La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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Genius_01 - ebook in vendita su Simplicissimus.it

Perché pubblico on line

Perché pubblico on line e perché su un blog?

Presto detto. Per oppormi con i miei modesti mezzi a una logica di mercato che ha trasformato l'editoria da scopritrice di talenti in venditrice di "prodotti" letterari o pseudo tali. Sapevate che oggi le grandi case editrici non leggono quasi più i manoscritti di autori ancora inediti e/o sconosciuti? 

Lasciano questo ingrato triage alle agenzie letterarie (tra l'altro più o meno serie e quasi tutte a pagamento) che, spesso, tramite lettori esterni, giudicano non tanto e non solo la bontà di un'opera, quanto soprattutto la sua vendibilità. Ovvero, mi son chiesta, cosa comporta questo processo per un'azienda "virtuosa". 

Naturalmente la risposta salta agli occhi: che si guardi a un target di lettori più ampio possibile. Ossia? Persone di cultura medio-bassa, abituate a comprare libri agli ipermercati (talvolta, ahimé, a peso come fasci di verdura), a catalogarli mentalmente in generi - fino all'avvento dell'economia di mercato il romanzo era lui stesso un genere, bello o brutto, interessante o noioso, ma ora la prima domanda che si e ti pone un editore è "di che genere si tratta?", cioè "in quale scaffalatura dovremo piazzarlo?" -, a confrontarne il contenuto con quanto ricevono quotidianamente in pasto dalla TV, reality orrendamente urlati (surrogati dei cortili dei piccoli paesi di una volta), soap di amorazzi e di vite adolescenziali.

Così, per paradosso, ma neanche tanto, un editore va in brodo di giuggiole quando riceve per le mani pastoni triti e ritriti alla Moccia (che non impongono neanche lo sforzo di aprire un dizionario ai suoi lettori; dio non voglia siano colpiti da un crampo alle loro fragili dita!), invece una letteratura più complessa, una miscellanea di stili? 

Vedo già il povero capo redattore contrarre il volto in una smorfia di disgusto, arcuare le sopracciglia con ferma disapprovazione: - Come hanno osato scrivere qualcosa che possa sconvolgere i nostri torpidi annoiati lettori? Nell'era di internet c'è ancora qualche idiota che pensa che si possa dedicare tempo e denaro a una letteratura complessa, multisfaccettata e che si presta a diverse interpretazioni? - e concluderebbe indignato - Sarebbe uno spreco di intelligenza con tutte le chat, gli smart phone, gli I-pod a cui dedicarsi!

Beh, eccomi, quell'idiota c'est moi. Ho creduto e credo che la letteratura non vada catalogata in rozze scaffalature, sotto l’etichetta (è tutto vero, poveri noi!) “i più venduti”, “rosa”, “giallo” ecc., ma vada letta e perciò acquistata perché è ARTE. Vi ho spaventati? Ho osato troppo? Nessuno pronuncia più questa parola, se non a sproposito. Un presentatore TV o una starlette che sgambetta su un palcoscenico non sono artisti, NO e poi ancora fermamente NO! A meno che si dia ad arte l’accezione di “artigianato” e forse neanche così vedo molti “artisti” oggi giorno.

Allora, che male c’è a dirlo e a pensarlo: le librerie dovrebbero essere piene di Letteratura. Con questo non intendo dire che Che minchione le formiche! sia un capolavoro, soltanto che non è stato giudicato né da critici letterari (che da ora in poi avranno tra le mani solo quel che passa il convento), né secondo i criteri dell’Estetica, ma solo per la sua vendibilità. A questo proposito, presto avrete nuovi post dove riporto il giudizio sul mio romanzo di due rinomate agenzie letterarie (ALI e NABU) a cui mi sono rivolta.

Dunque, mi è parso che il blog potesse essere uno strumento alquanto democratico per lasciarmi giudicare da un pubblico, che voglia rispondere alla sfida, e per ricevere subito dei commenti positivi o negativi che siano. Magari l’editoria scoprirà che noi lettori siamo più interessati al nuovo e al complesso di quanto essa non ritenga.