La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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mercoledì 16 giugno 2010

Che minchione le formiche! II-18p

[continua dal post precendete]

- Certamente, Illustrissimo Signor Giudice – quest’ultimo scuote il capo avvilito -, lasci per l’appunto che vada al nodo vero del problema.

Il giorno precedente si era avuto un incontro al vertice a scopo transattivo tra il Presidente del Catania Calcio e Falsaperla, primo emissario del signor Santapietraepaola, supervisore dell’economia e della politica catanesi. Quando la segretaria gli comunicò all’interfono l’inattesa visita, il povero Presidente per poco non si uccise con l’eccesso di saliva che deglutì. Gli sembrò che le pompe di calore fossero state regolate a una temperatura troppo elevata e, leggendo sul telecomando 19 °C, non gli restò che maledire il polpo marinato appena mangiato da Saretto agli Archi della Marina. Appena risentì la vocetta acuta di Luana che gli richiedeva, fresca come una rosa, cosa dovesse dire al signore, fu tentato di far riferire che era troppo occupato e che si sarebbe fatto vivo lui stesso. Quell’ultima espressione, però, gli ricordò con straordinaria immediatezza quanto potesse rivelarsi falsa nella sua natura strettamente letterale, se proprio allora si fosse rifiutato di ricevere un uomo di Santapietraepaola.
Falsaperla era un tipetto segaligno, sotto il metro e settanta, un look casual composto da tuta acetata verde, scarpe da tennis bianche e berretto con visiera rosa, trentadue anni che gli solcavano vistosamente il volto. Entrò nello studio senza salutare, gettando degli sguardi distratti alle foto d’epoca della squadra, poi si sedette proprio di fronte alla scrivania, prima che il Presidente riuscisse a ritrovare un po’ della sua abituale buona educazione.
- Le porto i saluti di chi lei sa. 13
- Beh… grazie, ricambi. – rispose l’altro colmo d’imbarazzo.
- So che lei è molto occupato – il Presidente si chiese all’istante se Falsaperla riuscisse anche a leggergli nel pensiero, ma questo se non c’è il mio zampino non può accadere -, perciò non le faccio perdere altro tempo. Il suo regalo di fine anno è stato gradito, ma la squadra cresce e anche noi vogliamo farla crescere, quindi i nostri precedenti accordi non vanno più bene.
- Quanto ancora? – per il Presidente quella discussione aveva un effetto sauna, peccato che con il colesterolo a 240 e trigliceridi a 450 non fosse la cura dimagrante per lui più salutare. Il suo cuore, mentre il pover’uomo continuava a grondare sudore, cominciò a ballare la danza della pioggia.
- Altri venti. – Falsaperla sorrise, pensando alla percentuale che gliene sarebbe venuta in tasca.
- Mila? – chiese il Presidente tranquillizzandosi e abbandonando quel colorito paonazzo.
L’altro con l’agilità di un furetto si proiettò sulla scrivania fino ad afferrarlo per la cravatta, stringendogli il nodo: - Che pensi che mi faccio prendere per il culo da uno come te? – poi allentò la presa e fece per andarsene; prima di aprire la porta aggiunse – Prima della partita, sennunca ti roviniamo il campionato.
Ma il Presidente i soldi non li aveva trovati e nessuna banca aveva voluto prestaglierli perché la società non presentava molte garanzie. Perciò, adesso sapete a chi si riferiva, quando, intervistato il giorno dopo gli incidenti al Massimino, dichiarava con ossessione iterativa “mi hanno rovinato”.


- Ma questo è tutto veroooo? – si leva un coro di voci all’unisono, bocche spalancate al chiarore lunare (gobba a ponente stupore crescente, gobba a levante stupore calante).
- Vi ho mai mentito? – ciascuno di voi, pensa che ti ripensa, rileva con acuto senso d’osservazione che, beh effettivamente, non sono quel grande esempio di affidabilità che pretendo di essere – La risposta è: ma certo che l’ho fatto e sempre con enorme piacere! E stavolta? Vi starete chiedendo. Come se fosse così importante il singolo evento, la minuscola moneta di rame nel paiolo del tesoro degli gnomi. Per quanto mi riguarda io bado all’armonia dell’insieme, alla coerenza nella teoria dei mondi possibili, al fascino di una squisita affabulazione. Attendervi da me il vero, nudo e crudo? Più facilmente figlierebbe un eunuco.


Comunque, torniamo al nostro Giuffrida (o il cavaliere della Madama Bianca) che come è venuto se ne va, dopo aver tracciato le linee guida per il pomeriggio del partitone.
Il 2 febbraio, subito dopo pranzo Savvo, Macco e Iaffio – che sono lì fieri perché di quell’epopea sono stati anche loro gli eroici protagonisti – insieme al resto del C.S.N., dei Furiosi e dei Dicatina avevano già parcheggiato gli scooter a pochi isolati dallo stadio e vi stavano entrando – privi di quegli oggetti goliardici, perché avrebbero trovato all’interno i Verri, la famiglia del custode, pronta a offrirne ai richiedenti, quali gentili strenne preagatine - con le intenzioni festaiole di cui sopra.
Videro papà Verro grufolare nel pressi dei bagni con il lattonzolo primogenito – in realtà di diciannove anni suonati, ma ancora simbioticamente legato alla famiglia d’origine, ovvero per chi non mastichi la lingua di Aristotele “convivente” – e si lanciarono sguardi d’intesa. Entrambi al saluto urlato alla palermitana di COINNUTI risposero con un dito medio levato, che metteva in bella mostra il loro tatuaggio di appartenenza al Club Dicatina: una grossa catena intorno al polso destro, che rappresentava in modo esemplare la metafora locale “essere pazzi da incatenare”. Anche ad un occhio inesperto, lo stomaco prominente del Verro – padre – ne faceva un perfetto candidato alla prossima macellazione. Ma gli attributi maschili doveva averli altrettanto sviluppati se, per condurlo al mattatoio qualche giorno dopo, sarebbero occorsi cinque robusti macellai muniti di bastoni e cappi, che avendolo visto agitarsi, schiumare e avendolo sentito latrare “sbiri bastardi da mille euro al mese!” – a questo proposito mi sorge un dubbio: se fossero pagati tremila euro, sarebbero meno bastardi o costituirebbe un’aggravante? – lo pensarono affetto da idrofobia. E come tale, in qualunque società che si possa definire civile, avrebbe dovuto essere abbattuto. Non così avvenne, perché analizza che ti analizza saltò fuori che non solo non era colpito da nessuna patologia contagiosa e letale, ma anzi era stato allevato da uomini onorevoli per finire, al momento opportuno, come porchetta di Santapietraepaola. Così va la vita.

... continua


13 - Ora, giuro sulla Sua Essenza che la coincidenza dei miei sottintesi con quelli di Falsaperla è più apparente che reale, dato che, quando parlo di voi sapete Chi, innanzi tutto uso la maiuscola, inoltre non porto mai i suoi saluti, infine mai vorrei imitare un uomo con un tale cattivo gusto nella scelta del vestiario.

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