La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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lunedì 21 giugno 2010

Che minchione le formiche! III-1p


[continua dal post precedente]

Capitolo III


La doppia visione è finita nell’istante stesso in cui l’ho desiderato e al sollievo di aver lasciato quell’orribile chiesa si sostituisce il ritrovato disgusto per il budello in cui Lui mi ospita. Deve aver capito che tutta questa situazione mi puzza di bruciato: se questi per Lui sono risultati “discreti”, l’ottimo sarà forse destinabile a chi bestemmia una sola volta al giorno, alle prostitute che vorrebbero cambiare mestiere, a chi è colpevole di un omicidio preterintenzionale essendosene poi pentito, alla madre che ha quasi strangolato il proprio neonato… Lui sorride e io strizzo gli occhi e aggrotto la fronte tentando un ultimo sforzo di comprensione, ma inutilmente.
- Azazel, figlio mio – mi chiama così, il suo “essere forte”, tutte le volte che intende adularmi; la prima volta che gli umani mi hanno dato quel nome è stato dopo la mia prima unione con una loro femmina, quindi potrebbe anche essere un messaggio: farmi capire che ha già accettato la mia Maria-Elena -, non devi sottovalutare questa sfida. Ricordati che hai solo tre giorni di tempo – ha detto solo “tempo” nient’altro! – e di tempo terrestre, del pianeta Terra del Sistema Solare della Via Lattea… non mi freghi più con i tuoi giochetti, quindi mettiti d’impegno.
- Posso andare adesso? – provo l’ultima carta rimastami.
- No che non puoi, non ancora. Dovrai agire con la sola arma della persuasione, come Oreste, per cui ti revoco i tuoi poteri da ora fino alla mezzanotte del 24 dicembre.
- Non puoi farmi questo…
- Non posso?
- Non devi – arcua un sopracciglio con fare poco convinto -, non dovresti… - sto sbagliando tutto; occorre un rapporto più paritario tra noi: io ho fatto sempre tanto per Lui e Lui ha bisogno di me; non intendo essere sfruttato, mentre Lui gode del mio lavoro; ho i miei diritti e poi dov’è andata a finire la concertazione? – Apriamo un tavolo di trattative.
Sta sorridendo, riesco sempre a farlo distendere, per questo mi vuole bene: - Se proprio ci tieni, ti accontento subito.
Mi fa comparire una valigia metallica, proprio in mezzo a quel pavimento inzaccherato. Faccio per aprirla incuriosito e capisco trattarsi di uno di quei tavolini apriechiudi da campeggio, tanto in voga negli anni ’70.
- Che simpatico, davvero divertente! – mugugno ironico, ma senza farmi abbattere procedo ugualmente all’apertura dello strumento negoziale, adeguandomi con estrema dignità alla modesta seduta che trovo al suo interno. È il momento di discutere la mia posizione contrattuale e di regolamentare una volta per tutte il nostro rapporto professionale, altrimenti mi vedrò costretto ad incrociare le braccia. Lui continua a sorridere: buon segno – Punto uno all’ordine del giorno. Mantenimento della lettura del pensiero di tutti gli umani che incontrerò in seno a questa missione e anche di Oreste.
- Scordatelo.
- Allora di tutti gli umani.
- Non se ne parla nemmeno.
- Di Savvo o rinuncio.
Lo vedo ruminare un po’ sul da farsi, aggrottare la fronte, fessurare gli occhi, stantuffare col naso, infine sbuffare un: - Accordato, cos’altro?
Dal mio scranno plastificato mi travesto per l’occasione. Arrotolo all’avambraccio la camicia operaia a quadri, tiro leggermente su dalla cintola i pantaloni di velluto a coste, inforco gli occhiali da un astuccio in ecopelle appeso al collo e dal taschino della camicia spuntano fuori dei fogli stropicciati da cui leggo: - Punto due. Quale rimborso di… - faccio comparire sul tavolo una gigantesca calcolatrice a rullo e digito alla velocità della luce – trentaquattro giorni per il primo anno (terrestre!) di prova, trentasei giorni per cinque miliardi di anni a seguire, più la maggiorazione di due giorni per ognuno dei due milioni e mezzo di anni di livello professionale in “demonologia”, un centinaio di giorni di trasferta durante le incarnazioni  – un roboante DIN DIN conclude le operazioni e l’intero rullo di carta si srotola su tutto il tavolo prima, riempiendo la grande cavità intestinale, in cui ci troviamo, poi -, fa circa, calcolati per difetto, centottanta miliardi di giorni di ferie non godute. – Lui inghiotte rumorosamente e spalanca le enormi fauci – Riprendiamo, punto due. Godimento per i tre giorni a seguire delle serate libere dalle 20:30 fino alle 07:00 dell’indomani con annessa possibilità di dismissione delle future vesti corporee e di tutte le loro conseguenti limitazioni.
- Ac-ce-t-to. – lo sento balbettare – Purché non ci siano intromissioni notturne nella tua sfida.
Con un termine facilmente comprensibile da voi umani ho riacquistato, quantomeno part-time, i miei poteri magici. Il che non è cosa da poco: talvolta fa la differenza tra il credere e il non credere. Si fa presto a dire “se c’è la fede!”, ma vi posso assicurare che voi umani siete dei tipetti tosti da convincere e che, modestamente parlando, anche il Nazareno senza i miei servizi avrebbe avuto ben pochi pecoroni al suo seguito.

...continua

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