La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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lunedì 28 giugno 2010

Che minchione le formiche! III-3p

[continua dal post precedente]


- Allora se siamo intesi… – Lui mi strizza un occhio, cosa che in queste circostanze funge da firma contrattuale – non ti resta che cominciare, anche da subito. – mi sta per rispedire indietro, quando lo fermo appena in tempo.
- Aspetta! Ancora due questioncelle. La prima di ordine tecnico-pratico: ho bisogno di tutte le mie facoltà per trovare l’individuo-ospite adatto al mio scopo…
- Ti concedo fino alla mezzanotte di oggi.
- Mi sta bene. E la seconda è più che altro una curiosità: - mi atteggio ad un’espressione di candore assoluto; neppure un infante al battesimo saprebbe fare di meglio - com’è che non riesco a vedere il futuro di Savvo nemmeno al di là dei dieci giorni? Non è che è destinato a morire prima che io possa portare a termine questa sfida e che quindi mi stai semplicemente prendendo per il culo?
Naturalmente, Lui ribatte con una mimica facciale che significa: Ma chi, Io? Come hai potuto anche solo pensare una cosa simile?
- Ho dovuto nasconderti la visione del suo futuro per impedirti di barare e naturalmente ho via via oscurato anche quello di alcuni altri…
- Alcuni altri?
- Beh, in realtà, avevo cominciato un provvedimento ad personam, poi, però, mi sono annoiato talmente (e volevo essere sicuro che nessun futuro potesse interferire con questa sfida) – immagino proprio che Chiau Mei della Cina del Nord avrebbe influito sicuramente sulla vita di Savvo – che l’ho esteso a tutti gli umani.
- Mmm, ora che guardo meglio non  riesco a vedere un accidenti di niente… Ma che stai combinando?
- Niente, niente! – fa Lui come un bambino beccato con le dita nella marmellata; quindi si ridà un contegno da creatore del Cielo e della Terra, anche se mi sembra che la melma sulle gote gli si stia scurendo, quasi una specie di rossore – Sei sempre tu a farmi qualche sorpresina… questa volta avevo pensato, se non hai nulla in contrario, di festeggiarlo insieme il compleanno. Così, solo oscurandoti la lungimiranza…
- Potrai mantenere l’effetto sorpresa per me. – completo io.
Mi sento tanto pieno di amore per Lui che sta traboccando.


Lodato sia tu, Signor mio,
piena del mondo è la tua Grazia,
magniloquente, Domine del limo,


il peccator a Te paga il fio,
Santo, li adorator di Te sazia
e nella sfida fammi giugner primo!


Sono un pessimo rimatore, perciò una doppia terzina di endecasillabi ABC-ABC è il massimo che in questo momento di grande emozione mi senta di potergli dedicare. La lungimiranza in confronto di tanto affetto? Uno scambio più che accettabile, Padre mio. Ora, sono davvero pronto. Oreste, preparati a perdere!

... continua

sabato 26 giugno 2010

Che minchione le formiche! III-2p

[continua dal post precedente]

Ad ‘Ain Kana mi ero imbucato fin dall’alba come servitore a cottimo per la festa di nozze che si sarebbe dovuta tenere quella sera. La paga era misera e quella morta di fame della padrona di casa stabilì a metà giornata di commutarne una parte “in natura”, concedendo il cibo che sarebbe rimasto alla fine della cerimonia. Gli scellerati dei miei compagni si mostrarono persino riconoscenti bagnandole la mano con i loro baci untuosi e costringendomi a fare altrettanto. – a proposito, dovrei metterGli in conto anche questi straordinari, ma lascio correre… non si dica che non so essere generoso – Comunque lo facevo per una buona causa: il Nazareno sarebbe stato tra gli invitati e avrebbe potuto aver bisogno del mio aiuto.
A farla breve mi toccò lavare quella porcilaia da cima a fondo, fare la spola dal mercato alla casa almeno sei volte (non c’era verso che la padrona non si scordasse qualcosa) e impastare, insieme a lei, quindici chili di farina. Quando gli altri servitori ebbero imbandito i tavoli e gli ospiti cominciarono ad arrivare, io ero già ben consapevole che il vino acquistato sarebbe stato a stento sufficiente per bagnarsi la lingua. La madre dello sposo avrebbe chiesto umilmente di scusare la propria stupida dimenticanza, dovuta al gran caos organizzativo, e tutti, anche se a malincuore, avrebbero dovuto fare buon viso a cattivo gioco.
Nessuno, però, aveva messo in conto che Mariām di Nazaret, figlia di Gioacchino ed Anna, moglie di Giuseppe il falegname e soprattutto madre di Yeshua (certo che senza i cognomi se ne perde di tempo!), riponesse una tale smisurata fiducia nelle possibilità del figlio. Ma si sa: ogni scarrafone è bello a mamma so’. Quale geniale idea germinò, infatti, da quella graziosa testolina? Visto che suo figlio poteva tutto, perché non risolvere quella quisquilia? E glielo chiese davanti ai suoi discepoli.
Ora, se la domanda fosse stata fatta in privato quel povero cristo avrebbe anche potuto inventarle una scusa qualunque, tipo: ma ti pare che posso scomodare il Padre mio, l’Onnipotente, per un bisogno così idiota come un po’ di vino ad una festa! E già che ci siamo vuoi anche un guardaroba nuovo, una villa in centro? Si sarebbe arrabbiato un po’, poi le avrebbe dolcemente concesso il perdono. Ma lei invece, no, cosa ti combina? Lo dice in pubblico. 
Yeshua cercò di ridurre il danno: - Madre, perché mi dici questo? Il mio momento non è ancora giunto.
Mariām non volle, tuttavia, sentire ragioni e con quell’insistenza tutta femminile lo lavorò ai fianchi per più di mezz’ora. Ma, figlio mio, cosa vuoi che sia mai, un giorno prima o un giorno dopo. Meglio ora che puoi rendere servizio a tutte queste brave persone. Lo so che è una sciocchezza, ma se devi cominciare con un miracolo, meglio con una cosa piccola, così ci prendi la mano e via dicendo.
I discepoli lo guardavano attoniti, ammirando estasiati il suo spirito di sopportazione, quando finalmente io gli parlai nella mente.
- Yeshua, sono il tuo Signore. Ordina ai servi di riempire d’acqua quei sei recipienti di pietra… - lui si voltò dal lato sbagliato – non di là, alla tua destra, sì, quelli. Vedrai che il contenuto si trasformerà in vino per mio volere.
Se c’è una cosa da precisare, è che era sveglio oltre che di buon cuore, quindi non gli ci volle molto per entrare nella parte. Diede degli ordini precisi e perentori, rimase con lo sguardo compreso nel suo ruolo senza inutili moine da circo. Io, nel frattempo, schioccai le dita, senza essere visto, e poi mi dedicai al mio ennesimo lavoro di facchinaggio.
Il capotavola, servito per primo, chiamò lo sposo e gli disse: - Tutti servono prima il vino buono e poi, quando si è già bevuto molto, servono il vino più scadente. Tu invece hai conservato il vino buono fino a questo momento.
Mi trattenni a stento dal replicare che non solo, se fosse stato per lo sposo (o per quella spilorcia di sua madre, che fa lo stesso), non ci sarebbe più stato vino scadente, ma nemmeno vino tout court.
I suoi discepoli furono senz’altro fidelizzati, ma io rimpiango ancora che il suo primo miracolo sia stato talmente sciocco e soprattutto per un così ridotto pubblico. Anche se forse, senza saperlo, sua madre per una cosa ha avuto ragione: meglio cominciare in piccolo. Se, infatti, Yeshua avesse reagito male ai miei suggerimenti mentali, avrei avuto modo di correggere il tiro le volte successive. Gli spiegai in seguito che avrebbe potuto fare qualunque cosa avesse voluto, ma lui purtroppo era fissato con quelle distribuzioni alimentari, a cinquemila uomini una volta, a quattromila un’altra. E, forse, mi dico oggi a fuorviarlo fu proprio quel primo imbarazzante miracolo.

... continua