La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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giovedì 22 luglio 2010

Che minchione le formiche! - III - 20p

[continua dal post precedente]

Certo, due o tre metri riusciamo persino ad avanzare in bell’ordine sulla Strip, prima che un mega incidente a catena paralizzi il vialone e comincino ad arrivare strilla concitate di panico e sirene in lontananza. Probabilmente se avessi avvertito gli inconsapevoli partecipanti della sfilata, le reazioni sarebbero state più controllate, ma vuoi mettere la spontaneità dell’effetto sorpresa?
La volpe è la prima ad allontanarsi dai propri compaesani e cercare una via di salvezza nelle stradine laterali, prontamente seguita dai cinquantanove foxhound molto più pronti dei loro terrorizzati padroni ad acclimatarsi alla nuova atmosfera festaiola. I cavalli senesi e quelli dei pionieri – a corroborare la teoria delle invarianti storiche di Vico – soffiano, scalpitano, nitriscono per poi dare di matto, quasi travolgendo i poveri cinesi sotto il drago e andandosi a scontrare con le auto in arrivo. I pionieri, con tanto di carri, danno quindi inizio a pirotecniche fughe dalle auto in arrivo della polizia. Soprassiederò sugli innocui giocolieri, guerrieri masai, majorette e banda che bestemmiano, come anche sugli Arancioni che pregano, entrambi compostamente.
Mentre uno spettacolo a parte organizzano i romani. Un “bravi, bravi e ancora bravi” dagli sposi! Indimenticabile! Allo smarrimento iniziale rispondono in modo assolutamente impeccabile, schierandosi di fronte alle “mirabiles luces” dei fanali in pieno assetto di guerra. Ogni centuria si distribuisce prontamente in cinque manipoli disposti a scacchiera, gli scudi a testuggine, e avanzano emettendo dei rochi e spaventosi suoni gutturali.
All’unico tassista calvo di mezza età che esordisce: - Cos’è questa pagliacciata? Qualcuno la pagherà cara! - risponde un boato che lacera l’aria, provocando la fuga urlante di centosessantasette persone.
Una camionetta di Las Vegas Channel, fermatasi con perfetto tempismo a pochi metri dalla scena, rigurgita un opinionista in redingote fucsia con un furbesco sguardo felino, un orrendo cameraman e una graziosa cronista.
Quest’ultima sta blaterando: - … quando il clima prenatalizio è stato irrimediabilmente turbato da questa grottesca parata, di cui ancora si ignora l’autore o più probabilmente gli autori. Sembrerebbe ancora al vaglio l’ipotesi di una manifestazione non autorizzata di no global ambientalisti. La scenetta della caccia alla volpe farebbe, infatti, presupporre un chiaro intento provocatorio, così come la presenza di cavalli e fantini dovrebbe riaccendere il dibattito sul doping agli animali da corsa. Secondo lei, Mister Behemothson, quali motivazioni si celano dietro le altre rappresentazioni simboliche?
E l’opinionista, nelle cui sembianze si intravede, l’avrete già capito, il qui presente Io narrante (com’è facile manipolare e illudere la mente umana!): - Beh, vede, a mio parere il drago cinese va letto come allegoria dell’attacco economico della Cina all’occidente – lei annuisce, la mente obnubilata dal mio fascino – e al contempo riferimento ad una produzione massificata e spersonalizzante. La carovana di pionieri che sbanda e devia è evidentemente una bacchettata moraleggiante contro il nostro paese che, secondo questi, mi lasci dire, terroristi avrebbe per l’appunto abbandonato la retta via delle sue origini: la solita menata anticapitalistica di bassa lega, insomma.
- E i soldati romani? Sono stati forse inseriti come puro elemento di disturbo? – incalza la bella cronista.
- Oh no, mia cara, mi duole contraddirla, ma nulla è stato lasciato al caso, anzi direi che sono proprio loro la migliore chiave di lettura, in quanto più di chiunque altro incarnano l’arroganza dell’imperialismo, che costoro – e indico con un punto indefinito i presunti manifestanti no global – rimproverano ingiustamente agli Stati Uniti.
- Una cosa, però, gliela si deve riconoscere: quanto a realismo e cura dei particolari sono ineccepibili. Parlano persino in latino.
- Sì. – ammetto con sufficienza – Da quando Mel Gibson ha lanciato questa moda, sembra impossibile farne a meno.
- Mi pare di aver colto l’urlo vadete retro, buccae inferorum, cioè indietro, bocche dell’inferno, mentre sferravano il loro attacco vandalico, distruggendo fanali e carrozzerie delle auto bloccate dal loro passaggio.
- Indubbiamente molto suggestivo. – borbotto guardandomi le unghie e facendo intendere che penso diametralmente l’opposto – Ma il miglior modo per combattere questa cancrena sociale è il silenzio dei media. Questi eventi hanno un senso solo nella nostra civiltà, in cui ciò che è privato deve diventare pubblico e ciò che è pubblico non può che essere planetario. Spegniamo per un attimo i riflettori della notorietà su tali individui – dico con un sorriso accattivante rivolto alle telecamere – e scopriremo che non hanno maggiore consistenza di una bruma estiva, anzi che non esistono affatto. Creda a me: alle prime luci dell’alba si saranno dissolti nel nulla come ombre del passato. – sento la cronista scossa da un tremito per l’inquietudine di una realtà parallela sfuggita allo spazio-tempo che la mia mente le infonde – Schegge impazzite di società-fantasma, che invadono questa notte festosa mascherando il natale con i colori di un grottesco halloween. Scorrazzeranno per le strade tentando il saccheggio di un’atmosfera che non gli appartiene e, quando l’Aurora dalle rosee dita si mostrerà timida ai mortali, i loro piccoli fuochi fatui scoppietteranno verso il cielo, perdendosi in fumi sempre più tersi… in un PAF!

... continua

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