La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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martedì 1 giugno 2010

Che minchione le formiche! II-14p

[continua dal post precedente]

Già nel cortile dell’oratorio, con il pallone sotto braccio Savvo prende in mano la situazione: - Allora, io e Macco facciamo le squadre. Comincio io e scelgo Nino. – sta pensando – Quello è un furetto in campo, gli faccio fare l’ala e io la punta, così Macco ce la suca.
Macco a seguire chiama un certo “Luiggi” fuori dal coretto degli irriducibili, ma di pregevoli qualità sportive, mentre Savvo ama giocare in casa con Iaffio, anche perché per avvicinarsi con lui in porta ci vorrà un bel po’ di fegato. Un anno addietro si è gettato sull’attaccante anziché sulla palla, rompendogli involontariamente un ginocchio, con il risultato che ad oggi, con lui portiere, non ci sono stati tiri più vicini dei cinque metri. Macco subito dopo riesce ad accaparrarsi LICANTRO e per stizza Savvo ribatte che l’offerta è un prendidue con Iancelo incluso e che se non gli sta bene può pure tornarsene a casa.
Iancelo tenta la sua carta: - Se fate così allora non gioco. – e fa per andarsene, ma, rendendosi conto che nessuno lo trattiene, rimane un po’ in disparte tra i mugugni per poi ritornare tra le fila di Macco.
Finite le convocazioni, si entra nel vivo del gioco. 43 °C al sole, 40 nelle poche zone in ombra, la loro pressione sanguigna è salita ad appena 90, nonostante la corsa serrata, grondano sudore fin dal primo minuto con la lingua il cinquanta per cento più secca. Se non avessi la certezza della loro attuale esistenza in vita, li darei per spacciati nel giro di una mezz’ora. I loro pensieri si sono azzerati (più di prima, se possibile), concentrati a rincorrere la palla, farsi lo sgambetto, insultarsi, sputarsi, picchiarsi, interrompere il gioco per separarsi e ricominciare le stesse azioni a ciclo continuo. Luiggi della squadra di Macco sembra fare la differenza e continua a tirare in porta con una tale furia che neppure i ruggiti di Iaffio riescono a fermare. È un fuori classe e tra meno di cinque anni sarà in nazionale. I suoi avversari ne sono perfettamente consapevoli. Tutti, tranne Savvo, che nel frattempo, sentendosi un divo incompreso, sputa sentenze di morte sui compagni di squadra, incapaci, a suo dire, di schierarsi in difesa, di interrompere l’altrui verticalizzazione, di coprire la porta, di portare palla, di tenere palla, di tirargli passaggi decenti.
Si sgola fino a inaridirsi l’ugola con laconici messaggi che reputa di sicura efficacia: - Passa! Corri, corri! Prendigliela! Dribbbla! - il tutto farcito di insulti che vanno dall’abusato “cretino”, al colorito “minchione”, al metaforico e geniale “sei un cacapiscio”.
Per un attimo mi estranio e lo vedo bloccarsi all’improvviso, portandosi le mani al collo, la giugulare gonfia, gli occhi strabuzzati, la bocca aperta a cercare inutilmente di immettere aria nei suoi polmoni. Ha ingoiato una minuscola ape, che, pungendogli la laringe, provoca il suo ingrossamento fino all’ostruzione – non è necessario cercare lo shock anafilattico in questo caso.  Le ginocchia gli si piegano, sbatte i pugni a terra in un ultimo, vano tentativo di opporsi all’inevitabile, mentre i ragazzi attorno a lui rimangono prima impassibili, poi, mossi da un irrefrenabile impulso, che loro stessi rinunciano a spiegarsi, lo tirano su di peso e lo abbandonano ai lati del campo, provando uno strano sollievo.

... continua

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