La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

Genius_01

Genius_01
Genius_01 - ebook in vendita su Simplicissimus.it

sabato 15 maggio 2010

Che minchione le formiche! II-2p

[Continua dal post "Che minchione le formiche! II-1p"]

Avevamo già assistito alla comparsa dell’uomo, una creatura che mostrava una certa intelligenza e una curiosità sempre crescente verso il mondo circostante. Da principio Lui ne sembrava affascinato in maniera quasi magnetica, proprio come una madre che assista ai progressi dei propri cuccioli e si mostri sollecita a coadiuvarli.
Il mio compito fino a quel momento consisteva semplicemente nel riferirgli eventuali eventi cosmici in aperto contrasto l’uno con l’altro, tipo una concentrazione di stelle in collisione che avrebbe potuto mettere a repentaglio la gran parte del creato o l’eccessiva riproduzione di esseri aerobici, capaci di assorbire l’intera riserva di ossigeno di un pianeta (come era avvenuto su Marte). Certo anch’io presi un grosso granchio la prima volta che osservai il buco nero – ma ero molto giovane a quei tempi - e Lo avvisai del rischio che correva il suo operato se non fosse corso ai ripari. Quando ebbe terminato di ridere, scuotendo l’intero cosmo mi spiegò che si trattava solo del suo tritarifiuti, nient’altro.
Comunque, questo durò fino all’apparizione degli ominidi, quando finii per diventare la loro balia. “Bada che non abbiano freddo”, “fa’ attenzione che non sentano troppo caldo”, “non mancheranno di sostanze nutritive?”, “controlla che abbiano sufficienti luoghi di riparo”. Così nel loro luogo d’origine, Lui aveva voluto una temperatura da perenne primavera – si era dovuto inclinare leggermente l’asse della Terra, ma i risultati erano stati quelli calcolati -, una ricca vegetazione spontanea, abbondante di frutti, una profusione di laghi e fiumi.
Quando Gli fu chiaro, però, che, eliminati tutti gli ostacoli, gli uomini non avrebbero fatto altro che crescere e moltiplicarsi, la sua attenzione cominciò a scemare e in breve il disinteresse si fece fastidio. E fu allora che elaborai l’Inganno Originale, di cui ogni altro ne è solo un pallido surrogato.
Innanzi tutto individuai un banano – sottolineo “banano” e non un melo, come rielaborarono gli Ebrei in modo del tutto arbitrario e falso, dato che di quel genere di alberi non ve n’era neppure l’ombra in Africa centrale: ma quel che è scritto è scritto – e, sotto le mentite spoglie di un immenso nuvolone tempestoso, parlai alle menti di quei primi uomini, facendo credere loro che i frutti di quell’albero appartenevano a Colui che li aveva creati, che quelle banane gli erano particolarmente care perché erano migliori di qualunque altro frutto loro avessero mai mangiato e perché servivano a darGli i suoi poteri (come il tuono, il terremoto, la pioggia eccetera), nonché la vita eterna. Gli imbecilli, anziché rispettare ciecamente quell’oggetto sacro (nel qual caso mi sarei trovato nella spiacevole occorrenza di escogitare altro), si comportarono proprio come avevo previsto. Nottetempo, una dozzina di loro, in assoluta autonomia l’uno dall’altro, si recò all’albero. Vedendo Hu-Hu – lo chiamo così solo per convenienza, in quanto ricordo i suoni da loro emessi nella concitazione degli eventi, ma non i loro nomi - che vi si era arrampicato, gli altri procedettero ad una subitanea sassaiola per causarne la caduta, prima che riuscisse ad assaggiare il cibo miracoloso. Hu-Hu per tutta risposta si issò sempre più in alto, cercando la protezione del casco di banane. Quell’improvvisata intifada, oltre a rovinare la loro futura libagione, procurò il crollo del malcapitato primo arrivato.
Quindi, così si svolsero i fatti, senza l’intervento di nessuna Eva. Anzi ci tengo a precisare che nessuna donna era presente quella notte, con buona pace di tutti i misogini a venire!
A questo punto non mi restava che completare il mio piano. Portai allo scoperto un’enorme quantità di serpenti, facendo credere che rappresentavano il Male opposto a Lui, il Bene, che li scacciava dal Paradiso Terrestre perché loro avevano fatto un frappé con le sue sacre banane. Da quel preciso istante sarebbero stati peccatori (inculcai l’idea dell’inevitabilità di questo concetto) e si sarebbero dovuti procacciare il cibo con fatica nel resto del mondo a loro ostile. Dio li avrebbe guardati con occhio benevolo, ma ci sarei sempre stato io in agguato. Carneficine, assassini, strazi, lamenti e quant’altri diversivi alle loro monotone vite divennero all’ordine del giorno. Anche se, a onor del vero, non posso assumere la paternità assoluta di tutti questi eventi. Infatti, poche migliaia di anni dopo, in quella stessa Africa centrale, pur non essendo cambiati quegli elementi naturali che mi avevano spinto a battezzarlo “Paradiso Terrestre”, si verificarono i medesimi scontri che altrove, tra gli esseri umani rimasti. Tanto che sono arrivato alla conclusione che sarebbe bastato attendere l’aumento di quella popolazione per ottenere risultati analoghi. Ciò non toglie – e qui sta il mio merito, anche da Lui riconosciuto – che ci sono arrivato in tempi più brevi, prima che le Sue ubbie conducessero allo sterminio di quella specie. Se l’umanità sapesse che deve la sua esistenza a colui che definisce il demonio!
Lui prese molto sul serio questa burla: creò Michele, Gabriele, Raffaele, nonché tutte le schiere dei Serafini e Cherubini, facendomi mantenere il segreto soprattutto con loro, che scoprii sarebbero stati i miei avversari in Sua vece. Ed è ormai da un milioncino di anni che andiamo avanti con questo gioco di “guardie e ladri”.

... continua

Nessun commento:

Posta un commento