La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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venerdì 2 luglio 2010

Che minchione le formiche! III-5p

[continua dal post precedente]

Storia delle Torri del re

C’era una volta in un paese lontano lontano, ai piedi di un grande vulcano, una città dominata da un’astuta corporazione di ribaldi, che si facevano chiamare le Buone Famiglie e che avevano come stemma un grande polpo nero su sfondo rosso. Le Buone Famiglie erano alleate con i grandi mercanti, mentre il popolo soffriva la fame e non erano in pochi, tra i più miserabili, a finire al loro soldo.
Un giorno avvenne che, sulle colline spopolate ai margini della città traboccante di anime, la corporazione concesse ai grandi mercanti di costruire un nuovo villaggio e, per riscuotere onori e prestigio da parte degli altri reami, chiamò un famoso maestro dall’Estremo Oriente. Questi, forse affascinato dalle sfere del sacro chakra o dalle sinuose curve dello yin e dello yang, fece intersecare un labirinto di strade ad anelli concentrici e per ciascun anello, affinché la sua percorrenza fosse una delle otto tappe di Buddha al raggiungimento della perfezione del nirvana, diede due nomi diversi a seconda che il viandante si recasse verso il sorgere del sole o verso il suo occaso.
Qui si innalzarono gigantesche torri, dove la plebe si assiepò come in piccionaie. Il re, che governava o pensava di governare quella città, aveva imposto e pagato col proprio tesoro alcune di queste torri, affinché i poveri che avevano richiesto il suo aiuto vi fossero alloggiati. Ma si dava il caso che anche i miserabili che appoggiavano la corporazione avessero bisogno di un focolare.
Così le Buone Famiglie si dissero: - Perché non acconsentiamo a che siano i nostri poveri a occupare le torri del re? Ne ricaveremo imperitura riconoscenza.
- Ma di quegli altri col regolare permesso del re che ne sarà? – chiese qualcuno.
- Non te ne curare troppo. Infatti, il re è lontano dalle nostre terre e non oserà levare le armi contro i nostri protetti.
- E se lo facesse?
- Di’ ai nostri poveri di non opporre resistenza e di lasciare le proprie case, ché, quando i missi dominici saranno partiti, essi potranno rientrarvi indisturbati. E poi non dimenticare che tra quelle mura cresceranno figli e figli dei figli pronti a combattere per i grandi mercanti che indicheremo loro… e si sa che un re può cambiare a seconda di quale scarsella sia più rigonfia d’oro!
I membri delle Buone Famiglie risero della loro astuzia e avvenne ciò che loro avevano previsto. Tante volte i missi dominici venivano a scacciare i loro poveri dalle torri, altrettante essi vi rientravano, finché il re non cambiava e ne veniva uno a cui faceva comodo l’appoggio dei grandi mercanti e della corporazione. Così le torri del re si popolarono e crebbero a tal punto che nessuno seppe mai più da allora il reale numero di quei poveri. Tanto che si dice che, mentre il re continua a contare non più di quarantamila anime su quelle colline, ve ne siano quasi altrettante nascoste in quelle grandiose torri.


... continua

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