La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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domenica 23 maggio 2010

Che minchione le formiche! II-7p

[continua dal post precedente]

Prologo –Settembre: “Giro giro tondo”



4 mesi prima (in Sicilia, periferia di Catania)

A occhio e ancor di più “croce” direi che questo è l’interno di una chiesa: una sola navata semicircolare (se ancora di navate si può parlare per questi edifici in stile refettorialcazzconfusionesco), quaranta panche in tamburato di ciliegio e altrettanti inginocchiatoi disposti su due file, un fonte battesimale somigliante a una striminzita fontanella di paese, un altare costituito da un tavolo ricoperto da una tovaglia in lino, fabbricato in Cina, i dipinti dei Santi alle pareti sostituiti con poster di bambini negri di questa o quella parte dell’Africa, invitanti ad aderire a svariate campagne di beneficenza, e infine un crocifisso in alluminio, stilizzato a tal punto che potrebbe pure trattarsi di un uccello intrappolato a una rete. Oh, Santo Lui! E poi parlano di crisi di vocazioni e di identità religiosa! Dove sono finiti gli sprechi sfarzosi di un tempo? Capisco che si prediligano investimenti nella Banca San Paolo o nell’Opus Dei. Ma, porco Lui, c’è un limite a tutto! Non si può lasciare una chiesa (per quanto in culo al mondo sia) senza il suo copioso strato di stucco e patina dorata… ne va del buon nome della Casa Madre!
31 °C e gli spifferi, che penetrano da sotto il portone d’ingresso, sembrano delle ventate di fon. Ma non è solo questo che trattiene i quindici ragazzi presenti dal precipitarsi fuori urlanti con un pallone in mano. E di certo non è per merito di Oreste che, nei panni di don Basilio (anni cinquantadue, un metro e sessantacinque, ottantatre chili mal distribuiti tra l’addome e il busto, 270 di colesterolo e un principio di gotta), con un sorriso spianato a trentadue denti, sta ripetendo la formula di rito a cui nessuno fa più caso da secoli.
- Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. – sta dicendo patri Basilio e tutti ci segniamo nelle spalle e in fronte più lenti che possiamo, perché l’altro giorno quando l’abbiamo fatto alla velocità della luce, così per ridere, solo per vedere chi era il più sperto, il prete è diventato tutto rosso e si è stracambiato in faccia. Minchia che ridere, però poi ha cominciato a urlare che eravamo dei diavoli e dei mali cristiani e che non eravamo degni di Nostro Signore e del suo sacrificio in croce per noi e tutta questa serie di cose. Non la finiva più e io dico chi gliel’ha chiesto a lui ’sto sacrificio, che se lo poteva pure risparmiare, così non ci stavano sempre addosso per farci sentire in colpa. Come se l’avessi ammazzato io in persona o qualcuno che conosco.
Ben detto, fratello, dai a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, perché questo è proprio tutto merito Suo. Neanch’io posso dirmi se non un suo umile esecutore.

... continua

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