La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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venerdì 8 giugno 2012

"La storia vera di un killer nano" al Premio Calvino

La mia "Storia vera di un killer nano", per la quale sono entrata tra gli autori Nabu Internazionale è tra i romanzi segnalati dalla XXV edizione del Premio Italo Calvino.
Spero di farvelo conoscere presto :))

Intanto, ve ne offro un piccolo assaggio dal Capitolo I: il bottone




Immagino che tutto sia cominciato per un bottone, un bottone di madreperla, ma pur sempre di semplice fattura, che ora giace in una scatola metallica, un bottone classificato con un nome e la data.
- Manca un bottone… dalla giacca di mio marito manca un bottone. - dice la vedova Alberghina.
Bella donna, alta, sulla quarantina, forzatamente tirata a lucido, come a dimostrare che è ancora padrona di sé, nonostante l’accaduto. Una che non chiede mai aiuto, che non piange di fronte agli estranei, che ha un decoro da mantenere.
La voce, però, tradisce la stanchezza di una notte di veglia: - L’avevo già detto ieri all’ispettore, ma sono sicura che non ha nemmeno verbalizzato la mia deposizione. È per questo che sono qui, commissario.
In realtà, l’ispettore Maugeri l’ha riportato quel particolare, perché Maugeri scrive tutto, anche le cose inutili, ma è proprio il commissario Bentivegna ad averlo scartato mentalmente, come si getta uno scomodo sassolino da una scarpa.
- Suo marito è morto, ha ecchimosi su tutto il corpo e una spalla fuori sede per la caduta – pensa – che differenza dovrebbe fare se manca anche un bottone dal vestito?
- Conoscevo suo marito personalmente, Signora Alberghina, la prego di accettare le mie…
Si affretta ad alzarsi per far accomodare la signora. Gli sfugge uno sguardo interrogativo tra le pieghe della commozione. Lei lo sovrasta di un palmo e una curiosità morbosa lo spinge a osservarle i piedi, dove spera di trovare un rassicurante tacco dodici. Ma il suo amor proprio deve rassegnarsi a delle scarpe a ballerina e all’inferiorità del proprio metro e settanta. È una piccola civetteria la sua, sa per il resto di essere un uomo piacente: capelli folti e bruni, occhi cerulei, una corporatura muscolosa e snella. Quella dell’altezza, tuttavia, rimane una sua fisima. Così si acuisce il suo fastidio, quando inaspettatamente la vedova si divincola brusca a un impacciato tentativo di stringerle la mano, rimanendo all’in piedi.

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