La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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lunedì 12 luglio 2010

Che minchione le formiche! - III - 10p

[continua da post precedente]
Li lascio e m’incammino verso la mia postazione, dove mi verranno a cercare tra poco. Il tempo di stancarsi di parlare delle minnuzze di Samantha, di sturare bottiglie con Natascia, di ragionare su Debborah, una compagna ripetente della terza, e il suo tariffario, che riporto qui di seguito, perché la ragazza ha appena quattordici anni e si sa che farsi una professione agli inizi è sempre difficile, soprattutto con la concorrenza che c’è al giorno d’oggi:
palpatina al seno: € 5,00
palpatina al sedere: € 5,00
palpatina alla passera: € 7,50
occhiata a ciascun elemento: € 2,50
due occhiate o più: è sufficiente fare la somma
slinguazzata breve sopra: € 10,00
slinguazzata breve sotto: € 15,00
scopata: non pervenuto (pare che nei locali scolastici non si senta a proprio agio)
  
Se sono proprio in vena, passeranno all’argomento scooter: gliel’hai tolta la strozzatura? non ancora? perché? io l’ho truccato, mi fa i 60 in salita, i 90 in discesa. sì, vabbé, il mio fa 90 in salita e 120 in discesa. ma quale salita? ma quale discesa? te la devi fare tu, però, dopo la miscela, con meno olio. con più olio. glieli hai messi i pedali dietro? non ancora. glieli devi mettere. non ne ho soldi. ma se era per quello perché non lo dicevi subito? li rubiamo al primo che troviamo. non volevo dare disturbo. ma che disturbo!
E in sequenza al calcio (o forse prima): hai visto ieri Aspirinho? un colpo di culo. ma che colpo di culo, è un fuoriclasse! fa di quei gol che nemmeno lo vedono. e infatti non c’era, ha fatto tutto da solo il portiere. hai sentito che Ombretto del Catania se ne vuole andare a Barcellona. cornuto, se lo fa, è un cornuto. se lo piglio, lo ammazzo. vado fino in Portogallo a prenderlo. ma Barcellona non è in Portogallo, ignorante, è in Francia. ignoranti tutti e due, è in Spagna. ah, sì, e allora Madrid dov’è? ma invece nel prossimo striscione come scriviamo “Catanesi si nasce” o “Catanisi si nasci”? “Catanesi si nasce” perché è in italiano e se c’è la televisione lo capiscono tutti. “Catanisi si nasci” è più bello e poi lo capiscono tutti lo stesso. sì, però, con “Catanisi si nasci” facciamo la figura degli ignoranti. tu com’è che dici? “Catanisi si nasci”, vabbé, che c’entra, è come Savvo, che si dice Savvo, ma si scrive con la “l”.
Eccetera, eccetera, eccetera.
Questo corpo comincia a starmi stretto: abbasso di riflesso la cerniera della giacca della tuta e mi massaggio la gola rugosa e pungente, grattandomi con vigore il sottomento, non troppo vistoso, per fortuna, per quanto flaccido. D’altronde non è che avessi tanta scelta: il tempo è stato tiranno, ma è andata come doveva andare, quindi se son rose fioriranno; in ogni caso è sempre meglio un uovo oggi che una gallina domani, anche perché l’uovo in questione è una gallina vecchia che, si sa, fa buon brodo… e poi chi si somiglia si piglia. E, in effetti, si è trattato di qualcosa di molto vicino all’innamoramento.
Era quasi la mezzanotte di ieri quando lo vidi per la prima volta, ma non fu una scelta guidata dall’urgenza, quanto dal mio istinto razionale. Qualcuno avrà storto il naso e con vocetta saccente si starà dicendo: ma non esiste un “istinto razionale”! Forse per voi, povere creature imperfette votate alla mortalità e all’insoddisfazione. In me l’analisi dei vantaggi ottenibili va sempre di pari passo con la brama di ottenerli ed è questo che mi rende un essere felice, al contrario di voi che desiderate la casa che non potrete mai acquistare, la donna o l’uomo che non vi ama, la professione che non vi si addice, la vita che vi ostinerete a percorrere senza alcun successo. Chiusa parentesi, quell’uomo faceva proprio al caso mio. Infatti, dopo aver messo da parte la mia naturale ripugnanza verso i vostri involucri corporei (la vostra pelle grassa e il suo odore acidulo di formaggio avariato, la vostra temperatura corporea perennemente soggetta all’ambiente che vi circonda, la necessità costante di introdurre liquidi e solidi nel vostro organismo e al contempo di evacuarne le scorie e soprattutto la vostra capacità di provare il Dolore, l’abbacinante dolore, l’intollerabile dolore e la Paura del dolore) – e il suo non era messo peggio di tanti altri: cinquantun anni, centosettantatre centimetri di altezza per settantuno chili, corpo segaligno, pelle olivastra assottigliata e macchiata dalla degenerazione cellulare che avanza, capelli brizzolati, tre denti avariati, un grado e mezzo di presbiopia, una piccola disfunzione renale, tendenza alla diverticolite, alluci valghi soggetti a frequenti infiammazioni -, mi entusiasmai per il ruolo che aveva giocato nella vita di Savvo.
Innanzi tutto Giuseppe Cosentino – perché questo è il suo nome - è il marito di Maria La Rosa, figlia di Salvatore La Rosa, zio di Nunzio La Rosa, che è poi il padre di un omonimo Salvatore La Rosa, da noi meglio conosciuto come Savvo, quindi diretto cugino del padre, nonché suo mentore degli anni giovanili quando ancor lungo la speme e breve ha la memoria il corso. Ancora oggi assiduo frequentatore del paterno ostello per partitelle amichevoli a tressette o di briscola in cinque, in cui le puntate non superano mai la ficcata con sua madre, e spesso un onesto datore di lavoro per tutti i membri attivi della famiglia. Lo definirei una figura di riferimento e un benefattore ancor prima che un parente. Quindi andai da lui, prima di incarnarmi, per le presentazioni di rito. Ho sempre una certa verginale ritrosia a prendere possesso di un umano senza avergliene dato sentore. È un po’ una questione di buona creanza, di stile, anche se la scaramanzia ha la sua parte sulla scena. Come dire: fatto la prima volta, perché non continuare tutte le altre?

... continua

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