La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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martedì 20 luglio 2010

Che minchione le formiche! - III - 18p

[continua dal post precedente]

- Ma allora si può sapere cos’hai? – le chiedo cercando di mantenere la calma, con un tono che ha ancora una vena di romanticismo, fermo sotto la copia della torre Eiffel, per acclimatarmi gradatamente dall’ultimo trasferimento.
Lei finalmente si volta verso di me e pensa: - Pensavo di aver diritto a un ruolo principale, non ad una particina da amante idiota che deve essere per forza accontentata dal regista pieno di sé!
- Prego? – fingo di non capire per essere certo che è davvero tutto qui il suo problema.
- Smettila di fare il sostenuto con me. Una costumista-streghetta, eh? Questo è il massimo che potevi concedermi della tua vita emozionante! Tu vai dal tale presidente e dal tal altro, provi ad organizzare una guerra di religione, prendi accordi con la CIA, il KGB, il Vaticano, ti godi una tortura ad Abu Ghraib oggi, a Guantanamo domani, in Cambogia domani l’altro. Mentre io, in sei mesi che ci frequentiamo, non ho fatto altro che aspettarti nei corridoi nei panni della tua segretaria, in alberghetti come tua gheisha o in località isolate e desertiche in attesa del tuo ritorno. E quando hai avuto una commedia per le mani cosa mi fai fare? La costumista-streghetta, con un accento francese che suonava falsissimo per di più! Si può sapere perché?
- Potrei risponderti che i “corridoi” erano in realtà lussuosi caffè annessi ad appartamenti presidenziali, che gli “alberghetti” erano hotel a sei stelle tra i più prestigiosi al mondo, che le “località isolate” erano resort in pieno parco nazionale keniota, ex-Paradiso Terrestre per intenderci, e che infine, poiché sei praticamente muta, ho voluto assegnarti l’accento comunemente inteso per più sexy, ma non lo farò. Ti dico, invece, Maria-Elena – e la prendo teneramente, ma con vigore tra le mie braccia – che tu meriti molto di più. Sei la mia compagna e in quanto tale ti dovranno riconoscere. Ti farò protagonista della mia esistenza e, per dimostrarti che sono sincero, organizzerò per te la più fastosa cerimonia che si sia mai vista. – mi inginocchio solennemente davanti a lei con le sembianze di Behemoth, in redingote fucsia con tuba, guanti bianchi e frustino, che ha già visto tante volte; le prendo una mano e gliela lecco pieno di passione e devozione, facendo le fusa, mentre le porgo un cofanetto – MAOOO, mia pantera, vuoi sposarmi?
La manovra è perfettamente riuscita perché Maria-Elena, sfoggiando un meraviglioso sorriso, mi titilla le vibrisse e pensa: - Sì, fai di me la tua pantera! – e mi lecca a sua volta il nasino delicato, da cui sento il suo progesterone in aumento.
Sbatto il frustino davanti ai suoi piedi ricoprendola di una tutina attillatissima in peluche rosa munita di una lunga coda eretta, mentre quindici centimetri di tulle le ornano i capelli.
Miagolo: - Sei bellissima, mia cara! – poi porgendole la zampa – E ora, andiamo a cercare i nostri invitati.
A dispetto di quanto si possa immaginare, né la nostra accoppiata multirazziale né il nostro abbigliamento destano nei passanti una benché minima curiosità.
Solo un advertising-boy, nei panni di un sandwich hamburger e formaggio, ci urla incrociandoci: - Ben fatto, ragazzi! Mi fate sentire davvero sollevato. Ora che vi ho visti posso dire con certezza di non essere il più ridicolo di Las Vegas.
Facciamo il nostro ingresso trionfale al Mirage, tra una stantuffata e l’altra di finti ceneri e lapilli misti a lava, quando ci si avvicina un buttafuori che si rivolge in cagnesco alla mia micetta.
- Non sono permessi gli animali, Signora – poi mi degna di uno sguardo in tralice -, soprattutto se privi di guinzaglio e museruola.
Mi si rizzano i peli della schiena e i baffi, mentre mostro inferocito i denti aguzzi: - La museruola a te la dovrebbero mettere, figlio d’un cane! Va’ a fare la guardia alla porta ché è quello il tuo posto, ammasso di pulci! – do una rapida sferzata davanti ai suoi stivali e, prima che possa riprendersi dallo shock, lo rispedisco all’ingresso uggiolando e dando di zampa ripetutamente dietro le orecchie, tutto compreso in un serio transfert canino.
- Pussy tesoro, iniziamo a svaligiare le slot, vuoi?
I suoi occhi cupidi sono la migliore risposta: inseriamo le monetine come un sol cuore, tiriamo le manovelle e DIN-DIN-DIN, tutti i dindini ne escono fuori. Alla quinta slot machine che sbanchiamo si è già riunito un nutrito numero di curiosi.

... continua

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