La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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martedì 3 agosto 2010

Che minchione le formiche! - III - 29p

[continua dal post precedente]
Intermezzo: -1 (notte)

Oh, silenziosa vergine, cosa mai penserai dei due esseri che si rotolano sul tuo candido suolo cercando di consumare il sacro fuoco che li arde, di noi lubrici che assaggiamo la prima promessa dei piaceri futuri, mentre un silenzio immortale percorre queste lande solinghe?
Ma tu, muta, non proferisci verbo davanti alla sua mano sottile che con un lembo d’abito si netta il monte di Venere dal falso simulacro della mia virilità, e sempre tu, eterna peregrina, non ti curi dei nostri immobili sguardi verso la sua sfera natia, verso colei che ti fece schiava del suo lento andare, oh Luna!
Per il nostro viaggio di nozze non potevo di certo proporre a Maria-Elena le isole Phi Phi, che, a parte costituire per lei un malinconico ritorno a casa, non sarebbero state una meta alla mia altezza. Così, una luna di miele sulla Luna mi è sembrata il regalo più originale che si potesse offrirle in qualche minuto e dal ringraziamento, pocanzi ricevuto, anche molto gradito. Passeggiamo distrattamente nel mare Frigoris per poi cominciare la scalata della vetta più alta delle Alpi lunari – che, data la fantasia dimostrata dagli astronomi nella scelta dei nomi delle catene orografiche, avrebbero potuto chiamare monte Bianco lunare, già che c’erano – e quando la vedo in affanno le faccio sorvolare il pendio fin su in cima.
Da qui le mostro la Terra.
- Sì, Maria-Elena, è proprio bella, intatta come l’imene di una vergine… o quasi… soprattutto da questa distanza… con uno sguardo da poeta e senza soffermarsi sui particolari. Si potrebbe quindi dire come il tuo – imene, non sguardo. Altrimenti se si seziona tutto con occhio clinico e se proprio si vuole essere pessimisti a tutti i costi, qualche difettuccio lo si deve pur notare. Niente e nessuno è perfetto, tranne Lui, s’intende, ed è legge di natura che tutto debba finire per ricominciare sotto altra forma. L’incognita sta nel quando e nel come, anche per questo pianeta, e voi umani – scusa, Maria-Elena, se ti accomuno ancora a questa specie – avete dato una bella accelerata al suo processo di decadimento, quantomeno del suo aspetto esteriore.
Vedi lì proprio sul polo sud quella macchia più scura? È un assottigliamento della stratosfera, più comunemente noto come buco dell’ozono… no, no, nessuna lezione di scienze, non preoccuparti. Era solo per dire che tra meno di un secolo aumenteranno i deserti, si scioglieranno molti ghiacciai, provocando il sollevamento del livello attuale delle acque e la scomparsa di alcune terre emerse, come Manahattan e i Paesi Bassi, per fare solo un esempio, e Parigi si ritroverebbe au bord de la mer. Così i suoi abitanti la smetterebbero di piazzare sabbia e ombrelloni sul lungosenna, che dà tanta tristezza! Anche i bacini di acqua dolce diminuiranno, ma, per la verità, sarà un problema soprattutto africano e mediorientale, dunque, tutto sommato abbastanza trascurabile. Se non si dovessero fare i conti con quegli scellerati che vi nasceranno, perché questi non si accontenteranno di vivacchiare alla meno peggio e di morire di stenti sul loro suolo patrio. Nossignore, ma pretenderanno di cercare altrove una via di salvezza.
Riesci a immaginare un’emigrazione epocale di circa trenta milioni di umani, senza contare gli animali delle altre specie? Io ho assistito durante le grandi glaciazioni a un ingente spostamento di fauna terrestre, ma posso assicurarti che è stato nulla rispetto a ciò che avverrà. Orde umane premeranno alle frontiere degli Stati Uniti d’America e dell’Unione Europea (diventata un organismo politico federale nel 2025 sotto il nome di EFR, European Federal Republic), che innalzeranno enormi muraglie pattugliate ed elettrificate, dopo aver votato di comune accordo il Trattato di Gubbio (nel 2055, in occasione del trentennale dell’EFR), con il quale si legittimerà lo “sparare a vista” nei confronti di coloro che tenteranno di oltrepassare i confini in maniera illegittima.
In contemporanea le risorse petrolifere si staranno per esaurire e le ultime scorte – utilizzate unicamente per la produzione di sostanze plastiche, dato che il fabbisogno energetico sarà soddisfatto dalle numerosissime centrali nucleari - raggiungeranno prezzi esorbitanti. Tutto ciò provocherà il progressivo collasso economico dei paesi produttori di petrolio, la cui disperazione si tramuterà in sete di sangue, a tal punto che gli attentati terroristici di matrice islamica saranno all’ordine del giorno.
Bla-bla-bla-bla, nessuna variazione significativa fino al Tears’ Day, al giorno delle lacrime,come sarà ricordato il 10 giugno 2092, quando alle 04:00, ora di New York, alle 09:00, ora di Parigi, alle 18:00, ora di Tokio, i generatori di energia atomica delle rispettive città saranno sabotati da un gruppo di fanatici della Jihad. Moriranno istantaneamente cinquantadue milioni e trecentosettantatre umani, che saliranno a cinquantatre milioni e ottocentoquarantanove nei primi tre giorni dallo scoppio, raggiungendo i centottantasei milioni e quattrocentoventicinque (escluse le morti comunque causate da altri fattori) entro i primi due anni. All’interno di un raggio di circa cento chilometri dalle aree direttamente toccate dalle radiazioni, sarà distrutta ogni forma vivente, lasciando terreno e acque mortalmente radioattivi per circa tre secoli.
Sarà l’inizio del lento sgretolarsi della civiltà umana. E quando una società è in crisi la storia insegna che solo l’arrivo di una nuova giovane linfa la può rivitalizzare. Così hanno fatto i Romani con i Greci, i Germani con i Romani e, in un certo senso, anche gli USA con la vecchia Europa. Ma, in questo caso, cara Maria-Elena, la catastrofe sarà talmente globale che solo l’arrivo di intelligenze aliene potrebbe servire allo scopo.
E la mente della mia bella ingenuamente mi chiede: - Ne arriveranno?
- Certo che no, sciocchina – le do un buffetto sul mento condiscendente -, dal momento che non ne esistono! È una grave pecca, mi rendo conto, e altrettanto grave mancanza di previdenza su cui Chi so io dovrebbe riflettere.
- Perciò… - pensa lei sconsolata, con quella capacità tutta umana di rattristirsi persino dell’inevitabile.
- Sì, tesoro, stando così le cose, non sarà facile trovare un jet privato o un MacDonald, ma non preoccuparti, non ci sarà da annoiarsi. E perché non cominciare trascorrendo il resto della notte nudi su un soffice tappeto di lana davanti a un camino crepitante di uno chalet alpino? – la sento farmisi sempre più vicina – Appena un giorno ci separa dal mio trionfo e dalla tua eternità.

... continua

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