La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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venerdì 21 maggio 2010

che minchione le formiche! II-6p

[continua dal post precedente]


Frignavano come degli infanti, ancor prima di vederci arrivare in volo: intuirono chi fossi io, ma bastò che riconoscessero lei perché i loro mugugni si facessero più simili a quelli dei maiali pronti per essere sgozzati. La furia di lei non li lasciò molto nel dubbio sul loro prossimo futuro. Strappai per lei un giovane virgulto di bambù (ventitre millimetri di diametro per una lunghezza di cinquecento), tendendoglielo quale mio primo omaggio floreale. Maria-Elena lo tuffò nel corpo del primo in su per quella parte che tacere è bello. E dentrofuoridentrofuoridentro finché fu pronta per il secondo atto, a cui la soccorsi amorevole, porgendole un kriss, dalla lunga lama ritorta e dall’impugnatura a forma di testa di drago, appartenuto a Chakkri (uno dei loro eroi nazionali, da me conosciuto durante una pausa di lavoro, mentre non sapevo come dividermi tra Washington e Robespierre, per essere certo che non dessero vita alle solite beghe di comari). Mi parve commossa dal mio gesto, forse perché si sentì davvero capita nel profondo e mi elargì un altro sorriso; poi sollevò, con levità tutta femminile, lo scroto del poliziotto come un trofeo di novella valchiria verso l’astro luminoso.
Compiuto per la seconda volta il suo rito di vendetta mi parve già piuttosto spossata, quindi mi offrii di terminare l’operazione in sua vece, lasciandomi guidare dall’entusiasmo dell’innamoramento. Ah, di cosa non è capace un essere appassionato! Quindi, lei mi si concesse tra il tenue frusciare delle risaie e il sordo tamburellio di canne, mentre quattro nenie soffocate accompagnavano il nostro ansimante crescendo.
Proprio nel momento in cui la sinfonia dei nostri corpi zampillava le note più acute, Maria-Elena col pensiero mi chiese: - Moriranno?
E io in piena estasi: - Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare!
E Maria-Elena di rimando: - Che risposta sarebbe?
Non mi restò che tradurre prosaicamente: - A Lui piacendo, sì!

Sospiro soggiogato dai ricordi che, seppur recenti, hanno già la capacità di rendermi nostalgico e so che non c’è nessun’altra risposta possibile.
Alzo occhi e mani al cielo e impostando la voce: - Berrò l’amaro calice…
Lui scuote il capoccione, rassegnato: - Non puoi proprio fare a meno di queste menate teatrali, vero? Comunque sia, in Sicilia alla periferia di Catania c’è un ragazzino, Salvo, detto Savvo. Da quattro mesi ci sta lavorando l’angelo Oreste – a sentire il suo nome mi prende una nuova fitta allo stomaco: non ci posso credere, dovrò operare a fianco di quell’idiota! Questa sì che è una prova d’amore -, ottenendo risultati discreti. Ti faccio dare un’occhiata, così giudicherai tu stesso.

...continua

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