prodotto “usa e getta” e con una durata così limitata nel tempo.


Reparto cucine e mobile Factum
Di recente abbiamo progettato e acquistato un mobile Factum, costituito da 3 moduli da 60x195, con ante, attrezzato con mensole e cassetti interni.
Fin qui tutto bene se non avessimo avuto a che fare con venditori lenti, altamente impreparati e superficiali nell’affrontare un progetto semplice come quello scelto da noi.

1) Ci facciamo formulare un preventivo per una cucina Factum. Fin qui tutto bene.

2) Decidiamo di acquistare solo una porzione del progetto facendo operare delle lievi modifiche per verificare la qualità del prodotto e eventuali difficoltà di montaggio, riservandoci in seguito l’acquisto dell’intera soluzione.

3) Con la vostra addetta Nives cominciamo ad impostare il mobile in questione. Essendo probabilmente la più preparata del turno ci abbandona per seguire altri clienti in difficoltà e ci raggiunge Rosario. Come scopriremo in seguito, l’arredatore omette nell’ordine le spalle di rifinitura, una serie di cerniere, i piedi e lo zoccolo; contestualmente sbaglia a inserire un’altra serie di cerniere (quelle da 153° senza le quali i cassetti interni non si possono aprire); inserisce una doppia quantità di push&pull da noi non richiesta e ci consiglia male sul numero di mensole aggiuntive (ne abbiamo dovute restituire un pacco da 2). Rosario ci consegna il progetto con l’elenco dei pezzi e il relativo preventivo (giorno 07-05-2011, almeno 3 ore di permanenza nel reparto che ci costringono a tornare a casa senza acquistare);

4) Facciamo l’acquisto chiedendo solamente un cambio cromatico da rosso laccato a bianco opaco. Parliamo con Domenico il quale senza proporci l’alternativa, ordina il bianco laccato; contestualmente si accorge che nell’ordine di Rosario mancavano le spalle, ma non degli altri difetti dell’ordine (giorno 14-05-2011, altre 3 ore di permanenza nel reparto + i tempi di magazzino).

5) Acquistiamo i pezzi indicati e ci accorgiamo nelle prime fasi del montaggio dell’assenza di zoccolo e piedi. Ritorniamo al punto vendita e li reperiamo da soli nel vostro magazzino senza aiuto alcuno, dato che quella domenica i vostri terminali erano non funzionanti a causa di mancanza della rete e nessuno dei vostri addetti alle vendite si è sentito in dovere di colmare il problema da loro stessi causato (giorno 15-05-2011, altre 2 ore nel reparto attendendo che i terminali riprendessero vita + 1 ora vagando alla cieca nel magazzino).

6) Infine, dopo il montaggio (mancavano solo le ante che dovevano arrivare con il corriere), a mobile ultimato, stacchiamo la pellicola protettiva, scoprendo che si tratta di un bianco laccato. Non immaginate la nostra delusione dopo tanta fatica!

7)  Quando arrivano le ante ci accorgiamo che i cassetti interni non si aprono (a causa delle cerniere sbagliate da voi, ma noi, non sapendolo, abbiamo perso ore e ore di lavoro per tentare vane regolazioni).

8) Torniamo e troviamo Cristina che ci propone la soluzione delle cerniere da 153° e riconsegniamo i pezzi non utili acquistati in precedenza (giorno 28-05-2011, altre 2 ore nel reparto e al servizio clienti).

A fronte di tutte le ore di lavoro perse (circa 16 ore), dei viaggi effettuati (4), dei tempi morti di permanenza nel vostro lentissimo reparto Cucine (almeno 11 ore!), della scarsa qualità del prodotto e di un mobile Factum che alla fine non ci soddisfa (a causa dell’aspetto lucido) neanche da un punto di vista estetico, pensavamo di avere almeno diritto a un rimborso.
Invece, al colmo dell'insulto, il Servizio Clienti ci fornisce una mail inesistente, il messaggio mandato al form del sito è rimasto senza risposta e al telefono (ad un 199!) ci hanno detto che a mobile montato non si può fare più nulla.

Spero di potervi raccontare che tutto è finito bene, ma ne dubito :(( 

sabato 12 febbraio 2011

Progetto per un romanzo incompiuto... quando la realtà supera la finzione! - 02

E ora proseguiamo con gli altri capitoli...

cap II: Relazioni pericolose



L’assunto contrae debiti ovunque (dal gioielliere per la vera di fidanzamento, dal sarto [regala l’abito a lei], all’affitto della casa tramite prestiti da un “amico” usuraio, ai commercianti di mobili, alla macchina in affitto per il matrimonio, al locale di ricevimento, al fotografo, fiorista, viaggio di nozze, regalo agli 8 testimoni, mega regalo ai genitori di lui che nello stesso giorno festeggiano il 25° di matrimonio.

L’imprenditore contatta il tale avvocato per la vendita all’asta di terreno agricolo (svendita fallimentare), poi il politico perché lo trasformi in edificabile, poi l’avvocato del mafioso per tenerlo al corrente sul progresso dei lavori, poi i suoi uomini per tenersi pronti per la gara d’appalto (“Glielo dirò io come farla non ti preoccupare. Tu dammi l’anno di costituzione delle cooperative, presidente, amministratore etc., come sempre, e al resto ci penso io”).
Viene intervistato nel corso di un’inchiesta giornalistica su fondi europei dati a progetti mai realizzati e su terreni agricoli (e qui c’è la domanda a Caruso) che dopo essere passati nelle sue mani improvvisamente diventano edificabili.  “È soprannominato Re Mida perché pare che qualunque cosa lei tocchi si trasformi in oro”. Per gli assessori 1 e 2 al territorio era stata aperta un’inchiesta per presunte tangenti in cui era coinvolto l’avvocato di Caruso. Tra i capicantiere dell’abbattimento del ponte e costruzione di rotatoria risultava il latitante Denaro”. Primo, non so chi sia questa persona, secondo non posso conoscere tutti i miei capicantiere, terzo non è che posso chiedere la fedina penale a tutti quelli che lavorano per me. Due giorni dopo in TV l’inchiesta si concludeva con la speranza che anche la nuova azienda straniera che avrebbe installato di lì a poco il proprio punto vendita in città, grazie all’utilizzo dei fondi europei [il dirigente passa velocemente sulle sovvenzioni europee e si sofferma sulla solita frase di circostanza di tutti gli stranieri: sole, mare, bella gente… sarà come essere in vacanza]

Il sindacalista deve scegliere i suoi 51 da inserire nell’azienda. Sente il suo politico di riferimento che gli “propone” dei criteri: intanto tutti quelli iscritti al sindacato (nonsi: sono tutti iscritti), beh allora tutti quelli disposti a portarti almeno 30 voti (che per il posto di lavoro? si venderebbero pure la madre, ti pare?), aumenta a 60 voti, così in caso potremo dire di aver privilegiato le famiglie più numerose, fatti dare nomi, cognomi, numeri di telefono (e residenza… lo so, lo so) e controlliamoli, che tanto le elezioni sono tra due mesi, mentre per l’assunzione ne passeranno almeno cinque, poi cmq vedi se sono veramente motivati, come per le assunzioni Telpro (1 mese di stipendio?), sì ma stavolta il 60% va alla clinica [di sua moglie] e il resto te lo puoi tenere. (Ah, a proposito di elezioni, quest’anno al CAF mi chiedevano cos’è che volevamo dare)Va bene la solita busta con pasta, latte e caffè e, siccome siamo vicini a pasqua, anche una bella colomba… ma a quelli sicuri e per un minimo di 5 voti, che c’è crisi quest’anno

L’avvocato del mafioso sente direttamente il politico (la giunta è stata favorevoli, tutto giustificabile ed è filato liscio come l’olio) e l’imprenditore (“come intende gestire quel piccolo intoppo tecnico?” ma cosa, quella pulce con la tosse? questa giornalista non se la fila nessuno, intanto la quereliamo per sì e per no e poi già domani se lo saranno dimenticati tutti: la gente dimentica soprattutto se ci sono nuovi posti di lavoro.

L’azienda è alle prese con una burocrazia lentissima e farragginosissima. “Sa, se lei conoscesse qualcuno, magari si potrebbe velocizzare tutta la trafila” e Caruso è quel qualcuno che gli fa capire che, tramite lui avrebbe ottenuto tutte le autorizzazioni del caso in un batter d’occhio. “Una mano lava l’altra” e “bisogna ungere le ruote del carro” [Caruso parla per detti e aforismi].
Tutta una descrizione dell’iter burocratico, degli sportelli a cui bussare e della proposta per farsi corrompere.

cap III: Mezzogiorno di fuoco

Si svolge il colloquio dell’aziensa con Caruso. L’azienda riceve la telefonata dell’imprenditore locale e si incontrano. Lo conosceva già per sentito dire, sa del suo potere in città e si aspettava prima o poi questo contatto. Quello gli parla di un terreno agricolo su cui l’azienda avrebbe già potuto costruire, perché entro un anno da oggi sarebbe diventato edificabile. “E se non lo fosse diventato?” Se Caruso diceva una cosa quella era. Fiat lux et lux fuit. “In cambio?” Solo tot euro per l’appalto delle ditte costruttrici + il 60% dei lavoratori, escluso le dirigenze, naturalmente [nel frattempo il francese ripete tutte le affermazioni di Caruso, facendole diventare più pesanti e annota tutto in un taccuino]. “E le assunzioni che per legge devono essere regolate da gazzetta ufficiale e passare regolare colloquio aziendale?” Faremo tutto secondo le regole e poi sceglierete i notri… Ah, un’altra cosa, sarà nostro anche l’incarico di vigilanza dall’apertura in poi. E sì, ci piace fare le cose complete, per evitare furti, incendi, danneggiamenti. “Capisco” Non vuol sembrare una minaccia, ma, si informi pure, o l’affare si fa con noi o non si fa. “Chiarissimo”.

Nel frattempo Franco e SamantaH si sposano in pompa magna con fuochi d’artificio finali.

Colloquio dell’azienda con il sindacalista che comunica il suo 20% altrimenti niente appoggio politico e niente appoggio politico, niente terreno edificabile. “Ma il Signor Caruso…” Caruso dava per scontato il suo appoggio al sindacato, d’altro canto i nuovi assunti saranno tutti nostri iscritti, anche quelli “consigliati” da Caruso. Così il dirigente d’azienda ricomincia a ripetere tutto ciò che gli viene detto e ad appuntarlo nel taccuino: “il 20%, tutti iscritti al sindacato, la retribuzione in base all’anzianità lavorativa pregressa, due dirigenti? Ma il settore lavorativo è completamente diverso.” Qui siamo gente che si adatta facilmente.
 
 cap IV: Fin

Franco e SamantaH discutono di progetti per il futuro: lui farà un po’ di straordinario fino alla nascita del figlio in modo da poter ripagare i prestiti e poi avrebbero comprato una macchina (per ora hanno solo uno scooter), una grande perché di figli ce ne vogliono almeno tre o quattro, la casa dei loro sogni…
Stanno mangiando con la TV accesa, quando il telegiornale di un’emittente locale comunica che l’azienda Taldei tali che avrebbe dovuto aprire i battenti di lì a qualche mese rinunciava per insufficienza di fondi per l’investimento.
Così con questa formula brutale che comincia a ingrandirsi e ingigantirsi fino a diventare una bestia feroce nella testa di Franco, mentre la moglie gli strilla sotto a pensieri una raffica di domande che lui nemmeno capisce e mentre il telefono comincia a trillare incessantemente, si chiude il romanzo.

Nel prossimo post seguirà la stesura dei primi capitoli... continuate la lettura ;)

venerdì 11 febbraio 2011

Progetto per un romanzo incompiuto... quando la realtà supera la finzione! - 01

Già, è proprio il caso di dirlo!
Il 1° febbraio scorso al TG La7 delle 20:00 sento la seguente notizia sull'IKEA e i suoi pessimi rapporti con Lombardo e ho un immediato sobbalzo.
- Sembra né più né meno la trama del mio romanzo incompiuto Sole mare e bella gente! - mi dico.

Questa è, infatti, la bozza su cui stavo lavorando, così giudicherete voi stessi ;)


Affresco collettivo surreale alla Kusturica.
Un’azienda internazionale vuole aprire nel sud Italia, allettata da un incentivo europeo per le regioni poco sviluppate: per 5 anni niente contributi per i dipendenti. Grazie a questo specchietto per le allodole, tra lacci e lacciuoli burocratici, si trova invischiata in esose richieste del sindacato e della mafia. Tavoli di contrattazioni, colloqui di lavoro veri e presunti, sedi di partito diventate agenzie di collocamento, pacchetti di voti “contabilizzati” con tanto di registri e “ragionieri” elettorali. Tanto tutti tireranno la corda che l’impegno dell’azienda verrà meno e preferirà non iniziare i lavori.
Il punto di vista deve essere multiplo:
- il mediatore straniero (François Grillo) 
- il sindacalista (Vincenzo Russo)
- l’avvocato del mafioso (Salvo Lauricella)
- l’imprenditore mediatore del posto (Caruso)
- il presunto futuro assunto (Francesco)


I cap: Il teorema del delirio


5 paragrafi che cominciano con i calcoli:
1) Sindacalista: sul numero di assunti che potrà inserire salvando qualcuno di quelli di un’azienda che ha chiuso, non per interesse nei confronti dei lavoratori, quanto piuttosto del sindacato che gli ha imposto questi numeri o cmq solo per salvare la faccia e il proprio tornaconto.
2) Il presunto assunto “spende” mentalmente (e poi lo farà letteralmente) per il proprio matrimonio i soldi che non ha. Ha messo incinta una ragazzina di 15 anni e vuole fare le cose in grande.
3) L’imprenditore calcola il suo guadagno da mediatore ed appaltatore, nonché i tempi e i contatti.
4) L’avvocato del mafioso (il personaggio del mafioso rimarrà sempre senza volto e senza parola diretta, un’ombra inquietante sulla scena) parla con l’imprenditore: la mafia avrà dentro uomini, appalti di costruzione e pizzo.
5) L’azienda ha per fine il guadagno, ma anche il prestigio della capillarità sul territorio, qd è disposta ad un guadagno anche modesto.


E ora vi anticipo, per notare subito il confronto con il servizio giornalistico, la prima accoglienza di Caruso, il portavoce politico della mafia, a Philippe Grillo, il referente nazionale della multinazionale che aveva intenzione di porre una sua sede a Catania:

Comunque questo signor Nessunomischiatoconniente non deve essere frocio completo (solo la metà francese), visto che ha capito come vanno le cose da queste parti. Ha telefonato quasi subito al “segretario particolare” (proprio così ha chiamato Turi, che ha pensato “e chi cazzo sarebbe ’sto segretario particolare?” e poi ha chiesto a Caruso “ma che mi devo offendere per ’sto particolare?”) del signor Caruso per organizzare un “abboccamento” (così parla il frocetto, come un libro stampato) e quel “quasi” gli è costato quattro settimane di attesa, perché occhio per occhi e dente per dentiera. 

Continuerò a puntate il resto della bozza e dei primi capitoli... seguitemi :)

domenica 2 gennaio 2011

Narratori nella trilogia "Genius"

La trilogia di fantascienza Genius, pur coerente nel racconto dei tre progetti genius, sviluppando la storia della Terra dal 2092 al 2389, è molto diversa dal punto di vista stilistico.
La ragione è presto spiegata. Il mio registro formale è stato dettato dalla scelta del protagonista e dalla conseguente acquisizione del suo punto di vista.

In particolare, in Genius_01 il protagonista è Abraham Cohen, un commissario violento, spesso fuori dai limiti della legalità e con un grave problema di dipendenza da un farmaco/droga. Il linguaggio, che naturalmente ne è nato, è rapido, asciutto, paratattico, tutto azione, punteggiato talvolta dalle visioni oniriche di Cohen, in preda alle sue reazioni patologiche.
Il personaggio principale di Genius_02 è il colonnello Isaac, molto riflessivo, per nulla aggressivo, al limite del timido nei confronti delle relazioni interpersonali, uno che si propone come eterno secondo, in gamba, ma con ambizioni limitate. Il ritmo di questo secondo romanzo è, perciò, molto più riposato, meditativo; il linguaggio si raffina e si ingorga nell'ipotassi. Tutto si sfuma, come nei pensieri di "Zac", e la verità finale risulterà meno netta e totalmente paradossale.
In Genius_03, le cose si sfaccettano ulteriormente. La storia è raccontata dal punto di vista da un lato di un giovane sciocco e inconcludente, dall'altro di una donna vessata dalla società, dominata psicologicamente dal marito e profondamente travagliata nella sua "maternità". Di qui ne deriverà un mix di stacchetti comico-surreali e di introspezione psicologica. Se si cerca l'epico, in quest'ultimo romanzo si resterà delusi, perché volutamente ho creato dei personaggi in cui il lettore non può compenetrarsi, per l'eccessiva inettitudine o la fragilità emotiva. C'è al contrario la variazione continua di prospettiva, di voci, di stati d'animo.

Be', ora, al di là delle mie motivazioni, sta a voi lettori giudicare il risultato...
Quindi, buona lettura su litenet (i primi capitoli sono scaricabili gratuitamente), su Lafeltrinelli (l'ebook a € 4,80) o presso la vostra libreria di fiducia!

sabato 16 ottobre 2010

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

Pericoloso quanto "Arcipelago gulag", riesce a rappresentare il mondo dell'Unione Sovietica con una raffinatezza maggiore, come solo lo spettacolo del demonio avrebbe potuto. Tutto affascina: la sua arte affabulatoria, gli inserti degli evangeli apocrifi, lo spettacolo surreale di Behemot e delle sue trasformazioni, i personaggi caricaturali di un comunismo mai realizzato...

Un altro romanzo a cui il mio "Che minchione le formiche!" è debitore.

sabato 2 ottobre 2010

Zero Kill di Yassir Benmiloud

Zero Kill di Yassir Benmiloud, ovvero Y.B.

C'è il pastiche, il teatro, la denuncia sociale, l'ironia, il senso del grottesco... insomma tutto quello che adoro in un romanzo.
Come parlare dei martiri di Allah rispettando l'ortodossia islamica e sferzando in modo irriverente i suoi estremismi.

Questo è uno dei romanzi a cui il mio Che minchione le formiche! deve qualcosa.

lunedì 19 luglio 2010

In attesa di restyling...

Cari amici,
se qualcuno di voi avesse in mente di acquistare on line il romanzo, lo invito ad attendere ancora qualche ora, dato che la sua veste grafica è al momento parzialmente da rivedere. 
Niente di grave, ma il testo troppo denso non invita alla lettura!

Dunque, non prima di oggi pomeriggio dopo le 16:00.
Grazie e scusate l'intoppo :/

mercoledì 14 luglio 2010

Librino

La parte "terrestre" di questo romanzo è quasi esclusivamente ambientata a Librino.
Si tratta di un quartiere periferico di Catania nato intorno agli anni '80 su progetto dell'architetto giapponese Kenzo Tange, che, abituato alle sue megalopoli simili a conglomerati di gigantesche arnie, prova a riproporne il modello.
Struttura, così, la circolazione stradale in enormi vialoni ad anelli, separati da spartitraffico che ne mutano il senso di marcia e... il nome! I risultati sono fin dall'inizio disastrosi: i suoi abitanti ricordano ancora come ai primi tempi bisognasse perfino scortare le ambulanze (o volenterosi visitatori) dall'ingresso del rione fino alle loro case, per non farli vagare come palline in un flipper secula seculorum.
Comunque, andando alle cose più serie, quel gran genio del Sol Levante non pensa minimamente che al sud Italia la gente sia abituata a girare a piedi, attraversare le strade, sedersi in piazza a scambiare quattro chiacchiere.
- Tloppe peldite di tempo. - si sarà detto.
Per cui non crea cavalcavia né sottopassaggi né tantomeno piazze.
- Cosa salebbe una piazza? - avrà chiesto ai suoi collaboratori indigeni e, dopo aver ricevuto le spiegazioni, ha ideato le rotonde.
Per quanto riguarda la bruttezza dei palazzoni anni '80, ci hanno pensato le ditte locali, che in quanto a far le cose male non devono di certo chiedere indicazioni a nessuno, men che meno a un orientale.
Il capitolo "orrori" finirebbe qui, se poi lo Stato si fosse occupato di rendere la zona ricca di servizi. Invece, a partire dall'assenza di fognature, luoghi ricreativi, uffici di pubblica utilità... scava il baratro più profondo. A questo si è aggiunta l'occupazione abusiva di alcuni palazzi (come il "palazzo di cemento"), grazie alla
mafia e alla connivenza/assenza dello Stato, dove adesso si vive in condizioni igieniche precarie con allacciamenti alla rete idrica ed elettrica abusivi e fatiscenti, fogne a cielo aperto e un'anagrafe dei residenti inesistente. Incredibile dictu, ma qui, come nelle favelas, si hanno 30.000 abitanti ufficiali e quasi altri 40.000 abusivi! Una città nella città.
Vorrei chiudere, però, con una nota positiva. Ci sono scuole, chiese, operatori sociali e filantropi (tra cui Fiumara d'Arte) che lavorano attivamente e indefessamente nel quartiere perché un giorno lo slogan lanciato da Antonio Presti possa risultare una realtà: "Librino è bello".

martedì 13 luglio 2010

Come si riconosce l'Arte?

Come si riconosce l'Arte in letteratura? La domanda delle domande.

Non sono un critico letterario, ma è un problema che mi è interessato parecchio, soprattutto da studentessa. Per il passato ci aiutano i grandi studiosi che hanno in qualche modo "canonizzato" la letteratura per quel che ne conosciamo, ma per gli autori contemporanei?
Io, personalmente, mi baso su alcuni criteri per esprimere un giudizio un po' più serio del "bello" o "mi piace". L'opera deve:
1° "divertire e meravigliare", il motto di Calvino, in cui il concetto di "divertimento" deve essere inteso come arricchimento dello spirito, un solletico, un prurito che ti induca alla crescita intellettuale, alla riflessione;
2° continuare il gioco della "cuna di spago"; come spiegato da Gombrich, ogni autore continua un lungo dialogo cominciato con gli scrittori che lo hanno preceduto, da cui ha tratto ispirazione e nutrimento, portando l'innovazione del suo sguardo, del suo stile, proprio come il gioco della culla (più comunemente eseguito con un elastico), in cui il primo segue un modello, ma il secondo inserisce una modifica e così via;
3° contenere delle invarianti storiche, cioè qualcosa che, se letto da un non contemporaneo, la faccia ugualmente comprendere e apprezzare; le invarianti sono di solito elementi ancestrali, comportamenti comuni all'umanità che, se presenti in un'opera, ci fanno subito dire "sì, è vero, l'ho provato, pensato, vissuto anch'io".

Ma, ripeto, è solo il mio metodo, di una lettrice appassionata e di una scribacchina alle prime armi.

giovedì 8 luglio 2010

Precisazioni sul commento del Premio Italo Calvino

Premetto che, a mia conoscenza, il Premio Italo Calvino è attualmente il più prestigioso per i romanzi italiani inediti, quindi lungi da me volerne gettare discredito.
Tuttavia mi è impossibile non notare che il/i lettore/i a cui è stata affidata la mia scheda di giudizio si è distratto davvero un po' troppo!
1) [...] il Diavolo innamorato della defunta Sonia la fa rivivere
Il Diavolo è innamorato di Maria-Elena (Maria come la figura femminile del cristianesimo e Elena del mondo greco) che è viva e vegeta, quindi nessun ritorno dal mondo dei morti;
2)  ricordando la propria parte nella creazione
il mio Belfagor non ha avuto nessuna parte nella creazione... solo nella non distruzione;
3) povero ragazzo di borgata, mafioso Savvo 
Savvo non è mafioso, ma solo un ladruncolo che rischia di diventarlo; ma forse questa è solo una sfumatura;
4) lo scoperto e continuo richiamo a contaminazioni di genere
se lo si chiama pastiche è però un genere esso stesso! Ma questo non fa parte delle distrazioni, è solo un mio giudizio.

martedì 8 giugno 2010

Il pastiche

Naturalmente non ho la pretesa di essere esaustiva, ma solo di fornire alcune nozioni che incuriosiscano soprattutto i non addetti ai lavori.

Pastiche è una parola francese che deriva a sua volta dall'italiano "pasticcio", nell'accezione culinaria di pietanza in cui si mescolano alimenti diversi, e significa un'opera artistica (letteraria, artistica o musicale) in cui l'autore ha deliberatamente imitato lo stile di un altro o di altri autori, ovvero una miscellanea di generi diversi in un'unica opera.

Il termine è stato usato probabilmente per la prima volta da Théophile Gautier: "Si pour donner l'idée d'un peintre inconnu à Paris, nous avons été obligés de chercher des analogues, ne croyez pas pour cela au pastiche." (= se per dare l'idea di un pittore sconosciuto a Parigi, siamo stati obbligati a cercare degli stili analoghi, non crediate che il risultato sia un "pasticcio").

Per fermarci solo agli esempi letterari illustri, nell''800 Marcel Proust scrive Pastiches et mélanges imitando alla perfezione lo stile di scrittori come Flaubert e Balzac e all'inizio del '900 James Joyce si misura con un pastiche preraffaellita nella raccolta poetica Chamber music. Tra gli scrittori postmoderni, Thomas Pinchon in Mason & Dixon fa il verso all'inglese del '700 in particolare di Swift; in Fuoco nella polvere lo scrittore texano Joe R. lansdale rende omaggio alla letteratura di genere, ai romanzi pulp e a tutti quei libri che deve aver divorato da ragazzino; Pablo Echaurren pittore, disegnatore, fumettista e autore del giallo Delitto d'autore dice di sé: "Cerco di far dialogare livelli diversi, alto & basso, citazioni dotte con musiche stridenti provenienti da chitarre rotte scassate, punk. Ascendenze gaddiane con discendenze ramoniane (dai Ramones)." Potrebbero rientrare nella definizione anche i sequel di serie B degli Sherlock Holmes et similia, ma ne taccio volentieri.

Comunque, volendo portare il discorso alle sue estreme conseguenze, il primo vero pastiche è proprio il romanzo, dal Satyricon di Petronio in poi. Sì, perché la forza prorompente di questo nuovo genere, è quella di essere un "contenitore" di qualunque cosa l'autore volesse, dal teatro, superandone i limiti costruttivi scenografici, alla poesia, all'epistola.

Il pastiche quindi si fa interprete di questa rivoluzione del romanzo, della sua prima funzione di divertissement, giocando con la tradizione letteraria e con i propri lettori. In questo senso - e qui parlo della mia poetica - non allontana dalla trama centrale, ma è esso stesso trama. E' un come, ma è anche un cosa e nel caso di Che minchione le formiche! è lo stile di racconto del narratore Belfagor.

lunedì 24 maggio 2010

Dio o Mammona?

Nella presente opera, man mano che vi addentrerete, vi sarà sempre più chiaro che la divinità - nonostante i frequenti richiami biblici - non ha nulla a che vedere con il dio cristiano. Tanto quest'ultimo è buono, giusto e al di sopra dei volgari conflitti umani, quanto quello rappresentato in Che minchione le formiche! è bizzoso, iracondo, annoiato ovvero a nostra immagine e somiglianza, proprio come gli dei della mitologia greco-latina. Partendo da questa ipotesi narrativa, nessuno si offenda quindi se ne discende che il demonio non sia frutto di una corruzione angelica, ma il figlio prediletto di un tale Padre. Noi e tutto il resto del creato, di conseguenza, saremmo né più né meno che gli effetti di un gioco, seppur sapiente, di un esperimento da parte di un essere immensamente potente e, pur tuttavia, infantile nella sua attitudine a stancarsene in fretta.
Qualunque riferimento a personaggio cristiani, ebraici e/o di altre religioni non esprime alcun mio reale giudizio di condanna o, ancor peggio, nessun dileggio, rimanendo nei limiti di una garbata fantasia letteraria, in cui i pensieri sono espressi dal demonio-narratore.

martedì 11 maggio 2010

Precisazioni sul commento di ALI

Ho pubblicato l'intera (fatta eccezione per la breve sintesi dei contenuti del romanzo) scheda di lettura fornitami da ALI (Agenzia Letteraria Internazionale) in modo che i miei lettori possano verificare un loro futuro giudizio con questo professionale.
Inoltre, vorrei approntare una breve "autodifesa" su alcuni punti.
1) "Nei testi di narrativa ben riusciti l'autore riesce a non introdurre note ma a spiegare quanto opportuno all'interno della narrazione e senza appesantire la stesura."
Sono totalmente d'accordo anch'io con questo assunto. Solo che l'agenzia si riferisce al passo che comincia con "Era l'ora che volge il disio ai naviganti" e pubblicato alla fine del capitolo II. Si tratta di una parodia stilistica dantesca, anzi delle più celebri edizioni commentate della Divina Commedia, in cui il testo di Dante ha minor spazio delle esegesi a pié di pagina. Quindi le "note" non sono veramente tali, ma parte integrante del romanzo.
2) "[...] si ha la sensazione che il divertimento "prenda la mano" all'autore, il compiacimento e il desiderio di cimentarsi con stili e registri diversi (teatrale, poetico, espedienti grafici, tiritere, canzonette...) prevalga decisamente sui contenuti e l'unità dell'opera."
La mia "poetica" o meglio quella di Che minchione le formiche! è racchiusa in ciò che potete leggere nel "Racconto di natale". Il divertimento è stata proprio la cifra dominante dell'opera, ma non vi è stato nessun autocompiacimento o desiderio di testare le mie capacità stiliche. A rischio di sembrare immodesta, se c'è qualcosa che mi è sempre riuscita naturale (come per alcuni disegnare, cantare o fare sport) è la scrittura. Al contrario nel cercare un'unità nel romanzo l'ho trovata (così almeno era nei miei intenti) nel pastiche, nella miscellanea di stili, nella germinazione contenutistica sospinta dalla forma della parola. Ad esempio un semplice nome proprio, Marco, che storpiato dai protagonisti diventa Macco, evoca il Maccus della commedia latina e di qui germina (quasi una riproduzione spontanea) un racconto teatrale. Oppure Salvo, che racconta ai suoi compagni un evento significativo per la loro storia, evoca un aedo e questo termine germina lo stile del poema epico o dantesco (senza andare troppo per il sottile). Lascio ai più abili solutori il perché di tutte le altre scelte stilistiche ;)) ma vi assicuro che c'è e non è fine a se stessa.
3) [...] una forma di esibizionismo fa capolino qua e là: uno sfoggio di cultura (anche questa sicuramente di grado non comune, ma non per questo da esibirsi come un trofeo!) compiaciuto, ma improprio [...].
Ovviamente, liberi di non credermi, ma non credo di avere una cultura di grado così non comune, quindi nessuno sfoggio. Ma, mi chiedo, questo giudizio non può forse derivare dall'appiattimento culturale a cui si tende, per cui ciò che fino a quarant'anni fa era inteso come normale ora viene giudicato extra? Quindi, nessuno sforzo per il lettore di prendere eventualmente in mano un dizionario? E' così che sono diventata quel che sono, leggendo autori che mi costringevano a elevarmi dal mio insulso e scipito blaterare quotidiano.

lunedì 10 maggio 2010

Perché il demonio come narratore

Nel suo primissimo progetto Che minchione le formiche! nasce dal desiderio di descrivere una realtà periferica degradata (quella di Librino a Catania) da me conosciuta per motivi di lavoro. Lo stile che stavo cercando era grottesco-surreale. L'uso, però, di un linguaggio fortemente mimetico dialettale, nonché un contenuto così localistico, avrebbero rischiato di inficiarne totalmente il risultato, ricreando un effetto di cronaca siciliana da me aborrito.
Quindi, per dare un respiro più ampio al mio racconto, ho partorito il primo capitolo: una carrellata del natale in diversi angoli della Terra. Dalla carrellata è venuta fuori l'idea di mostrare uno sguardo dall'alto, come "in volo". E chi vola e al contempo può risultare un narratore onnisciente?
Il demonio, mi sono risposta. E non solo: questa figura mi permetteva di osservare tutto con estremo cinismo, scevro di retorica e di forzata positività, alla quale ci si sente spesso obbligati in un contesto socio-economico, come il suddetto (soprattutto per un'insegnante quale io sono). Last but not least, Belfagor è anche la quintessenza dell'artista. Contiene, cioè, in sé l'assoluto egoismo pronto a tutto (a vendersi l'anima persino) per raggiungere l'assoluta perfezione estetica e, in quanto votato a tutte le potenzialità (letterarie), a sperimentare tutti gli stili. Questo mi offre lo spunto per scrivere del pastiche...