La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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venerdì 6 agosto 2010

Che minchione le formiche! - III - 31p... e qui si scopre il perché del titolo!

[continua dal post precedente]

Tutti annuiscono fingendo di sapere quali compiti improrogabili lo aspettino da quel momento e, nel frattempo, Savvo comincia a giocherellare con un nido di formiche ai suoi piedi.
Con il rametto prima devia il percorso lineare che le spinge indefesse verso chissà quale meta, poi ne annienta una buona quarantina spazzando bruscamente il terreno vicino alla loro tana, quindi, abbandonato quello strumento di distruzione di massa, ostruisce il loro ingresso con pietruzze non più grandi di un’unghia. Per un attimo tutti si dimenticano della pistola, della carriera per affiliarsi, delle conquiste sessuali, della lotta per la supremazia, delle difficoltà economiche, dello squallore della festa incombente, della mancanza di affetto nella propria esistenza e cominciano a fare a gara per chi avrà schiacciato più insetti. Si dimenano come forsennati spintonandosi a vicenda per mettere la punta del piede più rasente possibile al formicaio. Cadono a terra, si azzuffano ridendo scompostamente e lanciandosi addosso terra mista a formiche. Quando finalmente Savvo si rimette in piedi, si spolvera un po’ i vestiti e lancia un’ultima occhiata a ciò che rimane del nido: nessun buco nella terra spianata, qualche insetto che rantola prima di soccombere e pochi altri che girano smarriti attorno alla zona del disastro.
- Che minchione le formiche! Faticano come turchi per buscarsi il pane e poi arriva uno e le ammazza tutte in un minuto.
- È che non si sanno difendere. – aggiunge Macco saggiamente.
- Ma allora che campi a fare? – rincara Savvo che pare avere riflettuto a lungo sul senso della vita.
Nino pare sfoderare l’ovvio: - Uno campa per avere una casa, una mogliera, dei figli…
- Una bella machina… - continua Iancelo.
- E quando sei vecchio tanti nipoti. – lo interrompe Iaffio.
E Savvo: - Sì, ’mpare, ma se non ti fai rispettare, finisce che ti prendono per minchione, vero LICANTRO? – lo chiama in causa perché si aspetta il solito grugnito che sancirà la conclusione della loro conversazione e la sua vittoria schiacciante.
Con pieno stupore degli astanti (compreso il mio), invece quello risponde: - Io penzo che uno campa per campare.
Ora, non so se voi abbiate ancora intenzione di sentire il resto della discussione escatologica, ma per quanto mi concerne io preferisco togliermi la microricevente dall’orecchio e rimanere in religioso e contemplativo silenzio a riflettere sulla profondità di queste ultime parole.
Uno campa per campare. Essenziale, ma vero: nascere, crescere, riprodursi e morire. I mortali (come anche gli angeli e forse io stesso) vivono per vivere ed, eventualmente, per essere trastullo di Sua Eternità. Ma, invece, qual è il Suo scopo? Lui, perché esiste? E soprattutto come? Cercherò di spiegarmi meglio: come si può concepire un punto zero senza pensare al meno uno? Perché gli uomini si sono sempre posti il perché e come della propria esistenza, trovandone una giustificazione in un Dio e dando sempre per plausibile la Sua essenza? Non si sono resi conto che segnare un inizio implica al contempo il concetto di finitezza? Esemplifico nel seguente grafico:

       -1=?                     0= Dio           +1=creazione
←………………….………….-------------------------→

Tutto questo, Sua Eternità, lo dicevo naturalmente così per dire, mica per mettere in dubbio la Tua infinita magnificenza, munificenza, lungimiranza, chiaroveggenza, magniloquenza e grandiloquenza, rifulgenza, risplendenza, supponenza, pregnanza, scienza e prescienza, coscienza, conoscenza, arroganza, esistenza, coesistenza e preesistenza, baldanza, insistenza, tolleranza e intolleranza, possanza e onnipossanza, potenza e onnipotenza, iridescenza, oltranza, pertinenza e impertinenza, decenza e indecenza, beneficenza, compiacenza e infine eccellenza.
Comunque sia, lascio Savvo a disquisire sulla detenzione del potere che sembra essergli derivato dalla detenzione di un’arma per recarmi alla mia ultima visita di natale.

... continua

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