La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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mercoledì 4 agosto 2010

Che minchione le formiche! - III - 30p

[continua dal post precedente]

Atto III - 24 Dicembre: ... casca la terra...

-1 (in Sicilia, periferia di Catania)

È tutto pronto. Qualche telefonata e il mio cuore si libra leggero verso un radioso futuro. Poche ore ancora e bye bye, Cosentino! È stato bello conoscersi così intimamente, ma, anche se dirsi addio non è facile, è ormai necessario lasciarsi. Si sa che partire è un po’ morire e, nel tuo caso, caro Sciancato, sarà quanto mai vero. C’est la vie, che vuoi farci, oggi a te, domani a un altro. Tuttavia, non è ancora tempo di perdersi in sdolcinate malinconie. Il sole sta toccando il suo zenit e bisogna controllare che il nostro giovane amico non faccia qualche sciocchezza.
Al momento si è incontrato con la sua piccola banda nelle campagne poco distanti dalla scuola a scambiarsi a loro modo gli auguri di natale. Ho il mio solito binocolo e un ottimo posto d’osservazione dal balcone di casa di Cosentino, però sono molto più rilassato, perché non devo sperare nel passaggio dei suoi fugaci e parsimoniosi pensieri. Infatti, ho escogitato un semplice, ma efficace sistema di controllo a distanza, degno del miglior 007. Ho piazzato una microspia all’interno della Beretta, con la certezza che non se ne sarebbe separato nemmeno per andare a pisciare… e così è stato. Ora, qualche lettore, sentendosi molto acuto, penserà: “Meglio tardi che mai, ma poteva usarlo prima questo sistema!” E invece no, che non potevo, dato che la pistola doveva sembrare una sorta di investitura per merito e che il ragazzo è così pulito da cambiare abbigliamento (comprese le scarpe) anche più volte al giorno.
Iancelo tenendo in mano un rametto traccia distrattamente dei segni per terra: - Ho visto tua soru ’sta matina. - rivolto a Savvo – Che c’aveva? Pareva ’na pazza e quando le ho detto che c’hai è scoppiata a ridere e mi ha detto non m’alliccare come un cane e poi è scappata via.
Risposta di Savvo: - Mmm. – rimanendo a fissare qualcosa ai suoi piedi.
Il taurino Iaffio: - Le spariamo un po’ di bombe a menzannotte?
Ci sono cori d’entusiasmo, tranne Macco che guardingo aspetta il parere del capo.
- Non lo so se ci sono. – mugugna Savvo dopo un po’.
- E che, sei rimasto incastrato in qualche parente? – Iancelo ridacchia e Nino si trattiene a fatica, probabilmente all’idea di Savvo che vestito di tutto punto, con la scriminatura laterale, viene baciato e pizzicato alle guance da qualche vecchia zia baffuta.
L’ilarità non dura che qualche secondo, perché gli arriva tempestivo uno schiaffo di Savvo sulla nuca.
- Bestia! – lo apostrofa poi strappandogli di mano il bastoncino – Per una cosa che devo fare con questo – e con meditato coup de théatre tira fuori la pistola -, ecco perché non so se vengo.
Ora anche Macco che, di solito, non mostra grande entusiasmo, sgrana gli occhi da dietro i suoi occhialetti che gli si appannano per l’agitazione. Nino, dimentico di chi ha appena scavalcato per mettersi in prima fila, si becca un immediato pugno sulla schiena da LICANTRO, accompagnato da un grugnito, mentre un coro gregoriano di “minchia” viene intonato da Iancelo e Iaffio. Savvo con gesto regale lascia passare la reliquia di mano in mano, godendosi compiaciuto i commenti carichi di invidia e di ammirazione. Quando la pistola ritorna da lui, è come se quest’ultimo avesse subito un processo accelerato di beatificazione per cui tutti coloro che lo attorniano non osano più accostarglisi e sembrano rivolgergli attenzioni piene di rispetto.
Dopo alcuni minuti di silenzio, quando ormai l’oggetto dei desideri è ritornato dietro la schiena di Savvo, Macco pone la domanda delle domande: - E ora ci torni a scuola?
- Non penzo… che ci vengo a fare? – come a dire “un lavoro ormai ce l’ho” – E poi lo Sciancato c’ha bisogno macari di matina.

... continua

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