La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

Genius_01

Genius_01
Genius_01 - ebook in vendita su Simplicissimus.it

martedì 28 dicembre 2010

Recensioni a Genius_01

Qui di seguito potrete leggere alcune recensioni di amici lettori a Genius_01. Spero vi  servano per comprendere se questo romanzo possa essere di vostro interesse. Aspetto anche le vostre ;))
Intanto vi ricordo che potete trovarlo su Simplicissimus.

PP dice:
Le opere della trilogia di Genius sono libri che consiglio a tutti di leggere. Da leggere tutti d'un fiato perchè l'autrice ha saputo costruire una trama avvincente e coinvolgente, per cui il lettore, sin dalle prime righe, è catapultato in un futuro non troppo distante dal nostro diventando "compagno" dei protagonisti. Ma sono anche libri da assaporare, perchè, senza essere mai pedanti nè superficiali, fanno vivere un'esperienza necessaria. Stimolano, infatti, alla riflessione personale su temi che coinvolgono tutti e ciascuno: dalla violenza al terrorismo, dal rapporto con l'ambiente alla manipolazione genetica fino all'essenza stessa dell'essere uomo.
(Inviato su 21/12/10)
Consiglieresti questo prodotto a un amico? Assolutamente si 

Danilo60 dice:
Per gli amanti della fantascienza, Genius_01 è un piacevole racconto: scritto con semplicità, racconta una storia ambientata in uno scenario europeo futuro non del tutto (sigh!) improbabile. Cinzia di Mauro ha dato prova di avere una grande vena narrativa e, personalmente, consiglio la lettura dei suoi racconti.
(Inviato su 20/12/10)
Pro: Quality, Prezzo, Valore
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Massimo dice:
Devo dire che non mi aspettavo di essere catapultato in un meltin' pot così caleidoscopico di generi eppure così bene ancorato a una trama rigorosa e a un'ambientazione ben costruita dal punto di vista logico, politico e, perché no, anche storico. Storico perché, pur vivendo in un futuro sempre più lontano, la trama di Genius si presenta come uno scenario possibile, tremendamente possibile. Non è difficile ritrovare visioni preconizzate nelle cronache globalizzate del giorno d'oggi, ma pure così lucide, vive e sorprendenti che, ricostruite in un quadro organico, ci impressionano con la loro grande carica di "possibilità".
Le razze, o specie, presenti nella saga, gli scenari urbani e di ambiente, le evoluzioni tecnologiche sono così rigorosamente dedotte dal pensiero evoluzionista, dai progressi biologici e dalle necessità umane inevitabilmente connesse allo sviluppo tecnologico che ne risulta una rappresentazione viva, reale, urgentemente legata alla condizione umana. Per chi si aspettasse un ennesimo medioevo tecnologico posso garantire che la lettura dei primi due libri della saga riserva notevoli sorprese.
Al cospetto di questo affresco, dipinto con i pennelli di uno stile noir punteggiato di istanze surrealiste, si dipana velocemente la vicenda umana-troppo umana di uomini alle prese con scelte eterne, piccole o grandi che siano. E se è pur vero che non si trova traccia di tentazioni fantasy, la magia evocata dalla rappresentazione delle conseguenze (estreme?) del percorso biologico della razza umana non manca di spingere l'emozione del lettore verso sensazioni "epiche".
Chi ha amato Herbert e Dick non può annoiarsi.
(Inviato su 16/12/10)
Pro: Quality, Prezzo, Valore
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Davide Dotto dice:  
Ho ritrovato in Genius01 lo spettro di una civiltà - la nostra - che si è fermata o che si sta fermando. La fantasia fino ad ora ha corso più velocemente della realtà: l'uomo e la sua civiltà si sono fermati prima. L’uomo è sempre più orfano della propria cultura, sempre più orfano di se stesso. Lo si vede dai dialoghi. Di fronte alla strage, alla morte, si capisce che i cuori sono devastati e increduli, ma i sentimenti diventano inesplicabili, incomunicabili, si cade nella vecchia trappola di chi non ha parole o non le trova. Ci sono momenti in cui i personaggi recuperano la propria dimensione più genuina ( l’incanto) nel ricordo di un passato che diventa favola: ci si risveglia infatti, anche se solo per un attimo, nel riconoscere Mondrian negli scarabocchi all’interno di oscure gallerie, ci si sorprende rincuorati nell’aver mantenuto i nomi originari di certe vie, per poter richiamare alla memoria colori, sapori, storie votate all’oblio. Finalmente la tensione continua e insidiosa pare allentarsi, le parole tornano ad avere un senso, si scorge, flebile, un segnale di vita, indizio che non tutto è perduto. Solo per poco: si opta poi per il deliquio originato dall’assunzione di droghe sintetiche, ci si trova invasi dalle immagini olografiche di uno scenario che si sa estinto per sempre, si cammina per le strade con caschi deumidificatori (simili a scafandri di astronauti che mettono piede su un pianeta che non appartiene loro), si viene proiettati con violenza in un universo del quale è rimasto solo un “esoscheletro”, al pari degli edifici che li accerchiano.
Colgo pertanto nel racconto le tracce di un filone pessimistico e inquietante: i mondi senza libri (Bradbury), di Stati di Polizia (Orwell: 1984, Philip Dick ), non più fantastici, meravigliosi e rassicuranti (perchè distanti, remoti dalla nostra storia) ma desolanti e freddi, riassunti dagli scenari di Alfonso Cuaròn nel film “I figli degli Uomini” di qualche anno fa (con Julianne Moore e Michael Caine).
Possiamo tirare un sospiro di sollievo solo rendendoci conto di avere sotto mano una "saga di fantascienza", nel senso che no, non ci siamo ancora arrivati a quel punto, possiamo correggere il tiro (ma fino a quando?). Non li hanno forse bruciati sul serio i libri? Non siamo forse invasi dall'occhio del Big Brother (traduzione più corretta: "Fratello Maggiore") di orwelliana memoria? Fino a quando potremo parlare di "fantascienza" di fronte a Bradbury, Dick, Orwell, Avoledo e, ora, a Cinzia Di Mauro?
Il 2092 è piuttosto vicino, sono tre generazioni appena oltre la nostra e la ricostruzione è talmente plausibile da indurci alla riflessione e ad accettare il monito che ne scaturisce (come non provare un brivido nello studiare la cronologia dell’appendice?)
Il lettore difficilmente può chiudere il libro o smettere di leggere pensando che no, in fondo è tutto un sogno, è fantascienza. Certo: è fantascienza che tratta di cose che ci attendono dietro l’angolo.
(inviato su dicembre 27, 2010)

mercoledì 22 dicembre 2010

Pubblicazione del cartaceo di Genius_01

Dal 20 dicembre è finalmente ordinabile anche il libro in formato cartaceo di Genius_01, Ledizioni Milano, nella tua libreria di fiducia.

Se invece volete ordinarlo comodamente seduti in poltrona. Eccovi alcuni link utili:
- Libreria Ledi
€ 14, spese di spedizione offerte, solo a chi lo ordina via email a info@ledizioni.it e prepaga via paypal a weihs@internationalbookseller.com

- IBS
- Libreriauniversitaria
- Lafeltrinelli
€ 16

sabato 18 dicembre 2010

Pubblicazione di Genius_01


Dal 16 dicembre scorso (per fortuna non il venerdì 17 ;P) è finalmente disponibile l'ebook di Genius_01, il mio primo romanzo della saga di fantascienza sociologica alla Philip Dick, pubblicato da Ledizioni di Milano su Simplicissimus, Bookrepublic, Net-ebook di Media Word e Lafeltrinelli al prezzo di appena tre caffè!
Prestissimo sarà disponibile anche in formato cartaceo e ordinabile nella tua libreria di fiducia.

Per leggerlo, ci sono i seguenti software gratuiti:


per iphone/ipod e ipad
STANZA

per mac
STANZA desktop
per win
STANZA desktop pc

per pc e mac
Adobe Digital Editions

sabato 4 dicembre 2010

Genius_01 - cap I 4p

[continua dal post precedente]

Abraham lo trattenne per un braccio, dicendogli con tono sicuro: - Sto bene adesso… non so cosa mi fosse preso. Non voglio andare a casa. Chi vi sta coordinando?
- Il commissario Giacomelli, commissario. È proprio lì. – gli indicò cento metri più avanti un wagon della dipartimentale in quel che doveva essere una parte del boulevard Des Philosophes e un uomo che si stava sbracciando in tutte le direzioni.
- Ci sono nuovi ordini? – gli chiese, vedendolo allontanarsi in quella direzione.
- No, sto andando a prendere direttive da lui.
Tentò di non pensare a niente in quei cento metri e di mantenersi lucido. Doveva darsi da fare, accelerare le operazioni di salvataggio dei feriti. Sì, poteva essere tra i feriti o esserne uscita fuori anche illesa. Fuori da cosa? Cosa era accaduto dentro la cupola di una delle città più tranquille del mondo? Sembrava essere stata un’immensa detonazione. Di cosa? Da parte di chi? La tempia sinistra gli pulsava. La tamponò con la mano, si accorse che vi scendeva un rivolo di sangue. Continuava a ripetersi mentalmente “salvataggio dei feriti”, rifiutando l’idea del recupero dei corpi e di pensare a lei come a un corpo senza vita.
- Giacomelli, ero fuori servizio, sono appena arrivato, cosa devo fare?
- Chi diavolo…
- Sono Cohen. Ho fatto una corsa da casa e devo essermi ferito tra le macerie. Non è niente. – Disse al collega che stentava a riconoscerlo in tenuta sportiva, ricoperto di ceneri e maculato di sangue.
- Sei sicuro di stare bene?
- Non c’è problema. Cosa si sa sull’accaduto?
- Hanno sabotato il corteo. L’hanno fatto saltare in aria…
- …
- … abbiamo già interrogato i primi testimoni. Pare si tratti di un attentato, forse una bomba piazzata in uno dei cassonetti dei rifiuti ai bordi della strada. L’arrivo del corteo in piazza era previsto dopo un quarto d’ora. Sono morti a centinaia, tutti quelli che stavano in testa. Ma, ora, scusami non è il momento delle spiegazioni. I tuoi uomini si stanno occupando di bloccare i civili, la dipartimentale 5 e i miei di caricare i feriti sulle ambulanze. Unisciti a chi vuoi. – Si rivolse ad alcuni poliziotti che aveva a fianco e impartì alcuni ordini secchi, poi aggiunse, di spalle e con la sola testa girata verso di lui, - se ti interessano altre notizie, rivolgiti a quelli della federale, sono vicino al presunto luogo dello scoppio.
Ebbe il terrore di voltare quella medaglia e scoprire la realtà. Lo ringraziò e si avvicinò alle macerie, unendosi ad altri uomini che lavoravano, senza guardarsi intorno, senza badare al tempo che passava e che rendeva la loro opera di salvataggio, sempre più improbabile. Lo videro scavare insieme a loro, non gli fu chiesto chi fosse. Piccoli robot a quattro zampe setacciavano i cumuli e segnalavano la presenza di materiale organico, caldo, luce rossa – esseri viventi forniti di circolazione sanguigna – o freddo, luce verde – cadaveri, alimenti o piante. Un quadrupede metallico si avvicinò alla zona d’azione di Abraham. Attese il verdetto con la palpitazione. Luce rossa, centoventi centimetri di profondità. Chiamò un uomo accanto a sé e si misero entrambi carponi, a mani nude, a sollevare, con estrema cautela, come archeologi al lavoro, un pezzo di parete, un tubo, un detrito irriconoscibile. Respiravano le ceneri, traspiravano, si laceravano mani e braccia non equipaggiate all’evento, ma nessuno dei due si fermava un solo istante. Il robot attendeva accanto a loro, manteneva viva la luce rossa e il loro desiderio di arrivare a quei centoventi centimetri. Quando furono quasi a cinquanta centimetri iniziarono a sentire un guaito flebile, ma riconoscibile. Risero di complicità, per la beffa del destino. Era un cane che avrebbero salvato. Non smisero ugualmente, forse avevano bisogno di vita, di qualunque vita. Continuarono per cinque o sei ore con attenzione certosina a disseppellire morti e feriti terminali, insieme alle macchine che li aiutavano a trovarli e a quelle che ripulivano la zona da schegge, materiali da costruzione e sangue.

[continua...]