La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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lunedì 21 febbraio 2011

Sole, mare e bella gente - p 4 - cap I

Π Il teorema del delirio - Il pellegrino (I parte)


Quanto ci vorrà? Diecimila? No, magari è un po’ pochino. Quindicimila o al massimo ventimila euro. Tanto trenta euro a testa ci mangi un sacco di pesce sotto gli Archi della Marina. Un viaggio di nozze ce lo facciamo di una settimana in Egitto, in quel posto che finisce con “sceicco”.
Un amico suo, Kevino, c’è stato e gli ha detto che con quattrocento euro ci paghi il viaggio in aereo, colazione e cena (il pranzo lo salti perché ti svegli tardi e a colazione mangi quanto un porco) in un albergo bellissimo: bar in camera, la piscina, le palme, il sole… Le palme e il sole, gli ha detto a quell’amico suo, alzando gli occhi mentre camminavano sullo spartitraffico del viale Bummacaro, ci sono anche nel loro quartiere, però lui gli ha detto che là è più bello, con il mare pieno di pesci. Anche a San Giovanni Li Cuti, gli ha detto, è pieno di pesci. Kevino si è scocciato; gli ha detto che non c’entra niente e che là i pesci sono quelli dell’acquario.
Franco vede un acquario gigante con alghe di plastica, rocce finte, depuratore e termometro. Qui e lì le pareti hanno un po’ di muffa che i pesci rossi tentano di succhiare con il muso a ventosa, atteggiandosi a starlette dalle labbra siliconate. Poi improvvisamente la loro immobile noia viene sconvolta da un PLOP dall’alto che con un turbine di bollicine catapulta al suo interno Kevino, a cui finalmente l’acqua scompiglia il ciuffo spatolato sulla fronte. I vulcani, gialli di pus e rossi di infezione, che gli tempestano la faccia, scambiati per concrezioni coralline da una Betta splendens (musichetta pop di sottofondo: “… e Betta filava e filava con Kevino e nasceva un pesciolino…”) producono un suo strusciamento e conseguente esplosione magmatica sottomarina.
 Quindi, gli ha detto, ti sei fatto il bagno in un acquario ed è scoppiato a ridere, ma l’altro si è offeso e ha cominciato a insultarlo. Sei un ignorante! Hanno litigato e se le sono date, ma lo invita lo stesso, tanto di qui a un mese avranno fatto pace.
Poi, vabbè il vestito, quello si sa che costa (cinquecento per me, milleecinque per lei?), ma ci si sposa una sola volta nella vita.
- Forse. – aggiunge Falsaperla, che è come un fratello. Si chiama Savvo, ma dato che anche suo fratello, quello vero, si chiama così, l’ha sempre chiamato Falsaperla e Falsaperla quando citofona o telefona gli dice Ciao, sono Falsaperla. – Che ce l’hai un’altra sigaretta? – mentre sono addossati al pilastro di una palafitta a forma di palazzo, che loro chiamano casa da ventidue anni. Altro calcinaccio si scrosta e gli cade su una spalla, imbiancandogli la giacca Enrico Poveri, un tempo nera. Falsaperla si mette in tiro anche per andare a lavoro. È convinto che oggi o domani una qualche casalinga vogliosa, come quelle dei film porno che noleggiano il venerdì sera, la trova e allora lui… ZAC le può mostrare le sue mutande firmate e i calzini che non lasciano il segno. Fino ad ora, allampanato com’è, non è che stiano in fila per lui. Nel quartiere è conosciuto come il Secco, ma lui se ne fa un vanto, perché crede di somigliare a Klint Eastwood e che in un tale film che nessuno ha visto quell’attore sia soprannominato proprio così. – E che minchia è?
Franco ride e tossisce un po’ di fumo. Ma tu le tue che fa, te le conservi per natale? E gliene passa una delle sue.
- Tanto ormai un lavoro ce l’hai.
Franco sorride. Anche tu ce l’hai.
- Sì, certo, cinquecento euro al mese per lavorare tutta la giornata, sabato compreso, senza la messa in regola, a trasportare mobili, lavatrici e frigo che pesano un quintale fino al quarto piano.
Perché se è al quinto o al sesto glieli lasciate sul pianerottolo? E ride di nuovo.
- No, ma almeno ci prendiamo venti euro in più, dieci io e dieci quell’altro.

[continua...]

2 commenti:

  1. Bellissimo pezzo! L'immagine dell'acquario è davvero stupenda.

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  2. @ Albe - Vorrà dire che lo saccheggerò per qualche mio prossimo ;)

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