La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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lunedì 2 agosto 2010

Che minchione le formiche! - III - 28p

[continua dal post precedente]

- Troppo giusto, davvero, troppo giusto. – gli do una pacca sulla spalla, poi abbracciandoli a uno a uno con il sentito affetto che avrebbe provato Cosentino nei suoi panni.
Uno sfumato sullo sfondo per i ragazzi che si dileguano lascia il posto a un’inquadratura a figura intera (FI) in cui avanzano, a ralenti, altri tre individui. I loro passi dinoccolati somigliano a una danza tribale fiera e marziale con il re in posizione centrale – più anziano, più ricco di un’esperienza che gli solca gli angoli della bocca, la fronte orgogliosa e che gli spolvera le tempie di bianco – e due guerrieri a fargli da possenti ali – speculari, riflesso l’uno della forza dell’altro, la pelle brunita dal sole, appena più grigia sulle guance per un’evidente virilità in ricrescita. L’incedere regale è accompagnato da un sottofondo ossessivo, sospeso, il tutto filtrato da una futuristica patina bluastra, mentre un’irreale luce scaturita dalle fondamenta dona alla scena un ulteriore effetto inquietante. Poi, d’improvviso, si accende un rock sincopato, eroico e si spegne il rallentatore, con un ispessimento trionfale delle tre figure dal piano americano (PA) ad un primissimo (PPP) sul solo volto, per passare ad un dettaglio (Dett.) sui loro sguardi di ghiaccio.
L’acido dei Deep Purple, tuttavia, viene sciolto da un basico marranzano quando i quattro – secondo l’uso degli uomini siciliani parigrado e stretti da legami affettivi – si baciano, stringendosi vicendevolmente le mani destre al petto e con la sinistra avvicinando la nuca dell’altro finché le guance siano a portata di labbra. Inutile sognare Tony Scott, qui al massimo dobbiamo accontentarci di un’atmosfera alla RIS4.
Dopo i saluti, i gemelli Totò e Giacomo Guarnera, due ragazzoni di novanta chili distribuiti per un’altezza di un metro e ottanta, rimangono in assoluto silenzio, anche dopo essere entrati ne “A stanza”, da bravi guardaspalle, lasciando il campo a Filippo Santagati, detto Agatino.
E ci conferma che per i suoi arresti domiciliari, no, non sono decorsi i tempi, ma che tanto i carabinieri non vengono mai dopo le otto di sera, men che meno domani per la vigilia di natale. In ogni caso, al peggio, ha un amico che gli fa uno squillo prima delle loro visitine. Comunque, mi fa notare un po’ stizzito che questi napoletani devono essere proprio dei ragazzi sbandati, senza una famiglia alle spalle, per aver organizzato il ventiquattro notte, che per spiegare a sua moglie che si trattava di affari (e non di quelli di letto) ce n’è voluta. Partecipiamo tutti alle sue risate, pieni di comprensione maschile.
Stanno ancora annuendo alle ultime spiegazioni sui dettagli dell’operazione, quando annuncio che si dovranno portare uno dei miei ragazzi. E prima che possa aver fornito delle spiegazioni efficaci, Agatino è già partito a raffica.
Mi gesticola vistosamente davanti al viso: - No, ma allora se non c’è fiducia, Pippo, possiamo levarci mano. – senza soluzione di continuità – Mandaci i tuoi carusi se la penzi accossì, ché io il mio da fare ce l’ho, che credi? – non riprende fiato, potrebbe essere un campione d’apnea – Però, te lo dico come un frati, piddavero, ti giuro sulla tomba di mia matri – e si bacia l’indice e il medio a formare una croce -, che ci sto rimanendo ’nzalanuto, da te non me l’aspettavo… - finalmente le sue ganasce mollano la presa.
- Se hai finito con ’ste minchiate e mi fai parlare te lo presento accossì capisci. – esco, percorro il corridoio fino alla postazione di Savvo e gli faccio cenno di seguirmi… se mi fossi portato un cane, non avrei trovato risposta più pronta; rientriamo – Questo è Savvo La Rosa.
Lo degna appena di uno sguardo, poi si rivolge a me: - E che mi hai preso per un babbi-sitter? Questo è un picciriddo.
- Non sono più un picciriddo! – interviene il ragazzo con la voce più possente che riesca a tirare fuori – C’ho la pistola e la so anche usare. – e gliela mostra.
- Ah, c’hai la pistola e la sai usare? – gli fa un’eco interrogativa Agatino; poi rapidamente estrae la sua e gliela punta contro – E allora sparami, dai sparami, vediamo chi spara per primo!
Savvo rimane con la Beretta impugnata saldamente a due mani, finché non intervengo con uno schiaffo sulla nuca: - Abbassa ’sto ferro, cretino, che ti sei messo in testa?
Agatino scoppia a ridere: - Però, bello coraggio c’ha avuto!
- E sì, hai visto – sfrutto la breccia -, mica ti dà fastidio. Viene con voi per vedere come si fa, si sta zitto e impara.
Quando lascio Savvo sotto casa sua, dopo tutte le necessarie istruzioni per l’indomani, capisco dai suoi pensieri che non è mai stato tanto felice e che mi vuole bene come a un padre.

... continua

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