La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

Genius_01

Genius_01
Genius_01 - ebook in vendita su Simplicissimus.it

lunedì 29 novembre 2010

Genius_01 - cap I 3p

[continua dal post precedente]

Cominciava ad annoiarsi. Con le idee annebbiate dai primi effetti della morfina, decise di mettersi a correre sul tapis-roulant, richiedendo al desk di portare al massimo la potenza del deumidificatore – quell’acqua sarebbe stata depurata e rimessa in circolo. Infine, si mise a guardare distrattamente dalla parete-vetrata della camera gli edifici della sua città. I suoi occhi intorpiditi gli proiettarono il panorama di migliaia di case di bambole, in crystal sottile, cartone pressato e fibre di metallo miste a polimeri sintetici.
Correva ancora sul tapis-roulant Abraham Cohen alle h 10:45 del 1° maggio 2092. Continuò a correre quando la parete-vetrata tremò a lungo senza spezzarsi e un fumo denso giunse dal centro cittadino. Corse mentre il suo cervello si era fermato, mentre la gente si scontrava per strada con il suo corpo che correva, gli urlava qualcosa che lui non sentiva, mentre il fumo gli penetrava dentro, facendolo tossire, e delle polveri grigie gli si accumulavano addosso, rendendolo quasi cieco. Percorse macchinalmente avenue Bertrand, Peschier, de Champel. Corse ancora lungo il boulevard des Philosophes con i piedi e con le mani su detriti che sembravano montagne, su materiali che gli strappavano la pelle, ma non il torpore della sua mente. Voleva correre ancora quando lo fermò uno sbarramento umano, che apriva le bocche verso di lui senza suoni, e lui si dimenò con tutte le sue forze per respingere chi voleva scagliarlo nuovamente nella sua immobilità onirica. Insieme a quella massa umana tentò di scacciare anche il suo incubo. E non vide il sangue sulle sue nocche, non avvertì il crack di una mandibola in frantumi, non sentì i richiami di soccorso, ma continuò a picchiare senza potersi fermare, finché, sommerso da una foresta di corpi, riuscì a percepire “commissario Cohen”. Un urlo ripetuto che lo riguardava, perché, si ricordò, era proprio lui il commissario Cohen, Cohen Abraham.
In quello stesso istante la vita ricominciò a scorrere dentro di lui. Smise di combattere e con lui alcuni vigili del fuoco e poliziotti richiamati sul posto per impedire ai civili di spingersi al di là del cordone delle forze dell’ordine. Riconobbe Thierry e Swartz. I tre pompieri che gli stavano intorno gli chiedevano con tono di minaccia se non fosse impazzito e gli davano ripetutamente del “maledetto stronzo” e se si rendeva conto di aver quasi ucciso un loro compagno. Vide un giovane riverso per terra, con il volto massacrato, a cui stavano già prestando i primi soccorsi. L’avrebbero mandato in galera quando questo inferno fosse finito.
Riuscì a pronunciare: - C’è mia moglie nel corteo, c’è Sarah. Avete visto Sarah? – supplicò nei visi di tutti una risposta, che non arrivò, ma fece cambiare la reazione dei vigili del fuoco da feroce a pietosa. Anche i suoi uomini gli diedero una pacca sulla spalla e lo aiutarono ad alzarsi.
- Su, commissario. Se la sente di andare a casa da solo? Qui c’è tanto lavoro da fare! – disse Swartz, mentre con un cenno del capo lo invitava a guardarsi attorno.
Non aveva mai assistito in prima persona a niente di simile e le immagini trasmesse dalle diginews o dalle olonews di scene di guerra non gli erano mai sembrate davvero reali. Gli edifici di un intero isolato erano andati in frantumi, migliaia di persone mutilate dai crolli o dalle schegge venivano medicate alla meglio, mentre si cominciava a scavare sotto le macerie.
- Cercheremo anche la sua signora. Vedrà che sarà già su qualche ambulanza diretta in ospedale. - aggiunse Thierry, che fece per andarsene.

[continua...]

sabato 20 novembre 2010

Genius_01 - cap I 2p

[continua da G_01- I 1p]

La sera prima avevano avuto un terribile litigio proprio per quel motivo. Il collega di Sarah, Philippe, le aveva telefonato per partecipare alla manifestazione antijeista e lei gli aveva detto di sì, senza nemmeno preoccuparsi dei nazi che ci sarebbero stati in giro. Inoltre, non aveva per nulla considerato che dopo un anno di assenza suo marito potesse legittimamente desiderare di averla a fianco almeno l’indomani dal suo arrivo. Si era preso anche un giorno di permesso per la grande occasione, il che rappresentava una tale eccezione per il commissario Cohen da lasciare a bocca aperta persino il suo capitano. E non era neppure riuscito a chiederle una spiegazione per il suo ritorno.
Quella di Sarah era stata una carriera folgorante: la laurea in medicina col massimo dei voti presso l’Università ginevrina, tra le migliori del pianeta, un dottorato di ricerca in biogenetica sugli effetti dell’alto stadio di inquinamento al di fuori della cupola sulla fauna locale. Quindi la scoperta del secolo. Insieme a Philippe Cahier e a Sophia Schömbrun era riuscita ad isolare un gene modificato di un ratto. Gli avevano inserito delle cellule cancerose, ma l’animale non ne aveva affatto risentito, anzi era più robusto degli altri. Con ciò sembrava che il suo team avesse spianato la strada alla cura per il cancro. Poi una battuta d’arresto, di quasi sei anni, in quanto il Bios1, come avevano battezzato il nuovo gene alterava, verso proporzioni gigantesche, la struttura ossea e muscolare delle loro cavie, cosa che rendeva particolarmente ardua l’ipotesi di utilizzo di questa scoperta a fini terapeutici. Infine, era arrivato il vero trampolino di lancio. L’anno precedente i tre scienziati avevano ricevuto e accettato una proposta di ingaggio estremamente vantaggiosa da parte dell’Experimental Researche Center, il centro di sperimentazione scientifica della JEA, con sede a New Athens. Il più prestigioso al mondo, nonché il più ricco.
E ora erano rientrati tutti, senza alcun motivo apparente, rinunciando a quell’enorme salto di qualità e addirittura decidendo di schierarsi contro quella stessa JEA, che li aveva assunti. Perché? Abraham aveva già presentato le sue dimissioni per seguirla, per cui gli sarebbe toccato uno spiacevole dietro-front con il suo capitano.
A quel pensiero si accorse di avere in bocca il sapore amaro del risveglio e che la sua emicrania era aumentata. Il pulsare della fronte diventava intollerabile, creandogli un leggero stato di nausea. Ordinò il programma a giorno per la parete-vetrata. Andò in cucina al distributore di acqua potabile, vi pose sotto il bicchiere, attese il riempimento e poi si servì ancora. Si sedette davanti all’angolo bar. Gomiti sul bancone, si massaggiò vigorosamente la parte superiore del viso. Aprì il primo cassetto e ne estrasse una siringa-stilo di flexoran. Lasciò che il liquido intorpidisse il suo sistema nervoso. Nell’ultimo anno era arrivato a iniettarsene anche quattro o cinque al mese, di quelle fiale. Sarah voleva che si andasse a controllare per le sue emicranie. Ma poteva benissimo conviverci. Qualche farmaco in più non lo avrebbe ucciso. Pensò che, quando si sarebbe sentito meglio, avrebbe cucinato lui stesso per il pranzo. Un roulé di mix che aveva già sperimentato tante volte, prima di avere una cucina digitale. Semplice e veloce. Comunque, il pensiero di roba commestibile gli provocò un conato di vomito. Si distese nuovamente sul letto a occhi chiusi. 

[continua...]

venerdì 12 novembre 2010

Copertina di Genius_01

Questa sarà con grande probabilità la copertina di Genius_01. Deriva da una foto di Alberto Campo, virata in blu (il colore della fantascienza ;). Rappresenta nella realtà una galleria sotto le mura di Lucca, ma mi ha sempre suggerito l'idea di una squallida uscita metropolitana. Dunque, perfetta per il genere underground della mia trilogia.

Immagino che una di queste silhouette appena delineate sia il commissario Abraham con il suo fidato tenente Jorge Maria Ibanez Unamuno. Si muovono forse nella Milano rosa dall'umidità e dall'inquinamento o si dirigono nella casbah di Belleville...



Questa foto mi è parsa talmente evocativa che ne è venuto fuori anche un mio quadro, dai colori terra, che amo e preferisco sopra tutti.






giovedì 11 novembre 2010

Genius_01 - cap I 1p

 PARTE PRIMA
1° maggio, Ginevra

Cominciò a sentirla muovere per la stanza.
– Che ore sono? – le chiese più per curiosità che perché avesse intenzione d’alzarsi.
- Non preoccuparti, dormi. Sono appena le sei… colpa del jet lag. – rispose lei con un filo di voce, per non disturbarlo più di quanto avesse già fatto.
Continuò poi le sue attività, di sistemazione del suo bagaglio, gli parve di sentire. Infine entrò in bagno. Lo scroscio della doccia, lento e regolare, come una nenia irresistibile.
Le labbra di Sarah si poggiarono lievemente alle sue e in un sussurro gli giunse all’orecchio: - Torno presto, amore mio.
Quando fu uscita, Abraham sollevò appena un attimo lo sguardo al display della stanza: h 08:03. Era ancora presto. Nessun timing da rispettare. Sentiva ancora un lieve mal di testa. Il braccio destro ripiegato sulla fronte, per il conforto di una certa pressione, e decise di rimettersi a dormire. Sarah era su un prato, scalza, con un prendisole giallo a fiori bianchi. Portava i capelli sciolti sulle spalle e gli sorrideva, con la sua freschezza di sempre. Incominciò a ballare. Sembrava una danza africana, di quelle cadenzate dal ritmo dei tamburi. Ondeggiava la testa in avanti e poi indietro, accompagnando il gesto con l’arcuarsi della schiena e delle braccia. Le gambe sembravano invece avere vita a sé stante. Giravano e giravano sempre più vorticosamente e lontano da lui. Fece per alzarsi e andarla a raggiungere, ma ebbe l’impressione di una completa paralisi. Fu preso da un’ansia crescente. Il vestito e il corpo di Sarah diventarono una macchia gialla che si allontanava. Solo allora Abraham si accorse del reale pericolo che correva. Vi era un precipizio verso dove lei si stava dirigendo alla cieca. Tentò ancora di muoversi, ma le sue membra erano intorpidite, pesanti, poté mettersi solo carponi e avanzare ad una lentezza esasperante. Sarah era ormai sull’orlo del burrone. Le sue orbite sembravano cave e il suo volto triste. Lui, in preda al terrore, aprì la bocca, non ne uscì nessun grido.
Si svegliò di botto, ansimante e madido di sudore. Erano le dieci in punto, lei era fuori al corteo, lui stava solo sognando e lei era fuori al corteo.

[continua...]

domenica 7 novembre 2010

Trovato un editore!

Cercavo un editore per Che minchione le formiche! ed invece l'ho trovato per la mia trilogia di fantascienza, Genius :-)
Presto, infatti, uscirà come ebook e pod (print on demand) nella collana di fantascienza Stellaria di Ledizioni.
Dunque, per creare un po' di aspettativa, comincio ad anticiparvi la trama di Genius_01, arrivato tra i finalisti del concorso Mondadori-Urania 2004 e del Premio Fantascienza.com 2006 della Delos.

Anno 2092. Nel Vecchio Mondo inquinato dal silicio e dall'umidità dell'energia a idrogeno, si dipana un thriller poliziesco dal ritmo serrato.I suoi protagonisti sono condotti, in un'atmosfera soffocante, attraverso quartieri della Repubblica Federale Europea corrotti, disgregati, ricostruiti sinteticamente: il centro ginevrino blindato sotto una cupola climatizzata, Milano tra la Certosa e il Duomo sorretta da esoscheletri, S. Lorenzo oppresso e sgretolato da un calore liquescente, Belleville di Parigi trasformato in una casba autarchica.
Abraham Cohen, commissario della dipartimentale ginevrina, ebreo sradicato, violento, soggetto a stati allucinatori da droga, con un passato di sregolatezza e delinquenza, è costretto a scavare al fondo della verità dell'omicidio della moglie. Sarah Cohen è stata, dunque, vittima di un attentato di matrice islamica o bersaglio premeditato di un'attività d'intelligence?
Insieme agli amici e colleghi della polizia federale, Moses Levi, tenente carismatico e ferreo nel rispetto delle regole, e Jorge Maria Ibañez Unamuno, sottotenente di estrazione popolare anch'egli fuori dalle righe, Cohen travalica i limiti della legalità nel perseguimento di una vendetta impossibile.
Tassello dopo tassello, la JEA Corporate , colosso economico mondiale, per la quale la donna lavorava come genetista di punta, si scopre essere un elemento-chiave delle indagini. Il paradiso equatoriale, in cui essa ha sede, cela l'ultimo orrore: Genius. Centinaia di morti per nasconderlo al resto del mondo basteranno alla sete di sangue della JEA? 

Se vi ha intrigato, aggiungete un commento qui di seguito. Tra breve, comunque, seguirà un estratto del romanzo.