La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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venerdì 16 luglio 2010

Che minchione le formiche! - III - 14p

[continua dal post precedente]

Un ritornello a tamburi battenti con un ritmo vivace, ma ripetitivo intona:

Siamo forti, siamo belli
siam cugini, siam fratelli.

Noi sappiam spaventare
con pistole e lupare,
siamo bravi anche a scortare
nostri capi e merci rare
importare e trafficare.

Se qualcuno si lamenta
a legnate si addormenta
e se vien la polizia
presto andiamo in birreria.

Trallallerollerolà.

Indistinguibili gli uni dagli altri procedono in perfetta fila indiana sfrecciando veloci su ingegnosi trampoli a molle e raggiungendo presto una distesa marina blu dalle lievi increspature disegnate in bianco. Lì altri folletti azzurro chiaro (che coincidenza! come i colori di Napoli), appena sbarcati da scarpe galleggianti, stanno scaricando enormi sacchi di miracolosa polvere bianca, che i fratelli e i cugini prendono sulle loro minuscole spalle dopo aver dato in cambio mille mazzetti di carta colorata.

Siamo forti, siamo belli
siam cugini, siam fratelli.

Trallallerollerolà.

I folletti rossazzurri entrano nel meraviglioso sottobosco verde pino, popolato da farfalle multicolori, lumaconi dalle conchiglie fucsia - che usano come cavalcature in mirabolanti gare di lentezza -, alberi parlanti, fuochi fatui, satiri, centauri, orchi, orchetti, goblin, elfi, hobbit, puffi, umpa lumpa, il Bianconiglio, il Cappellaio Matto, lo Stregatto, la Regina di Cuori, il Leone, la Strega, l’Armadio, l’Uomo di latta, lo Spaventapasseri e il Leone (un altro, diverso da quello di prima). Quasi sovrappopolato, direi, ma si sa, dove si sta in cento si può stare pure in mille.
Tornando agli operosi folletti rossazzurri, prendono la polvere bianca contenuta nei grandi sacchi e ne fanno sacchetti più maneggevoli e tascabili, per distribuirli alla popolazione del sottobosco e a quella delle zone vicine, ricevendone in cambio un milione di mazzetti di carta nera. Questo colore cupo e sporco, però, non piace affatto alle nostre vivaci creature che hanno escogitato un macchinoso, ma efficace sistema di pulizia, per comprendere il quale bisogna quanto meno osservarle nel vivo di un’altra attività.
Considerate per esempio il caso del Cappellaio Matto che per anni ricevette la visita di una coppia di folletti per chiedere mille mazzetti di carta colorata in cambio della loro vigilanza contro ogni pericolo.
CAPPELLAIO: - Ma qui, miei cari, non ci sono pericoli… ci sarebbe in verità la Regina di Cuori che ogni tanto se ne viene con quel suo “Tagliategli la testa!”, ma presa dal lato giusto riesci ad averne buon gioco.
FOLLETTI: - Distrugger potrebbe la tua cappelleria / qualcun con la ribalderia. – canticchiavano, mentre saltellavano da un piede all’altro battendo il ritmo sul pavimento con una buffa mazza rossazzurra.
CAPP.: - Vi ringrazio davvero, ragazzi, tuttavia l’unico che mi abbia importunato recentemente è solo il Bianconiglio che mi mette ansia al solo vederlo da lont… - il cappellaio si interruppe perché i due folletti, sempre saltellando e canticchiando, stavano sfondando tutti i suoi cappelli.
FOLL.: - La tua cappelleria è distrutta, / adesso è proprio brutta. / Se tu ci pagherai / mai più sarai nei guai!
CAPP.: - Be’, non mi resta altro che accettare il vostro servizio.
Il cappellaio pagò, pagò e pagò, finché ebbe un calo nelle vendite dei cappelli e chiese di poter pagare ogni tre mesi. I folletti accettarono di buona voglia, ma dissero che per il fastidio di aspettare si sarebbero presi quattromila mazzetti e non tremila. Il cappellaio pagò, ma in seguito all’effetto serra la temperatura nel sottobosco era aumentata e nessuno voleva più cappelli, perciò fu costretto a chiedere di pagare ogni sei mesi e non più ogni tre. Naturalmente i folletti, saltellando e canticchiando, ne furono felici, ma, essendo ancor più lunga l’attesa, avrebbero preso diecimila mazzetti anziché ottomila. Il cappellaio per un po’ pagò.
CAPP.: - Sono davvero spiacente, miei cari, di non avere i mazzetti per voi… forse potreste ripassare un’altra volta. – disse dopo altri sei mesi.
FOLL.: - La cappelleria adesso è mia / e tu puoi andare via. – canticchiò uno dei due folletti, mentre l’altro saltellando spinse il cappellaio fuori dal negozio.
Il cappellaio andò fuori di matto e cominciò a organizzare delle feste di buon noncompleanno per tutto il vicinato, ma questa è un’altra storia.
I folletti comunque con questo sistema hanno ottenuto la cappelleria, la fabbrica di cioccolato, diversi mulini di hobbit, una fucina di orchetti, l’Armadio, case, alberghi, Vicolo Corto, Vicolo Stretto, Parco della Vittoria, il castello della Regina di Cuori e persino il Regno di Molto Molto Lontano. Hanno quindi fabbricato una serie di canali fluviali bianchi come il latte che salgono e scendono, si allontanano e si avvicinano, si intersecano e corrono paralleli, ma sempre partendo dalla cupola fungina in cui i folletti vivono. Da questa si mettono in movimento minuscole zattere cariche di mazzetti neri, spinte da castori ammaestrati, che arrivati alle chiuse cedono la staffetta a scoiattoli dispettosi, che si muovono in mille direzioni opposte prima di fermarsi in una delle proprietà dei folletti. Qui Cenerentola, Cappuccetto rosso, Raperonzolo, la Bella addormentata nel bosco (svegliata per l’occasione), la Bella e basta, Biancaneve, la Sirenetta, la principessa Fiona e altre fanciulline (perché i folletti sono pure un po’ maschilisti) lavorano di gomito fino a liberare i mazzetti dalla fuliggine e ricavarne tanti bei blocchetti di carta colorata, che ripuliti ripartono finalmente con le stesse modalità verso la cupola fungina.

... continua

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