La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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venerdì 4 giugno 2010

Che minchione le formiche! II-15p

[continua dal post precedente]

Oppure, un rewind veloce all’inizio della visione: Savvo urla con una tale violenza che la gola gli si graffia fino a stillare sangue, il cuore inizia a pulsare al galoppo. Ottanta, ottantacinque, novanta, cento, centodieci, centocinquanta, duecento. Fa appena in tempo a portarsi le mani al petto che sembra scoppiargli, quando l’ischemia sopravvenuta al suo muscolo cardiaco gli provoca un’angina pectoris – non è deliziooooso il termine “angina”? Mi fa pensare ad una bambinetta paffuta dalle gote rosee: “Angina, tesoro, vieni che è l’ora della merenda!” e Angina brava e bella corre felice verso le braccia del suo papà e della mamma Maria-Elena – che lo fa contorcere per mezzo minuto circa. Poi dall’angina all’infarto miocardico il passo è breve. Il finale mi secco a variarlo, perciò ve lo ripropongo identico. I ragazzi attorno a lui rimangono prima impassibili, poi, mossi da un irrefrenabile impulso, che loro stessi rinunciano a spiegarsi, lo tirano su di peso e lo abbandonano ai lati del campo, provando uno strano sollievo – peggio per voi se lo avete riletto, ve l’avevo detto che era identico!
Comunque, non mi resta che rimettere il mio sogno nel cassetto, primo perché quello che sto osservando è il passato e come tale assolutamente immodificabile, secundo il ragazzotto in questione è il mio personale pallone in questa gara.
Al ventunesimo minuto di gioco la squadra di Macco, con le sue quattordici reti a sei, ha raggiunto un irrecuperabile vantaggio, considerato che cinque avversari su sette sono letteralmente spompati e arroccati in una difesa immobile attorno alla porta. 
- Siete delle minchie mosce! – li redarguisce il loro capitano honoris causa (dato che Iaffio, l’anziano del gruppo, non concepisce un pensiero autonomo nemmeno se glielo scrivono prima), poi rivolgendosi a Macco – Guarda che dobbiamo interrompere, con questi non si può giocare.
- È perché non vuoi perdere. – butta lì Luiggi, l’unico senza traccia di fiatone, strappando un mezzo sorriso a Macco che sa già come gli andrà a finire.
- Che minchia dici! – Savvo è sul piede di guerra, gli si avvicina fino a sfiorargli il torace; l’altro lo supera di una spanna, ma sta già indietreggiando – Andiamocene fuori e così vediamo chi ha ragione. 
Cosa intenderà per “aver ragione”, una cristiana ordalia? I due contendenti si affrontano nell’arena, mentre l’unico vero Dio fa da arbitro, dando il segnale d’inizio con un terribile fulmine a ciel sereno. Savvo affonda un attacco furibondo urlandogli (bravo! in tutti gli eserciti è la prima tecnica per intimidire) sue presunte origini da una donna dedita alla fellazio. Le braccia e le gambe mulinano colpi sgraziati, ma non privi di efficacia e, mentre Luiggi cade a terra cercando di proteggersi a uovo, l’altro sferra gli ultimi decisivi calci ai reni. Un gong improbabile risuona nell’aria, contemporaneamente all’ingresso di una svestita e sorridente cocotte con una busta da parte di Dio. 
Me la consegna e con voce stentorea annuncio al microfono: - The winner is… - sospensione di rito – Savvo! Dio dunque stabilisce che la partita si interrompa in parità senza alcun disonore per la squadra di Savvo.
Il fulmine, il gong, la cocotte e la mia entrata in scena mi si accordino per licenza poetica, quanto al resto della cronaca non l’ho modificato di una virgola.

... continua

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