La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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martedì 27 luglio 2010

Che minchione le formiche! - III - 24p

[continua dal post precedente]

Così è la vita. E poi, come si dice, va bene essere buoni, ma visto che è inutile, tanto vale vincere la mia scommessa: - All’alba vincerò, vincerò, VINCEROOOOOO!
- Ciao, Pippo, che ti sei dato alla lirica? – lo sento quasi allegro alle mie spalle, quando mi volto e abbasso le braccia che avevo alzate platealmente durante la mia declamazione canora.
- E, ragazzo mio – gli dico cingendogli le spalle, continuando a camminare -, bisogna sapersi accontentare di quello che la vita ci offre: questo è il segreto della felicità. Ma tu c’hai poi ripenzato all’offerta che ti ho fatto?
Si scosta da me quasi di scatto portandosi una mano davanti al naso e alla bocca: - Non per offenderti… ma che hai gettato un pirito?
Scoppio a ridere di gusto: - Non precisamente, ma il mio corpo sta rilasciando qualche gas, questo sì, lo devo ammettere.

Accadde anche quella volta con Yehudah Isqeriyyot in piena Gerusalemme e speravo che fosse anche l’ultima. Erano già trascorse parecchie settimane dalla mia inutile visitina a Yeshua nel deserto di Negev. Ti devi proporre in maniera vincente, da dominatore di popoli oltre che da guida spirituale, lo capisci? Il santone funziona per un po’, ma poi la gente vuole “sangue e arena”. I miracoli? Sì, certo, quelli vanno bene, benissimo anzi. Devi mostrare lungimiranza, però, benedetto ragazzo! Ti ci vuole una famiglia e bella numerosa anche, per avere un tuo clan, dei successori, cospicue finanze, un progetto d’espansione territoriale, una strategia bellica. Quando il discorso cominciò a volgere sul versante della concretezza si chiuse a riccio e mi accusò di essere satana tentatore, mi intimò di andarmene via rivolgendomi i più turpi appellativi di immondo serpente e addirittura di Belzebù. A me, Signore delle mosche! Quella era la riconoscenza per tutto il mio interesse prodigatogli fino a quel momento? Che se la vedesse con Lui in persona, se questo era il suo desiderio, io me ne lavavo le mani. Così, quando Lui mi mise alle strette con un perentorio “il tempo volge al termine” la mia scelta cadde quasi forzatamente su Yehudah.
Si dà il caso, infatti, che proprio dal ritorno dal Negev il Nazareno raccontasse ai suoi apostoli dell’accaduto e, mentre undici di loro da assoluti pecoroni assentirono e annuirono privi di libero arbitrio, l’Isqeriyyot si mostrò molto meno condiscendente, rilevando i vantaggi di un’organizzazione politica terrena sostenuta da Dio stesso. La sua posizione minoritaria unita al preconcetto che chi facesse il cassiere, pur se funzione necessaria e in ciò incaricato, fosse per sua natura venale e gretto, lo rendevano il mio candidato ideale. E, a sua discolpa, devo precisare che Yeshua iniziò a sospettarlo di tradimento quando ancora il suo animo ne era lontano e cioè molto prima che io prendessi possesso del suo corpo.
In realtà la sera prima della Pesach mi ero appena infilato dentro Yehudah e non intendevo liquidare la faccenda in maniera affrettata con un progetto raffazzonato in giornata. Tant’è che mi accingevo ad assaggiare la cena anche con un certo appetito, quando Yeshua se ne uscì con una provocazione bell’e buona:
- In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà.
I discepoli naturalmente rimasero basiti e io con loro. Non è che uno, mentre è tranquillamente seduto a tavola, si può sentire accusare così impunemente e continuare a cenare come se niente fosse, non vi pare? Ci guardammo tutti negli occhi coltivando il sospetto e l’inquietudine, anche se la maggior parte, per i motivi più sopra riportati, rivolgeva a me gli sguardi più perplessi.
Poi Johanne figlio di Zebadya, il suo cocco, gli si avvicinò e gli disse: - Signore, chi è?
E così, senza troppi complimenti il Nazareno rispose: - È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò. – quindi spezzò una matzah, già non particolarmente saporita di suo, vi unì un ciuffetto di cicoria (sono sicuro che scelse apposta proprio la cosa più amara del piatto del séder) e me la porse, aggiungendo - Quello che devi fare, fallo al più presto.
Ora, non credo di essere particolarmente paranoico né eccessivamente suscettibile se me la presi a male. Tanto valeva additarmi fin da subito, senza tante manfrine. Invece no, a lui piacevano queste menate ieratiche, che lasciavano dei sottintesi, delle ambiguità, tipo rispondere, a chi gli domandava “sei tu il figlio di Dio?”, “sei tu che lo dici”. E che razza di risposta sarebbe? Sei tu che lo dici! E se uno solo dei suoi interlocutori avesse avuto un po’ di sano acume in corpo, gli avrebbe dovuto ribattere: “Io non lo sto affatto affermando.”
A quel punto, cos’altro mi restava da fare se non andarmene indignato e rispondere immediatamente alla sua aggressione? Sapevo che subito dopo cena sarebbero andati al giardino degli ulivi presso il torrente Kedrion e lì indirizzai i sacerdoti del sinedrio, da cui io stesso (al deserto del Negev ovvero il buon Yehudah, in altre occasioni, prima della mia intrusione) lo avevo messo in guardia. Per quanto riguarda poi i trenta sicli d’argento e il bacio del tradimento, sono entrambe delle frottole raccontate ad arte, la prima per corroborare la tesi della mia venalità, la seconda assolutamente gratuita dato che i sacerdoti conoscevano Yeshua quanto me e non avevano bisogno di nessun che lo additasse per la cattura. Diciamo che fu uno sfogo di rabbia il mio, che probabilmente il vero apostolo non avrebbe avuto. Ma, se considerate che entro tre giorni comunque qualcosa mi sarei dovuto inventare e che il sinedrio presto o tardi se lo sarebbe tolto dalle scatole, potete valutare quanta pressione abbia esercitato sugli eventi storici il presunto Yehudah Isqeriyyot.

... continua

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