La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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domenica 8 agosto 2010

Che minchione le formiche! - III - 32p

[continua dal post precedente]

Il quartiere di… è ormai alle mie spalle e dopo una rapida occhiata all’Etna innevato, reso rossastro dal tramonto incombente, mi preparo a suonare al videocitofono. Per l’occasione il povero Cosentino e il suo alluce valgo hanno dovuto sopportare la tortura di un paio di scarpe di cuoio, che si abbinano al completo marrone assai meglio delle solite ciabatte da mare. Nell’insieme resta, in ogni caso, un bel colpo per il mio amor proprio, con quel passo strascicato e il suo portamento da contadino agghindato per la festa col pacchetto regalo sotto braccio. Nessun nome all’esterno solo una muraglia pachidermica di oltre sei metri in spessa pietra lavica, una cancellata automatica in ferro blindato e una serie (almeno quattro visibili da qui) di sospettose telecamere, che si chinano a darmi il benvenuto. Quindi, senza che né io né la servitù abbia proferito una sola parola, il portone si apre su un vialetto di ghiaia delimitato da alti salici, oltre i quali si estende un prato all’inglese punteggiato da bucoliche aiuole fiorite. Dietro il vialetto? Ma naturalmente la villa: in stile imperial americano, che imita il neoclassico di fine ottocento, che richiama il neoclassico settecentesco, che cita il rinascimento, tutta in pietra marmorea bianca con tanto di scalinata doppia, colonnato, frontone e statuarie figure femminili, pessime copie della Venere di Milo. Parzialmente coperti dalle fronzute chiome arboree intravedo anche due M.I.B. (Men In Black) forniti di auricolare che si perde in un voluminoso giubbotto di pelle.
Proprio come nei film holliwoodiani di serie B mi fanno cenno di fermarmi e poi laconico, uno dei due (se aggiungessi il particolare della sua altezza, proporzione gambe e peso, cambierebbe qualcosa?): - Isa i bracci e allarga i cosci. – per fortuna, sospiro di sollievo, temevo di sentirgli pronunciare con marcato accento del Missouri hands up, brother.
- Il cadeau lo regge il tuo amico o lo tengo su io? – avrei voglia di chiedergli mentre gli carbonizzo gli occhiali da sole con le pupille infuocate, ma invece mi limito a eseguire l’ordine, scegliendo la seconda opzione e aspettando in questa posa da imbecille che mi abbiano frugato coscienziosamente dappertutto.
Poi, finalmente, mi dà il nulla osta per l’espletamento della pratica e, come tutti i burocrati, una minuziosa descrizione del resto dell’iter: - Di là. – indicandomi vagamente il retro della villa.
Altre graziose allée in pietra, in mezzo al prato, molto probabilmente a tracciare anche un percorso alternativo carreggiabile per il proprietario, quindi i box, da cui intravedo due Alfa nere gemelle (soprattutto nella targa, per il depistaggio non tanto della polizia, quanto di alcune famiglie un po’ meno amichevoli della “mia”), ciascuna con quattro uomini di scorta, che in questo momento, fingendo di lucidare l’auto, mi squadrano al passaggio. Aperta parentesi: altro che a) uccisioni di giudici e/o poliziotti dovrebbero far vedere i vari Oreste ai ragazzini per dissuaderli dall’affiliazione o b) massacri efferati tra clan rivali e neppure c) la morte di loro coetanei. Tutto questo, al contrario tende ad essere valutato: a) come un elemento positivo (ci sta bene a quei figli di sucaminchi che hanno incarcerato mio patri!); b) un gioco splatter molto adulto, atto a sfogare i primi bollori dell’età ingrata (bellissimo, ’mpare, l’hai vista come gli è scoppiata la testa? Pure i cirivedda dappertutto); c) un evento molto epico, primo passo per la trasformazione in eroe, che fa di loro dei giovani soldati di grande coraggio (Iano, lui sì, c’ha avuto le badde… e talía le femmine come piangono). Se proprio un lavoro educativo si deve fare, che allora lo si faccia per bene, Santo Lui! La cosa che più di tutte mi manda in bestia è la mancanza di professionalità! Quando mi hanno chiesto di traviare un buon cristiano (ad esempio, com’era Martin Lutero nelle sue intenzioni originarie), non sono andato mica a sbandierargli “ehi, sono il demonio e sto tentando di portarti a tutti costi dalla mia parte” (anzi in quel caso, mi limitai a fargli notare come i contadini non avessero ben compreso il suo messaggio e avessero deciso di tralignare assaltando i granai dei propri signori; Lutero pieno di sacro furore rispose: “Siano maledetti! Come hanno osato?” e poi chinando il capo “Riportateli alla ragione.” Insinuai titubante: “Ma non ci sarà modo di placare la loro violenza.” E lui: “Dio, ve ne darà la forza.” “E se dovessero continuare a urlare e saccheggiare?” “Allora, avranno ciò che meritano!”)? Fate, invece, un documentario che mostra un boss seguito a vista da qualche scagnozzo fin nella camera da letto, con i quaranta gradi estivi costretto a uscire con il pesantissimo giubbotto antiproiettile, forzato a mettere il becco fuori casa sempre e solo sotto scorta dentro auto blindate (quindi niente passeggiate romantiche al chiar di luna con amanti o fidanzatine, né scorrazzamenti in moto) con mille logoranti sotterfugi, tra cui quello di far partire in contemporanea due macchine identiche. Niente telefonate libere con i cellulari, per non essere intercettati, ma il ritorno allo scambio di messaggini cartacei come nell’ottocento; niente pizzerie o incontri in discoteca; spesso niente ville (lasciate abbandonate o in godimento a parenti) per andarsi a rifugiare in catapecchie fuori dal mondo o in cantine, come i topi. Per non parlare delle ulcere perforanti dovute allo stress gestionale di un vasto patrimonio.

... continua

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