La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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domenica 2 maggio 2010

I miei romanzi

Ho iniziato a scrivere nel 2000 e un po' per gioco, un po' per sfida mi sono lanciata in una trilogia di fantascienza (litenet), la saga di Genius. Con il primo romanzo ho partecipato al concorso Urania 2004 della Mondadori e al Premio Fantascienza.com 2006, piazzandomi in entrambi i casi tra i finalisti.
Già in Genius_03, però, ho sperimentato degli inserti stilistici comico-surreali che preludevano al mio successivo progetto letterario, concluso del 2008: Che minchione le formiche! 
 Questo romanzo è un susseguirsi di stacchetti surreali, di stili sempre diversi, di continue digressioni (tra cui alcune su episodi biblici rivisitati dal demonio, quale diretto testimone), di puri e semplici divertissement  e soprattutto di tematiche a tinte forti (mafia, prostituzione, disagio sociale…) raccontate con un occhio cinico e grottesco.
Qui di seguito, inizierò a pubblicarlo a piccole tranche. Spero vi piaccia... buona lettura.


Che minchione le formiche!
 storia semiseria tra escatologia e scatologia
ovvero una commedia di natale


Capitolo I


In volo radente sulla favela di San Paolo. Duecentoquarantatre tonnellate di lamiera, sedici quintali e mezzo di eternit, appena novantaquattro chili di cartone (lo pagano a sei cruzeiro al chilo), non più di quaranta tra legno e stracci (rispettivamente dieci e dodici cruzeiro al chilo), un tanfo nauseabondo, di cui nessuno si è dato la pena di rintracciare un’unità di misura, ma che, qualora vi fosse, ammonterebbe a due quintali di merda umida, sessantaquattro cani e ottantadue gatti (ventisette di loro finiranno in pentola entro le 11:40 di domani) e un milionecinquecentosessantaseimila-trecentoquarantanove umani (ancora per tre minuti in realtà, poi ve ne saranno quattro di meno).

Juliana, Maria, Pedro e Fernando, detto Coelho per il suo non eccelso coraggio, ci vedono. L’aria è frizzante e non si sono ancora addormentati sui loro cartoni. Maria, la più piccola, sei anni, accenna un grido, ma Juliana, la capobanda di undici, glielo tarpa sul nascere con una mano sulla bocca. Si segna, come ha imparato a fare in chiesa prima che la cacciassero di casa, e gli altri fanno lo stesso. Io le sorrido il più malignamente possibile e la sento mormorare “o diabo”. Non che abbia molta importanza ormai rispettare l’iconografia classica, tanto non avranno il tempo di raccontarlo a nessuno. Proprio adesso (ora locale 23:52), infatti, lo squadrone degli Jumentos Audazes li sta sottoponendo alla cura del sonno eterno. Maria, Pedro e Juliana si accasciano sul posto presi in pieno dalla raffica di proiettili. Coelho tenta la fuga, ma è una pessima tattica. Li incattivisce: lo feriscono di spalle alla schiena e ad una coscia, prima che il polícia Alvarez lo finisca con un colpo di manganello assestato alla nuca. 

Certo, Maria-Elena, partendo da qui sfugge da principio l’atmosfera del natale, anche perché venti gradi la notte, trenta di giorno non sono proprio l’ideale per ricostruire il freddo di quella stalla col bue e l’asinello (che poi erano due capre del Sinai, ma poco importa). Ma sei stata proprio tu a dirmi di voler vedere un po’ il mondo sotto le feste. D’altronde, come vedi, gli addobbi ci sono tutti nelle vie del centro, con le vetrine illuminate, finti cristalli scintillanti, abeti della taiga norvegese (che forse non riusciranno a vedere l’epifania, nonostante i condizionatori messi a palla), mescolati a quelli sintetici della Cina, con ciondoli tailandesi disegnati a Parigi. Qualcuno espone perfino improbabili orsi polari semoventi su una coltre di neve più spessa che nei luoghi d’origine. Un kitch interessante, ma non il mio preferito.

...continua

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