La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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venerdì 9 luglio 2010

Che minchione le formiche! - III - 8p

[continua dal post precedente]

Ma è all’interno del dolce focolare domestico che si respira la vera atmosfera prenatalizia, da famiglia Tarallucci&Vino. Appena attraversato l’uscio, il grigio atrio scompare con i suoi odori stantii di muffa e frittura e con gli echi di becere grida da cortile. Una luce solare irreale inonda l’ingresso di un caldo color ocra: una cassapanca sulla destra di appresta a caricarsi allegramente degli zaini dei piccoli di casa, mentre l’appendiabiti al di sopra freme di ricoprirsi dei loro colorati cappottini.
Accompagna la scena il gioioso scampanellio di Jingle bells; babbi natale di varie fogge e colori, con o senza renne al seguito, fanno capolino qui e lì insieme a luminarie, ghirlande di rami e bacche, voile dorati e mini abeti stilizzati.
- Siamo a casa, mamma, papà! – cinguettano in coro, festosi per la loro rinnovata ricongiunzione.
E al sentire l’arrivo dei suoi cuccioli accorre verso di loro la mamma, in un giallo abitino anni ’50 con semplici scarpe bianche dal solido tacco, un grembiulino di candido pizzo, un’acconciatura a caschetto resa ancor più femminile da un largo cerchietto in tono col vestito. Il suo splendido abbacinante sorriso dà un caloroso bentornato a tutti contemporaneamente, prima che lei si chini e sollevi il suo bimbo di tre anni, che tra le sue braccia sembra essere giunto in paradiso. Poi con una mano accarezza il mento di sua figlia di undici stampandole un bacione sulla guancia, mentre dedica al maggiore solo una ruvida sfregatina di nocche sulla testa e una strizzata d’occhio d’intesa, dimostrandogli di aver finalmente capito che lui è ormai un ometto. E ride ascoltando le loro voci accavallarsi allegre sulla loro meravigliosa e appagante mattinata. I grandi attraversano il corridoio, quasi di corsa, sorpassando la loro mamma che avanza regale, attratti dall’aroma di buono che pervade la casa già pregustando il delizioso pranzetto che li attende.
Li raggiunge l’ammonimento bonario del padre: - Piano, ragazzi, non si corre a casa. – che sta aiutando la consorte a dare gli ultimi ritocchi ad una tavola imbandita in modo impeccabile. Veste comodi pantaloni di velluto a coste marroni sotto una camicia bianca dalle maniche arrotolate e sbottonata al collo con nonchalance. Con lui il rito dei saluti si rivela un gioco di brevi scaramucce col maggiore, un abbraccio romantico con la media e un furbesco rincorrersi intorno al tavolo col piccolo.
Anche la sala da pranzo è pervasa di luce e le semplici stoviglie scintillano come cristalli e argenti. Il chiaro moderno mobilio della madia e di una parete attrezzata lascia trasparire il caotico ordine dell’uso quotidiano, agghindato per l’occasione con brillanti rametti argentati e piccole sfere di vetro soffiato punteggiate di diamantini sberluccicanti.
In primo piano riluce un gigantesco albero di natale, in cui prevalgono papillon dorati alternati a fiocchi di neve da cui emana una raffinata luminescenza; al di sotto, ampie ceste di vimini traboccano di strenne delle dimensioni e colori più vari.
Ma ecco che i piatti fumanti non possono attendere ancora a lungo gli allegri commensali, che prendono posto ancora vocianti.
Poi le luci dei potenti riflettori si spengono, il jingle s’interrompe bruscamente e la troupe di questa “Vitaindirettadurantelefestedinatale” inizia a smontare le quinte.
Un giovane sulla trentina, folta barba, berretto con visiera calzato al contrario, t-shirt e pantaloni da safari con le tasche rigonfie, si sbraccia urlando ordini a destra e a manca: - Prima le pareti… carica le pareti sul camion… attento, su, più su, bravo così. Non perdere tempo a togliere quegli addobbi… - sta dicendo ad una ragazza con una scatola aperta in mano – ci costa più il tuo tempo che quattro palle di natale. Occupati di loro piuttosto. – fa un gesto vago, indicando tutti e nessuno, mentre il braccio di una gru solleva l’albero tintinnante dalla cima, lasciando al suo posto uno striminzito e spelacchiato alberello stracolmo di palle multicolori e soffocato dalle stelle filanti.
La ragazza, rivelatasi la costumista, in semplici jeans e maglietta nera, capelli neri lisci fissati a chignon da una sottile asticella di legno, viso candido e soave, dai tratti orientali, soffuso di un trucco giovanile, si appressa imbarazzata alla famigliola: - Ehm, excusez – ha un forte accento francese -, mais, avete sentito, devo riprendere gli abiti di scène.
Si toglie la bacchetta dai capelli che le ricadono fluenti lungo le spalle. Poi fa un gesto sbarazzino con le dita in direzione prima del padre che si ritrova in tuta acetata e ciabatte da mare stravaccato su una sedia scadente di fòrmica a grattarsi la pancia e guardare voglioso la ragazza che gli sta davanti, quindi della madre che resta in pantacollant, ciabatte scollate, un maglioncino azzurro pallido infeltrito, i capelli arruffati legati alla meno peggio con elastico e fermagli e un viso giallognolo struccato male. Come se niente fosse stato, riprende il suo posto ai fornelli di una vecchia cucina a gas su cui bolle una pentola male in arnese e sosta un pentolino, probabile causa delle macchie di sugo tutto intorno. Il resto del mobilio si rivela un frigo di media grandezza parzialmente arrugginito nelle finiture, una lavatrice (qualità di cui sopra), un lavandino a due pozzetti, di cui uno colmo di stoviglie e l’altro di biancheria in ammollo, una bassa credenza (su cui poggia un televisore, questo invece nuovo di pacca) e un pensile, entrambi di truciolato rivestito in laminato bianco mezzo scollato, un tavolo (la sua vera essenza: quattro gambe e una base) con cinque sedie spaiate, infine due reti singole con materassi disposte a elle in un angolo, con funzione di divani di giorno e letti per i figli grandi la notte.

... continua

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