La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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sabato 17 luglio 2010

Che minchione le formiche! - III - 15p

[continua da post precedente]

Volendo, è quasi più complicato dell’acqua trasformata in vino… e tutto senza il mio aiuto! Comunque, sto vincendo, sto vincendo, STO VINCENDO. Devo pur andarlo a dire a qualcuno e chi meglio di Oreste mi darà la soddisfazione di diventare bordeaux dalla rabbia? Così, ciabattando ciabattando mi dirigo verso la chiesa del quartiere.
Arrivano gli schiamazzi dei ragazzi dal cortile retrostante dell’oratorio. Il portone è spalancato perché, pensate un po’, quell’angelo del focolare sta lavando il pavimento della chiesa. Maniche arrotolate da cui si intravede la maglia della salute, sudore che gli imperla la fronte e il collare giallo a chiazze, zimarra sbottonata fino all’alto addome straripante: questo sarebbe il vicario del vicario di Cristo.
Attraverso il corridoio ancora bagnato, mentre quello, intravedendo una figura con la coda dell’occhio le indirizza: - Abbia un po’ di pazienza, per favore. Tra pochi minuti sarà asc… - si interrompe riconoscendomi – ah, è lei! – e si appoggia sul bastone del mocho come se da un momento all’altro fosse pronto a usarlo come un gun cinese.
- Non mi inviti ad accomodarmi?
- Faccia come crede, tanto non mi pare le importi molto ciò che gradisco e ciò che non gradisco. – mi dice da casalinga frustrata.
- Oh, sì che mi importa altrimenti non sarei qua per una proposta che non puoi rifiutare… - pausa d’effetto con cadenza da Il padrino - lascia perdere il mio figlioccio. Fallo fare a un altro il chierichetto, Savvo è troppo grande ormai, ci deve aiutare in famiglia…
- Bell’aiuto e bella famiglia davvero!
- Patri Basilio, non esagerare che la mia pascienzia ha un limite e tu lo stai superando.
- Lei e la sua famiglia non mi fate paura – caro Oreste, la fai facile nei panni di Basilio; quant’è vero che sono tutti froci col culo degli altri! – Una vera famiglia dovrebbe pensare al benessere dei suoi membri, alla loro felicità, alla loro crescita sana in seno alla società…
- Sei solo chiacchiere e preghiere – dovevo adattarlo rispetto al “chiacchiere e distintivo” de Gli intoccabili -, solo chiacchiere e preghiere. Che ce li dai tu i soldi per campare la famiglia? – Oreste per tutta risposta mi pianta uno sguardo a occhio di bue che, secondo lui, dovrebbe risultare intenso.
- E che c’hai da guardare, ah? Ce l’hai con me? – tiro fuori la pistola e gliela sventolo sotto il naso, meglio di De Niro e Cassel messi insieme – Allora, ce l’hai con me?
Oreste sbianca d’improvviso, realizzando che potrebbe recare un qualche nocumento al suo corpo ospite e io, a questo punto, non ce la faccio più a trattenermi e scoppio in una risata fragorosa, prima agitandomi scompostamente e poi sedendomi per poter continuare a ridere, senza che il povero Cosentino abbia dolori agli addominali.
- Ci sei cascato! Lo sapevo che ci cascavi, sei così… angelico. – e le risate mi portano alle lacrime.
Ha aggrottato le sopracciglia: - Belzebù, sei tu?
- Chiamami pure Belzy, tesoro! – facendo gli occhioni dolci da cocotte.
- Che Dio ti stramaledica… - si avvicina e si accascia su una panca a fianco alla mia.
- L’avrebbe già fatto, ricordi?
- E così sto parlando con un morto.
- Tecnicamente non ancora.
- Non deve essere da molto dato che… - e fa un gesto di inspirazione col naso.
- Sì, grazie, ho fatto buon viaggio, sono arrivato da meno di ventiquattr’ore. Ma quest’uomo mi calza a pennello, non credi? – mi alzo e faccio un piccolo défilé nel corridoio centrale, con movenze da mannequin all’andata e la camminata da bullo al ritorno; il mio collega rimane con l’aria triste, perciò gli strizzo il faccione con una mano prima di dargli un sonoro bacio sulle labbra – E su, non fare ’sta faccia. Non mi dirai che tenevi anche a Cosentino?
- Avrebbe potuto pentirsi.
Scoppio nuovamente a ridere: - Ma lo sai che pensava di entrare in affari con me? Voleva farmi un prestito. Non pensarci più: storia passata. Invece della mia parlata che mi dici?
- Sei ridicolo, avevo capito subito che c’era qualcosa di strano in te.
- Tsé – faccio fintamente piccato – ti perdono solo perché sei geloso delle mie capacità.
- Geloso io? Ma se non sei nemmeno capace di prendere possesso di un umano senza privarlo della vita!
- Questo perché sono un vecchio modello e poi non mi sembra una gran perdita. Comunque, bando ai convenevoli, angioluccio dei miei stivali: Salvo sta con me.
- Primo: ti ricordo che sei in pantofole; secondo: aspetta a cantare vittoria… un paio di scippi non fanno di lui un dannato.
- Come credi, amico mio. - mi alzo e lo prendo tra le braccia, obbligandolo a un giro di valzer - Quand il me prend dans ses bras, il me parle tout bas, je voie la vie en rose
Lo lascio e mi avvio lungo la navata sorridendo e canticchiando il resto dell’aria della Piaf, vento in poppa.

... continua

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