La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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giovedì 27 maggio 2010

Che minchione le formiche! II-10p

[continua dal post precedente]

Ma ora è meglio che ritorni al mio giovane amico, di cui riesco a non perdere nemmeno un pensiero, perché, grazie a Lui, taglio, cucio e incollo la conoscenza del tempo passato come meglio mi aggrada.
Però patri Basilio alla fine di tutta ‘sta tiritera il pallone non ce l’ha fatto nemmeno vedere da lontano. E allora stavolta tutti guardano me per vedere se devono ricominciare con il bordello oppure no e io do il buon esempio, stando zitto e fermo, perché se no saltiamo di nuovo la partita.
Hai capito Salvo (o Savvo)? Il ragazzo ha talento da vendere, proprio lo spirito di un leader… e non ha nemmeno compiuto i quattordici. Guarda quel tale, Alfio Privitera, detto Iaffio, sedici anni e pende dalle sue labbra: la forza di un toro e il cervello di una gallina. Per una volta quell’incapace di Oreste sta adottando la strategia giusta. Se porta Salvo dalla Sua parte (ovvero quella che crede esserlo) riuscirà a trascinare con sé anche gli altri. Per quanto, di fianco a Salvo, in terza fila, vi sia il suo braccio destro, a metà strada tra il gregario e il leader. Troppo individualista per essere sia l’uno che l’altro. Occhialetti da intellettuale, tratti del volto regolari, fisico ben modellato; se non fosse per quegli anacronistici capelli ingellati appiccicati sulla fronte e il suo linguaggio trogloditico, potrebbe anche camuffarsi per un piccolo borghese: Marco Laudani, detto Macco – buffo quanto facciano pensare ai personaggi della commedia latina, Maccus, Pappus, Buccus.

Racconto di natale
(Il titolo sa di già sentito, ma sono aperto a diversi suggerimenti da parte della critica)
commedia in tre atti di Belfagor
(è il mio pseudonimo preferito in ambito letterario et similia)

Personaggi principali:

Savvo, il capo-banda
Macco, il braccio destro e rivale del capo-banda
Iaffio, gli altri la mente, lui il corpo
Nino, lo svelto, ma solo di gambe
Iancelo, il lento, anche di gambe
LICANTRO, il picchiatore


L’autore-regista e i suoi attori, tra cui il famoso Gilardo Capra, che nature può ancora interpretare ruoli dai sette ai sedici anni (e truccato, fino ai diciassette), si ritrovano nel foyer della Royal Opera di Londra, dove la pièce, annunciata da mesi di una roboante e martellante advertising campaign, andrà in scena in latinum classicum (non era necessario scriverlo in latino, e soprattutto in accusativo, ma il corsivo dà un tocco talmente chic, così pieno di charme, anche un po’ démodé nonché old style), con alcuni intercalari in volgare sicano, sopratitolata in francese del Cinquecento. La critica europea è in visibilio, mentre quella americana (stanziale al bar del foyer e, a giudicare dalle due bottiglie di Chateaubriand già pagate, in previsione di rimanervi fino alla fine dello spettacolo) ha un solo aggettivo da sfoderare: saccente.
Una succulenta giornalista - quasi un orgasmo tutte le volte che si sente parlare (e per questo smette di malavoglia) – si avvicina a Gilardo Capra e cinguetta:
- Ho letto che lei interpreta Antonio, detto Nino, un ragazzino di appena dodici anni – quello sorride dimostrandone la metà – fratello maggiore di una nidiata di quattro frugoletti, su cui la giovane madre – che ha iniziato a riprodursi a quattordici anni, aggiungo io – non riesce a imporre la propria autorevolezza. – certo sarebbe un’impresa titanica e da illusionista al mio pari mostrare ciò che non si possiede - Il risultato è che Nino (come pure i suoi fratelli, tranne l’ultima arrivata) trascorre l’intero pomeriggio per la strada, scorrazzando per il quartiere con un motorino, senza casco e senza patente; ha un evidente ritardo scolastico, una totale insofferenza nei confronti dell’autorità istituzionale, ma riconosce di buon grado quella di Savvo, anche più del padre. D'altronde non lo vede mai, perché quello fa il “posteggiatore” in centro. Stesso mestiere del padre di Iancelo…
Capra ingaggia una breve, ma intensa colluttazione per impadronirsi del microfono, scompigliandosi la boccoluta criniera, finché riesce nell’impresa, ma vanamente perché non può che ridarle la parola con un: - Qual era la domanda?
- Se mi avesse fatto finire… - interviene la donna stizzita, reimpadronendosi dello scettro – quello che volevo chiederle è questo: A suo parere è lecito, nell’affrontare l’esegesi dell’opera, cogliere una poetica tesa alla riaffermazione di tematiche neonaturaliste e neoveriste?
- Ah? – è quanto di arguto riesce a proporre ai suoi ammiratori.
E a quel punto interloquisco direttamente io, capigliatura alla Strehler con il volto fascinoso di Redford cinquantenne: - Benché la sua curiosità sia frutto di un’acuta intelligenza – la blandisco e lei, cagna fedele, è già pronta a gettarmisi ai piedi -, la ricerca di uno stile attraverso i temi trattati l’ha deviata dalla retta via… posso offrirle dello champagne, chérie?


... continua

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