La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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sabato 19 giugno 2010

Che minchione le formiche! II-19p

[continua dal post precendente]

La signora – che in quanto femmina del Verro non me ne vorrà per l’inevitabile definizione - Troia e soprattutto la figlia non erano in vista e l’intera comitiva dei Nati Catanesi lo trovò un vero peccato, essendo entrambe di costituzione fiorente e di indole generosa. Savvo le ha rese protagoniste di non pochi sogni mattutini ad occhi chiusi, in cui ciò che non è brina si posa sui virgulti di tenera esuberanza, e di alcuni ad occhi aperti, quando l’immaginazione lo priva di sue coetanee. Ma anche loro erano sul posto e appena qualche ora dopo da buone donne di guerrieri si trovarono davanti all’uscio del loro focolare a porgere con cortesia e dedizione mazze, randelli, spranghe e biglie di ferro, incitando gli uomini alla battaglia con parole che solo discendenti di spartane potevano pronunciare: “Li dovevano ammazzare da piccoli, quei figli di donne dedite alla fellazio!” o “Spolpateveli senza lasciare neppure l’osso!” oppure “Spaccategli le corna” o infine, per qualcuno dei più intimi “Giuramelo che un colpo glielo devi dare anche da parte mia”.
E i combattimenti furono uno spettacolo indimenticabile, certo un po’ scomposti e lasciati alla libera iniziativa, tuttavia, o forse proprio per questo, diedero vita ad entusiasmanti fantasmagorie. Uomini-razzi si lanciarono dagli spalti piroettando su se stessi prima di ritoccare il suolo; uomini-sanitari, con le gambe umane e la testa da water o mitici esseri con braccia-lavabo, proruppero scroscianti in mezzo alla folla, gorgogliando temerari e scaricando tutta la loro liquida rabbia contro playmobil fischianti e rotanti in una pista da perenne girotondo; uomini-spermatozoi rinunciarono al loro individualismo e si unirono a centinaia, migliaia come un unico corpo e una sola mente, mossi dal desiderio di spingere, andare a segno, sfondare, correre a perdifiato verso l’ambito premio finale, seguire il flusso della corrente uccidendo al loro passaggio il noiosissimo uomo-filosofo che non fa un passo senza chiedersi “dove andiamo? perché viviamo? cosa c’è oltre?”. Poi l’aria si addensò di fitta nebbia brulicante di vita e, mentre spuntavano dal suo interno fuochi fatui guizzanti in ogni direzione, come sospinti dal vento, fu il segno che lo show stava giungendo al suo culmine. Mancarono gli applausi del pubblico, sospeso in un’atmosfera di stupefazione, ma, se mi consentite una piccola aggiunta – tu, lettore, stai pensando: “Fatto trenta, ti preoccupi di fare trentuno?”; attento al tono che usi, potrebbe dispiacermi e non mi costerebbe fatica venirti a trovare, in qualunque spazio-tempo tu sia -, si elevò un concerto di violini striduli e sincopati. Urla di terrore si sparsero per le piazze, dove ormai si era spostato lo spettacolo itinerante, quasi che vi fosse il mio zampino in tutto questo. La musica si fece vertiginosa in un crescendo che attendeva l’orgasmo finale, mentre i due schieramenti cozzavano e si ritraevano come in un affollatissimo pogo.
Quando la danza ebbe fine, milleduecentoquattro sapiens sapiens (regno: animale, classe: mammifero, ordine: primate, famiglia: ominide, ultimo anello evolutivo del genere homo, unica creatura razionale del pianeta Terra, nonché dell’intero universo), di cui quattrocentocinquantadue della periferia di Savvo, erano feriti e uno era morto.
- E tu che hai fatto allora? – gli chiede Piero con gli occhi sgranati dallo stupore e dall’ammirazione.
- E che vuoi che facevo? Sono scappato come tutti gli altri. – risponde Savvo condiscendente.
- Ma che è vero che lo conoscevi quel poriddazzo, l’unico che sono riusciti a tenere dentro?
- Non io personalmente. Giuffrida me ne ha parlato, prima che lo pigliavano.
- Ah, perché anche a lui hanno preso?
- ’Nzai niente allora? Giuffrida l’hanno pigliato, ma per spaccio e per resistenza a pubblico ufficiale…
- Vabbé – lo interrompe Iancelo -, ma la resistenza è normale, anche a Verri gliel’hanno data e si è fatta solo la condizionale. – dice tutto soddisfatto di saperne qualcosa anche lui.
- Che bestia! – lo onora Savvo con uno scapaccione e dandogli una lezione di codice di procedura penale, di cui la maggior parte di loro è edotta in tenera età – Con la condizionale non ti hanno condannato, mentre con la libertà condizionata ti vengono a controllare a casa. Come a mio patri. – sta pensando lui e sa che anche gli altri condividono questa sua stessa riflessione, ma non glielo diranno mai in faccia, se non sono dell’umore di essere picchiati a sangue e dal silenzio intorno evidentemente non lo sono. – Comunque neanche con lo spaccio l’hanno condannato, perché si è dato per tossico e l’hanno messo in comunità e tra ’ntannicchia è di nuovo fuori. Ma ti stavo dicendo che prima che lo pigliavano mi ha raccontato di quel cristiano di diciassette anni: c’hanno fatto una soffiata loro stessi agli sbiri, ché quelli un nome lo volevano per forza… era uno dei loro che è morto e pure importante era, il cornuto. – per chi non è avvezzo al colore locale, non cada nel tranello di considerarlo un insulto che suggerisca comportamenti poco onesti della moglie del defunto. Nulla di tutto ciò. “Cornuto e sbiro” è un’endiadi inscindibile da queste parti per qualunque impiegato dell’ordine pubblico – Perciò un nome glielo dovevano fare se no ci cacavano la minchia a tutti quanti per chissà quanto tempo.
- Ma che l’ha ammazzato veramente lui lo sbiro? – ci riprova Iancelo, mettendosi fuori portata onde evitare altre eventuali reazioni educative.
- Certo che no, cretino, non è che si sa veramente chi è stato in quella confusione. Il caruso c’era però, non ha ancora i diciotto ed è incensurato. Gli hanno trovato un bravo avvocato e ci stanno dando qualcosa alla famiglia. Si fa qualche mese alla Bicocca – il penitenziario minorile – ed è fuori. E quando esce, se si è stato muto, Santapietraepaola qualche lavoro glielo trova.
A questo punto non credo di aver bisogno di nient’altro per ritornare nel presente e il quadro d’insieme mi fa pensare che Chi so io abbia in serbo una qualche sorpresina per il sottoscritto.

... continua

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