La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

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lunedì 3 maggio 2010

Che minchione le formiche! I-2p

[continua dal post precedente]

Gli Scandinavi, loro sì che ci sanno fare con queste cose. Se ne intendono della Palestina, delle sue distese brulle punteggiate di olivi, dei suoi uomini bruni come la loro terra, di quella lingua che aspira tutto, anche la linfa dell’anima. Loro, che hanno esportato la loro tradizione ovunque nel mondo, con gli abeti delle loro Alpi, le renne, le slitte, la neve e quell’individuo panciuto, più simile a un crapulone che a un santo della cristianità – e non sanno (beata ignoranza!) quanto vicini siano alla verità. Si era illuso più di tutti il Nazareno. Lo ricordo come fosse ieri, con quegli occhi incavati da una fame atavica di conoscenza, con la rivoluzione sempre pronta nel cuore e un’inesauribile speranza.

Lo fermai una volta, presso la collina del Getsemani, in un tardo pomeriggio di calura estiva, mentre il sole calava disegnando lunghissime ombre di bitorzoluti olivi. Il frusciare delle cicale era talmente assordante che difficilmente si accorse della mia presenza alle sue spalle. Fu per questo che volgendosi all’improvviso trasalì? O forse perché ero l’unico, tra i tanti scalcinati che lo stavano a sentire (compreso lui stesso), a non avere il volto imperlato di sudore e a non puzzare di caprone – anche tu, Maria-Elena, te ne sei stupita la prima volta; un devoto cristiano belga, prima di trombarti, ti aveva raccontato nel suo approssimativo inglese quale destino ti avrebbe atteso all’inferno se non cambiavi religione e professione e quali torture ti avrebbero inflitto le puteolenti creature demoniache che lo abitano. Quando, in realtà, io profumo come un damerino ad un’uscita in società, sempre. Quasi sempre. Facendo eccezione per quelle pochissime volte che mi impossesso di un umano, in quanto la mia quintessenza dentro quel corpo crea una reazione chimica vicina alla cancrena, rendendo il mio ingresso esiziale nonostante il mio successivo abbandono.
Dandomi l’aria di chi attende parole profetiche, gli dissi: - Maestro, tu credi davvero che Lui ci ami?
E il Nazareno mi guardò con l’intensità che sapeva dedicare a chiunque si rivolgesse a lui e per cui io tutt’oggi l’ammiro. Poi, appena per un attimo, distolse gli occhi dai miei corrucciato, infine regalandomi forse la migliore interpretazione di se stesso: - Se così non fosse, che senso avrebbe tutto questo? – e allargò le braccia volgendosi intorno, come ad indicare l’intero creato.

Bellissimo! Mi sgorgarono delle sincere lacrime di commozione. E mi dispiacque anche di vederlo morire a quel modo e così giovane, ma gli ordini sono ordini e non si discutono.

...continua

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