La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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domenica 16 maggio 2010

Che minchione le formiche! II-3p

[continua dal post precedente]

- Sì, capisco cosa intendi – gli dico sentendomi un po’ in colpa e col terreno che mi frana sotto i piedi -, ma non essere ingiusto. Alcuni anni fa ti ho persino scatenato uno tsunami… non era certo uno spettacolo di tutti i giorni.
- Grazioso, sì, non male…
- Non male, eh! Lascia che ti rinfreschi la memoria, allora. – mi sto davvero inalberando, ma quando è troppo è troppo! Dopo tutto quello che ho fatto per Lui – Il genocidio in Kossovo, la guerra in Rwanda e Burundi? Te ne ricordi, di’, te ne ricordi? E dell’olocausto che mi dici?
- Provi a fare il furbo con me, figliolo? – mi sta facendo la paternale con quel tono condiscendente da Nuovo Testamento, che sono stato io stesso a suggerirgli.
- Giochiamo a carte scoperte: tanto è inutile girarci intorno. Tu sai quanto me cosa è opera degli umani e cosa mia e penso, senza tema di smentite, di potermene attribuire un buon venti per cento…
- Cinque…
- Quindici…
- Dieci – poi aggiunge perentorio, in modo di non dar adito a repliche – e questo è il massimo che sono disposto a concederti.
- D’accordo. Comunque ritornando a questo natale ho una certa ideuzza. – giro l’indice intorno alla tempia cercando di proiettare l’espressione della mia più intensa partecipazione, anche perché sto per proporgli una sorta di “pagherò”, che so già non gli farà sprizzare gioia da tutti i pori – Sto mettendo le basi a una nuova guerra di religione – Lui sbuffa annoiato -, sì, lo so che l’hai già visto, ma questa volta sarà in grande stile: il mondo arabo contro l’occidente.
Mi vedo già grandi titoloni, fuochi, fiamme, un’esplosione nucleare tanto per ravvivare l’ambiente, qualche stupro al femminile, al maschile e di bambini soprattutto (le loro emozioni sono sempre le più genuine e più gradite da Sua Immensità), carestie, fame – una pestilenza? Perché no? Un bel morbo non guasta minestra -, massacri ovviamente in nome di Dio e di Allah (ma ora che ci penso, non sarebbe male coinvolgere Shiva, anche solo per fare un po’ di diversità e colore) e poi quel che sempre ne consegue: una lenta e sfiancante ricostruzione, speranze spezzate, deprivazione della libertà e della salute, tanti ricatti, furti e un sistema di corruzione diffuso. Si può arrivare anche a venti/trenta milioni di vittime. Ho il sorriso sulle labbra. Sto per portare a casa un bel dieci e lode per il mio compitino, quando mi accorgo che sta scuotendo il capo per niente soddisfatto.
- Ecco, vedi cosa c’è, sei un po’ rozzo. Prediligi la quantità alla qualità come un gran fragore di bande di piazza, tutto piatti e tamburi, rispetto ad un concerto da camera. Dovresti per una volta provare ad affinarti, sporcandoti le mani proprio come gli altri.
- Cosa intendi per “sporcarsi le mani”? – gli chiedo guardando inorridito il suo volto stillante merda liquida.
- Proprio come fanno gli angeli: incarnarti in un umano e semplicemente con le armi del convincimento motivarli all’azione da te desiderata.
Nel più puro terrore Lo prego: -  Non puoi farmi questo, non a me, non alla tua prima e più perfetta creatura! Non puoi chiedermi di essere uno di loro, non di nuovo. – penso con orrore alle loro necessità corporee, alle sofferenze della loro carne e mi sento come uno stomaco dopo una lavanda gastrica.
- Non sarà per sempre e poi non mi hai appena detto di volerti unire a una donna? E, comunque, o stai alle mie regole o niente immortalità per Maria-Elena. A te la libera scelta.

Rivedo il sorriso di Maria-Elena, quella prima volta che incrociai il suo sguardo all’interno del carcere di Bangkok. Maria-Elena, nata diciassette anni prima da Nicola Collini (attualmente di anni cinquantacinque, imprenditore bergamasco, recatosi in Thailandia per viaggio di piacere) e Noui Dong (anni trentuno, se fosse ancora in vita, ma è morta a ventisei, prostituta di Bangkok; a quattordici improvvidamente dimentica che il suo ciclo di fertilità le imponeva il preservativo quelle notti; perché lui la noleggiò durante tutti i suoi cinque giorni di permanenza nella capitale, chiamandola “Maria-Elena”, come la sua prima fidanzatina del liceo). A dodici anni Maria-Elena (la mia, non la fidanzatina di Nicola), orfana della madre, rimase nello stesso bordello, lo Yupa’s hotel, in cui era cresciuta, pagando adesso la pigione con le proprie prestazioni professionali. Nessuna novità fino a sei mesi prima del nostro incontro, quando lei pugnalò un cliente che la stava picchiando.

... continua

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