La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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martedì 13 luglio 2010

Che minchione le formiche! - III - 11p

[continua da post precedente; questo episodio è piaciuto alla Nabu]

Gli compaio di fronte all’improvviso, proprio nell’immenso androne del palazzo, nelle fattezze arabeggianti da me preferite. La carnagione olivastra è simile alla sua, ma qui finiscono le analogie. Lo sovrasto di una buona testa con la nera criniera che mi lambisce le larghe spalle, su cui ricade una candida jellabah. Il corvino dei miei occhi incorniciati di henna incontra i suoi che tradiscono un profondo smarrimento.
- E ora ’sto turco da dove minchia è spuntato? – si chiede Cosentino, pur rimanendo in un gelido silenzio; poi per riportare le cose alla sua quotidianità – Che sei un lavavetri? – mi indirizza dal basso all’alto, mentre infila una mano nella tasca del giubbotto, dove tiene la pistola, e nel frattempo pensa – Però non sembra un lavavetri questo qua. È lavato e stirato come uno di quelli che c’hanno un sacco di mogli e i rubinetti d’oro, lì nei deserti… come minchia si chiamano…
- Sceicchi. – lo aiuto io, lasciandolo inebetito – Ma non sono uno di loro più di quanto non sia un lavavetri.
- E come… come… come…
Prima che si inauguri il nuovo giorno con un altro “come”: - Sapevo che stavi pensando questo? Semplice. – gli rispondo sorridente e affabile con una mano di ieratica comprensione sulla spalla – Perché sono il demonio! – e, dato che il pover’uomo sta pensando a un trucchetto da illusionista, faccio ardere l’intera superficie del mio corpo infondendogli, per qualche secondo, un assaggio di quel che lui chiamerebbe le bocche dell’inferno.
- Oh, Gesù, Giuseppe e Maria! – esclama Cosentino nell’inutile tentativo di scacciarmi con l’aiuto della Sacra Famiglia al gran completo.
- Mi dispiace, ma non ti sarà di nessun giovamento nemmeno invocare la Trinità o tutti i santi del paradiso.
- Perché ho peccato – sta già piagnucolando -, ho tanto peccato nella mia vita, però, io, Dio, ti prego, a te c’ho sempre creduto, e mi pento di tutto quello che ho fatto fino ad ora. Se mi aiuti, Dio santo e benedetto in eterno, ti prometto che mi comporterò come un santo da ora in poi! – si è messo persino in ginocchio e piange come un poppante, la faccia reclina sul pavimento.
- Sei davvero rivoltante, Cosentino! – gli dico spazientito – E io che ero venuto da te per un atto di cortesia, per lasciarti il briciolo di dignità che avevi!
- Ma allora – e mi guarda con gli occhi da triglia, asciugandosi le lacrime col dorso della mano – non sei venuto a prendermi e a portarmi all’inferno con te? – la bua è passata povero e indifeso babbeo, mentre ti aiuto a rialzarti con un’espressione così paterna che nemmeno a Yeshua con Lazar è riuscita meglio.
- Naaaa! – scuoto la testa incredulo, quasi ridendo di quell’assurda congettura; lui fa eco ancora un po’ timoroso alle mie risa – Chi ti ha messo in testa certe idee, benedetto figliolo? E a che scopo? Sentiamo.
- Beh – dice lui per cominciare, un po’ imbarazzato -, perché magari è arrivata la mia ora… non sono stato molto bene ultimamente… e magari avevo pensato che tu… insomma che lei mi avesse giudicato male – mimo l’espressione esterrefatta “chi io?” -, per quei peccati che ho commesso – la mia faccia è tutta una smorfia che esprime “ma quali peccati? quisquilie, venialità” - … qualcosina me la merito, lo so. – gli do un buffetto simbolico sul mento, così giusto per indicare “pace fatta e non pensiamoci più”.
- Ora, caro Cosentino, è venuto il momento di conoscere una volta per tutte la verità. Numero uno: è l’Angelo della Morte che si occupa del reclutamento anime nella vostra ultima ora. Numero due: da quel momento fino a data da destinarsi, ovvero al Giudizio Universale, voi siete morti; punto e basta. Numero tre: col Giudizio Universale mi toccherebbe fabbricare l’inferno. Ma, non preoccuparti, ho già il progetto pronto in un cassetto, le pratiche avviate e gli amici giusti al posto giusto…
- Quindi tu… lei non intende farmi del male, vero?
- Diciamo che non è il mio scopo diretto. Sono qui per una specie di prestito… e no, hai capito male, Cosentino! Lo so che tu di prestiti ci campi, ma non è dei tuoi soldi che ho bisogno. Devo prendere possesso del tuo corpo per qualche giorno…
- Co-co-cosa? – è impallidito; non starà per ricominciare a piagnucolare, mi auguro – Qualche giorno?
- Sì, tre per l’esattezza.
- E poi te… se ne andrà?
- Questa è la mia intenzione, anzi la mia promessa, giurin giurello. – dico baciando due dita a formare una croce.
- Sicuro sicuro?
- Parola di boy scout! – e gli do il cinque – Anche perché, si sa, l’ospite è come il pesce: dopo tre giorni, puzza.
Rido di gusto a pieni polmoni, non riuscendo a trattenermi, in un modo talmente coinvolgente che anche Cosentino mi viene dietro. Sembra che io stia per smettere e invece ricomincio dopo un leggero risucchio con un ritmo cadenzato AAH-AH-AH, prima più lungo AAH, poi due brevi AH-AH, ancora e ancora, finché Cosentino non apre bocca insieme a me, non prende fiato insieme a me, non muove i polmoni e tutta la sua energia vitale insieme a me. All’unisono. Come un solo uomo.

... continua

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