La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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sabato 5 giugno 2010

Che minchione le formiche! II-16p

[continua dal post precedente]


Uno degli anonimi giocatori fuori campo aiuta Luiggi a rialzarsi e, sostenendolo, lo riaccompagna a casa, mentre il resto del gruppo rimane compatto attorno al Suo campione nell’attesa di nuove esaltanti sfide. Ma Savvo è stanco di giocare e in fondo gli brucia di non aver vinto regolarmente.
- C’ho caldo, carusi, io me ne vado. 
Male, malissimo! Dopo questo eccellente exploit, mi cadi nella frustrazione? Non vorrai dargliela vinta a quel cretino di Oreste, vero? Almeno non questa volta che c’è in gioco l’eternità per Maria-Elena. Riprenditi, figliolo.
- ’Spe, Savvo – gli sta dicendo Macco, permettendosi di bloccarlo per l’avambraccio, come concesso a pochi altri -, mettiamoci dentro che c’è più fresco e racconti a Piero, che è tornato da poco con la sua famiglia da Milano, di quella volta del Catania-Palermo.
Gli altri si uniscono in un coro di “sì, sì, dai, raccontaglielo”, ansiosi più del novizio di riascoltare le gesta eroiche di quest’epica moderna dalla bocca di un aedo, che so all’istante esserne stato attore, oltre che diretto testimone. Si siedono nelle panche in fondo alla sala, mentre Oreste rassetta gli strumenti del mestiere, e porgono l’orecchio silenziosi in questo misterioso rito collettivo.
- È stato il 2 febbraio, no? – esordisce Piero - Che io e mio patri volevamo scendere un po’ prima di Sant’Agata, ma mia matri ci ha detto: “E ch’è mi lasciate sola con la picciridda (mia soru, la piccola) in treno?” E io ci ho risposto: “’Nzamai se l’arrobbano!” – risate generali – ché volevo scendere per forza, ma mio patri me ne ha data una che mi ha fatto volare per aria. – altre risate.
Improvvisamente colti da irrefrenabile impulso digressivo, iniziano a raccontare all’unisono – a tal punto che solo per la Prima Intelligenza da Lui creata sia possibile discernere i loro discorsi e comprenderli, considerato anche che la retorica non è proprio la più eccelsa delle loro arti. Nino sta illustrando di quella volta in cui controbatté un’accusa paterna di spergiuro (sic; il padre: - Munzignaro che non sei altro! Me li hai presi tu i dieci euro dalla tasca!; Nino: - Non sono stato io, lo giuro su quanto voglio bene a mia matri!; il padre: - Munzignaro, non ti vergogni a giurare su tua matri?) e alla fine ne prese tante, sottolinea con orgoglio, che suo padre aveva persino le mani doloranti. Iancelo in passato, obbligato a rimanere in casa dai genitori per occuparsi della sorella di tre anni, rilevò in loro presenza che, per quanto gli concerneva, quella cosa “ca feti”2 – sarebbe stato un peccato alterare l’ingiuria, non credete? Questa, infatti, contiene in sé una sua genuina perfezione, da un lato degradando l’offeso al rango di oggetto, dall’altro paragonandolo con garbo ad un elemento di defecazione – avrebbero potuto anche buttarla nell’immondizia – se non altro per esigenze metaforiche la conseguenza era logica. Il capo famiglia, poco sensibile al suo abile gioco lessical-semantico, concluse la vicenda nel medesimo modo più sopra riportato.
Mentre tutti gli altri – eccetto Macco, che preferisce osservare la scenetta e sorridere distaccato, e LICANTRO che le prende talmente tante volte che gli si presentano all’imbocco della memoria tutte insieme; così, come il flusso di una cascata da un collo di bottiglia, non c’è verso che ne tragga fuori nemmeno una – continuano a spiattellare confusamente ricordi personali a proprio uso e consumo, dato che reciprocamente né si sentono, né si comprendono, Savvo ruggisce uno “statevi muti”.


... continua

2. Puzzolente.

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