La saga di fantascienza Genius ha trovato un editore! Qui di seguito troverete anche i primi capitoli dei tre romanzi.

Che minchione le formiche! è il mio ultimo romanzo, che potrete leggere qui di seguito, pubblicato sul mio blog poche pagine per volta, partendo dal post intitolato I miei romanzi e proseguendo in sequenza progressiva con i vari capitoli e le loro parti (es.: Che minchione le formiche! I-2p, I-3p...).

Buona lettura!

Genius_01

Genius_01
Genius_01 - ebook in vendita su Simplicissimus.it

martedì 28 dicembre 2010

Recensioni a Genius_01

Qui di seguito potrete leggere alcune recensioni di amici lettori a Genius_01. Spero vi  servano per comprendere se questo romanzo possa essere di vostro interesse. Aspetto anche le vostre ;))
Intanto vi ricordo che potete trovarlo su Simplicissimus.

PP dice:
Le opere della trilogia di Genius sono libri che consiglio a tutti di leggere. Da leggere tutti d'un fiato perchè l'autrice ha saputo costruire una trama avvincente e coinvolgente, per cui il lettore, sin dalle prime righe, è catapultato in un futuro non troppo distante dal nostro diventando "compagno" dei protagonisti. Ma sono anche libri da assaporare, perchè, senza essere mai pedanti nè superficiali, fanno vivere un'esperienza necessaria. Stimolano, infatti, alla riflessione personale su temi che coinvolgono tutti e ciascuno: dalla violenza al terrorismo, dal rapporto con l'ambiente alla manipolazione genetica fino all'essenza stessa dell'essere uomo.
(Inviato su 21/12/10)
Consiglieresti questo prodotto a un amico? Assolutamente si 

Danilo60 dice:
Per gli amanti della fantascienza, Genius_01 è un piacevole racconto: scritto con semplicità, racconta una storia ambientata in uno scenario europeo futuro non del tutto (sigh!) improbabile. Cinzia di Mauro ha dato prova di avere una grande vena narrativa e, personalmente, consiglio la lettura dei suoi racconti.
(Inviato su 20/12/10)
Pro: Quality, Prezzo, Valore
Consiglieresti questo prodotto a un amico? Potrebbe piacere 

Massimo dice:
Devo dire che non mi aspettavo di essere catapultato in un meltin' pot così caleidoscopico di generi eppure così bene ancorato a una trama rigorosa e a un'ambientazione ben costruita dal punto di vista logico, politico e, perché no, anche storico. Storico perché, pur vivendo in un futuro sempre più lontano, la trama di Genius si presenta come uno scenario possibile, tremendamente possibile. Non è difficile ritrovare visioni preconizzate nelle cronache globalizzate del giorno d'oggi, ma pure così lucide, vive e sorprendenti che, ricostruite in un quadro organico, ci impressionano con la loro grande carica di "possibilità".
Le razze, o specie, presenti nella saga, gli scenari urbani e di ambiente, le evoluzioni tecnologiche sono così rigorosamente dedotte dal pensiero evoluzionista, dai progressi biologici e dalle necessità umane inevitabilmente connesse allo sviluppo tecnologico che ne risulta una rappresentazione viva, reale, urgentemente legata alla condizione umana. Per chi si aspettasse un ennesimo medioevo tecnologico posso garantire che la lettura dei primi due libri della saga riserva notevoli sorprese.
Al cospetto di questo affresco, dipinto con i pennelli di uno stile noir punteggiato di istanze surrealiste, si dipana velocemente la vicenda umana-troppo umana di uomini alle prese con scelte eterne, piccole o grandi che siano. E se è pur vero che non si trova traccia di tentazioni fantasy, la magia evocata dalla rappresentazione delle conseguenze (estreme?) del percorso biologico della razza umana non manca di spingere l'emozione del lettore verso sensazioni "epiche".
Chi ha amato Herbert e Dick non può annoiarsi.
(Inviato su 16/12/10)
Pro: Quality, Prezzo, Valore
Consiglieresti questo prodotto a un amico? Assolutamente si 

Davide Dotto dice:  
Ho ritrovato in Genius01 lo spettro di una civiltà - la nostra - che si è fermata o che si sta fermando. La fantasia fino ad ora ha corso più velocemente della realtà: l'uomo e la sua civiltà si sono fermati prima. L’uomo è sempre più orfano della propria cultura, sempre più orfano di se stesso. Lo si vede dai dialoghi. Di fronte alla strage, alla morte, si capisce che i cuori sono devastati e increduli, ma i sentimenti diventano inesplicabili, incomunicabili, si cade nella vecchia trappola di chi non ha parole o non le trova. Ci sono momenti in cui i personaggi recuperano la propria dimensione più genuina ( l’incanto) nel ricordo di un passato che diventa favola: ci si risveglia infatti, anche se solo per un attimo, nel riconoscere Mondrian negli scarabocchi all’interno di oscure gallerie, ci si sorprende rincuorati nell’aver mantenuto i nomi originari di certe vie, per poter richiamare alla memoria colori, sapori, storie votate all’oblio. Finalmente la tensione continua e insidiosa pare allentarsi, le parole tornano ad avere un senso, si scorge, flebile, un segnale di vita, indizio che non tutto è perduto. Solo per poco: si opta poi per il deliquio originato dall’assunzione di droghe sintetiche, ci si trova invasi dalle immagini olografiche di uno scenario che si sa estinto per sempre, si cammina per le strade con caschi deumidificatori (simili a scafandri di astronauti che mettono piede su un pianeta che non appartiene loro), si viene proiettati con violenza in un universo del quale è rimasto solo un “esoscheletro”, al pari degli edifici che li accerchiano.
Colgo pertanto nel racconto le tracce di un filone pessimistico e inquietante: i mondi senza libri (Bradbury), di Stati di Polizia (Orwell: 1984, Philip Dick ), non più fantastici, meravigliosi e rassicuranti (perchè distanti, remoti dalla nostra storia) ma desolanti e freddi, riassunti dagli scenari di Alfonso Cuaròn nel film “I figli degli Uomini” di qualche anno fa (con Julianne Moore e Michael Caine).
Possiamo tirare un sospiro di sollievo solo rendendoci conto di avere sotto mano una "saga di fantascienza", nel senso che no, non ci siamo ancora arrivati a quel punto, possiamo correggere il tiro (ma fino a quando?). Non li hanno forse bruciati sul serio i libri? Non siamo forse invasi dall'occhio del Big Brother (traduzione più corretta: "Fratello Maggiore") di orwelliana memoria? Fino a quando potremo parlare di "fantascienza" di fronte a Bradbury, Dick, Orwell, Avoledo e, ora, a Cinzia Di Mauro?
Il 2092 è piuttosto vicino, sono tre generazioni appena oltre la nostra e la ricostruzione è talmente plausibile da indurci alla riflessione e ad accettare il monito che ne scaturisce (come non provare un brivido nello studiare la cronologia dell’appendice?)
Il lettore difficilmente può chiudere il libro o smettere di leggere pensando che no, in fondo è tutto un sogno, è fantascienza. Certo: è fantascienza che tratta di cose che ci attendono dietro l’angolo.
(inviato su dicembre 27, 2010)

mercoledì 22 dicembre 2010

Pubblicazione del cartaceo di Genius_01

Dal 20 dicembre è finalmente ordinabile anche il libro in formato cartaceo di Genius_01, Ledizioni Milano, nella tua libreria di fiducia.

Se invece volete ordinarlo comodamente seduti in poltrona. Eccovi alcuni link utili:
- Libreria Ledi
€ 14, spese di spedizione offerte, solo a chi lo ordina via email a info@ledizioni.it e prepaga via paypal a weihs@internationalbookseller.com

- IBS
- Libreriauniversitaria
- Lafeltrinelli
€ 16

sabato 18 dicembre 2010

Pubblicazione di Genius_01


Dal 16 dicembre scorso (per fortuna non il venerdì 17 ;P) è finalmente disponibile l'ebook di Genius_01, il mio primo romanzo della saga di fantascienza sociologica alla Philip Dick, pubblicato da Ledizioni di Milano su Simplicissimus, Bookrepublic, Net-ebook di Media Word e Lafeltrinelli al prezzo di appena tre caffè!
Prestissimo sarà disponibile anche in formato cartaceo e ordinabile nella tua libreria di fiducia.

Per leggerlo, ci sono i seguenti software gratuiti:


per iphone/ipod e ipad
STANZA

per mac
STANZA desktop
per win
STANZA desktop pc

per pc e mac
Adobe Digital Editions

sabato 4 dicembre 2010

Genius_01 - cap I 4p

[continua dal post precedente]

Abraham lo trattenne per un braccio, dicendogli con tono sicuro: - Sto bene adesso… non so cosa mi fosse preso. Non voglio andare a casa. Chi vi sta coordinando?
- Il commissario Giacomelli, commissario. È proprio lì. – gli indicò cento metri più avanti un wagon della dipartimentale in quel che doveva essere una parte del boulevard Des Philosophes e un uomo che si stava sbracciando in tutte le direzioni.
- Ci sono nuovi ordini? – gli chiese, vedendolo allontanarsi in quella direzione.
- No, sto andando a prendere direttive da lui.
Tentò di non pensare a niente in quei cento metri e di mantenersi lucido. Doveva darsi da fare, accelerare le operazioni di salvataggio dei feriti. Sì, poteva essere tra i feriti o esserne uscita fuori anche illesa. Fuori da cosa? Cosa era accaduto dentro la cupola di una delle città più tranquille del mondo? Sembrava essere stata un’immensa detonazione. Di cosa? Da parte di chi? La tempia sinistra gli pulsava. La tamponò con la mano, si accorse che vi scendeva un rivolo di sangue. Continuava a ripetersi mentalmente “salvataggio dei feriti”, rifiutando l’idea del recupero dei corpi e di pensare a lei come a un corpo senza vita.
- Giacomelli, ero fuori servizio, sono appena arrivato, cosa devo fare?
- Chi diavolo…
- Sono Cohen. Ho fatto una corsa da casa e devo essermi ferito tra le macerie. Non è niente. – Disse al collega che stentava a riconoscerlo in tenuta sportiva, ricoperto di ceneri e maculato di sangue.
- Sei sicuro di stare bene?
- Non c’è problema. Cosa si sa sull’accaduto?
- Hanno sabotato il corteo. L’hanno fatto saltare in aria…
- …
- … abbiamo già interrogato i primi testimoni. Pare si tratti di un attentato, forse una bomba piazzata in uno dei cassonetti dei rifiuti ai bordi della strada. L’arrivo del corteo in piazza era previsto dopo un quarto d’ora. Sono morti a centinaia, tutti quelli che stavano in testa. Ma, ora, scusami non è il momento delle spiegazioni. I tuoi uomini si stanno occupando di bloccare i civili, la dipartimentale 5 e i miei di caricare i feriti sulle ambulanze. Unisciti a chi vuoi. – Si rivolse ad alcuni poliziotti che aveva a fianco e impartì alcuni ordini secchi, poi aggiunse, di spalle e con la sola testa girata verso di lui, - se ti interessano altre notizie, rivolgiti a quelli della federale, sono vicino al presunto luogo dello scoppio.
Ebbe il terrore di voltare quella medaglia e scoprire la realtà. Lo ringraziò e si avvicinò alle macerie, unendosi ad altri uomini che lavoravano, senza guardarsi intorno, senza badare al tempo che passava e che rendeva la loro opera di salvataggio, sempre più improbabile. Lo videro scavare insieme a loro, non gli fu chiesto chi fosse. Piccoli robot a quattro zampe setacciavano i cumuli e segnalavano la presenza di materiale organico, caldo, luce rossa – esseri viventi forniti di circolazione sanguigna – o freddo, luce verde – cadaveri, alimenti o piante. Un quadrupede metallico si avvicinò alla zona d’azione di Abraham. Attese il verdetto con la palpitazione. Luce rossa, centoventi centimetri di profondità. Chiamò un uomo accanto a sé e si misero entrambi carponi, a mani nude, a sollevare, con estrema cautela, come archeologi al lavoro, un pezzo di parete, un tubo, un detrito irriconoscibile. Respiravano le ceneri, traspiravano, si laceravano mani e braccia non equipaggiate all’evento, ma nessuno dei due si fermava un solo istante. Il robot attendeva accanto a loro, manteneva viva la luce rossa e il loro desiderio di arrivare a quei centoventi centimetri. Quando furono quasi a cinquanta centimetri iniziarono a sentire un guaito flebile, ma riconoscibile. Risero di complicità, per la beffa del destino. Era un cane che avrebbero salvato. Non smisero ugualmente, forse avevano bisogno di vita, di qualunque vita. Continuarono per cinque o sei ore con attenzione certosina a disseppellire morti e feriti terminali, insieme alle macchine che li aiutavano a trovarli e a quelle che ripulivano la zona da schegge, materiali da costruzione e sangue.

[continua...]

lunedì 29 novembre 2010

Genius_01 - cap I 3p

[continua dal post precedente]

Cominciava ad annoiarsi. Con le idee annebbiate dai primi effetti della morfina, decise di mettersi a correre sul tapis-roulant, richiedendo al desk di portare al massimo la potenza del deumidificatore – quell’acqua sarebbe stata depurata e rimessa in circolo. Infine, si mise a guardare distrattamente dalla parete-vetrata della camera gli edifici della sua città. I suoi occhi intorpiditi gli proiettarono il panorama di migliaia di case di bambole, in crystal sottile, cartone pressato e fibre di metallo miste a polimeri sintetici.
Correva ancora sul tapis-roulant Abraham Cohen alle h 10:45 del 1° maggio 2092. Continuò a correre quando la parete-vetrata tremò a lungo senza spezzarsi e un fumo denso giunse dal centro cittadino. Corse mentre il suo cervello si era fermato, mentre la gente si scontrava per strada con il suo corpo che correva, gli urlava qualcosa che lui non sentiva, mentre il fumo gli penetrava dentro, facendolo tossire, e delle polveri grigie gli si accumulavano addosso, rendendolo quasi cieco. Percorse macchinalmente avenue Bertrand, Peschier, de Champel. Corse ancora lungo il boulevard des Philosophes con i piedi e con le mani su detriti che sembravano montagne, su materiali che gli strappavano la pelle, ma non il torpore della sua mente. Voleva correre ancora quando lo fermò uno sbarramento umano, che apriva le bocche verso di lui senza suoni, e lui si dimenò con tutte le sue forze per respingere chi voleva scagliarlo nuovamente nella sua immobilità onirica. Insieme a quella massa umana tentò di scacciare anche il suo incubo. E non vide il sangue sulle sue nocche, non avvertì il crack di una mandibola in frantumi, non sentì i richiami di soccorso, ma continuò a picchiare senza potersi fermare, finché, sommerso da una foresta di corpi, riuscì a percepire “commissario Cohen”. Un urlo ripetuto che lo riguardava, perché, si ricordò, era proprio lui il commissario Cohen, Cohen Abraham.
In quello stesso istante la vita ricominciò a scorrere dentro di lui. Smise di combattere e con lui alcuni vigili del fuoco e poliziotti richiamati sul posto per impedire ai civili di spingersi al di là del cordone delle forze dell’ordine. Riconobbe Thierry e Swartz. I tre pompieri che gli stavano intorno gli chiedevano con tono di minaccia se non fosse impazzito e gli davano ripetutamente del “maledetto stronzo” e se si rendeva conto di aver quasi ucciso un loro compagno. Vide un giovane riverso per terra, con il volto massacrato, a cui stavano già prestando i primi soccorsi. L’avrebbero mandato in galera quando questo inferno fosse finito.
Riuscì a pronunciare: - C’è mia moglie nel corteo, c’è Sarah. Avete visto Sarah? – supplicò nei visi di tutti una risposta, che non arrivò, ma fece cambiare la reazione dei vigili del fuoco da feroce a pietosa. Anche i suoi uomini gli diedero una pacca sulla spalla e lo aiutarono ad alzarsi.
- Su, commissario. Se la sente di andare a casa da solo? Qui c’è tanto lavoro da fare! – disse Swartz, mentre con un cenno del capo lo invitava a guardarsi attorno.
Non aveva mai assistito in prima persona a niente di simile e le immagini trasmesse dalle diginews o dalle olonews di scene di guerra non gli erano mai sembrate davvero reali. Gli edifici di un intero isolato erano andati in frantumi, migliaia di persone mutilate dai crolli o dalle schegge venivano medicate alla meglio, mentre si cominciava a scavare sotto le macerie.
- Cercheremo anche la sua signora. Vedrà che sarà già su qualche ambulanza diretta in ospedale. - aggiunse Thierry, che fece per andarsene.

[continua...]

sabato 20 novembre 2010

Genius_01 - cap I 2p

[continua da G_01- I 1p]

La sera prima avevano avuto un terribile litigio proprio per quel motivo. Il collega di Sarah, Philippe, le aveva telefonato per partecipare alla manifestazione antijeista e lei gli aveva detto di sì, senza nemmeno preoccuparsi dei nazi che ci sarebbero stati in giro. Inoltre, non aveva per nulla considerato che dopo un anno di assenza suo marito potesse legittimamente desiderare di averla a fianco almeno l’indomani dal suo arrivo. Si era preso anche un giorno di permesso per la grande occasione, il che rappresentava una tale eccezione per il commissario Cohen da lasciare a bocca aperta persino il suo capitano. E non era neppure riuscito a chiederle una spiegazione per il suo ritorno.
Quella di Sarah era stata una carriera folgorante: la laurea in medicina col massimo dei voti presso l’Università ginevrina, tra le migliori del pianeta, un dottorato di ricerca in biogenetica sugli effetti dell’alto stadio di inquinamento al di fuori della cupola sulla fauna locale. Quindi la scoperta del secolo. Insieme a Philippe Cahier e a Sophia Schömbrun era riuscita ad isolare un gene modificato di un ratto. Gli avevano inserito delle cellule cancerose, ma l’animale non ne aveva affatto risentito, anzi era più robusto degli altri. Con ciò sembrava che il suo team avesse spianato la strada alla cura per il cancro. Poi una battuta d’arresto, di quasi sei anni, in quanto il Bios1, come avevano battezzato il nuovo gene alterava, verso proporzioni gigantesche, la struttura ossea e muscolare delle loro cavie, cosa che rendeva particolarmente ardua l’ipotesi di utilizzo di questa scoperta a fini terapeutici. Infine, era arrivato il vero trampolino di lancio. L’anno precedente i tre scienziati avevano ricevuto e accettato una proposta di ingaggio estremamente vantaggiosa da parte dell’Experimental Researche Center, il centro di sperimentazione scientifica della JEA, con sede a New Athens. Il più prestigioso al mondo, nonché il più ricco.
E ora erano rientrati tutti, senza alcun motivo apparente, rinunciando a quell’enorme salto di qualità e addirittura decidendo di schierarsi contro quella stessa JEA, che li aveva assunti. Perché? Abraham aveva già presentato le sue dimissioni per seguirla, per cui gli sarebbe toccato uno spiacevole dietro-front con il suo capitano.
A quel pensiero si accorse di avere in bocca il sapore amaro del risveglio e che la sua emicrania era aumentata. Il pulsare della fronte diventava intollerabile, creandogli un leggero stato di nausea. Ordinò il programma a giorno per la parete-vetrata. Andò in cucina al distributore di acqua potabile, vi pose sotto il bicchiere, attese il riempimento e poi si servì ancora. Si sedette davanti all’angolo bar. Gomiti sul bancone, si massaggiò vigorosamente la parte superiore del viso. Aprì il primo cassetto e ne estrasse una siringa-stilo di flexoran. Lasciò che il liquido intorpidisse il suo sistema nervoso. Nell’ultimo anno era arrivato a iniettarsene anche quattro o cinque al mese, di quelle fiale. Sarah voleva che si andasse a controllare per le sue emicranie. Ma poteva benissimo conviverci. Qualche farmaco in più non lo avrebbe ucciso. Pensò che, quando si sarebbe sentito meglio, avrebbe cucinato lui stesso per il pranzo. Un roulé di mix che aveva già sperimentato tante volte, prima di avere una cucina digitale. Semplice e veloce. Comunque, il pensiero di roba commestibile gli provocò un conato di vomito. Si distese nuovamente sul letto a occhi chiusi. 

[continua...]

venerdì 12 novembre 2010

Copertina di Genius_01

Questa sarà con grande probabilità la copertina di Genius_01. Deriva da una foto di Alberto Campo, virata in blu (il colore della fantascienza ;). Rappresenta nella realtà una galleria sotto le mura di Lucca, ma mi ha sempre suggerito l'idea di una squallida uscita metropolitana. Dunque, perfetta per il genere underground della mia trilogia.

Immagino che una di queste silhouette appena delineate sia il commissario Abraham con il suo fidato tenente Jorge Maria Ibanez Unamuno. Si muovono forse nella Milano rosa dall'umidità e dall'inquinamento o si dirigono nella casbah di Belleville...



Questa foto mi è parsa talmente evocativa che ne è venuto fuori anche un mio quadro, dai colori terra, che amo e preferisco sopra tutti.






giovedì 11 novembre 2010

Genius_01 - cap I 1p

 PARTE PRIMA
1° maggio, Ginevra

Cominciò a sentirla muovere per la stanza.
– Che ore sono? – le chiese più per curiosità che perché avesse intenzione d’alzarsi.
- Non preoccuparti, dormi. Sono appena le sei… colpa del jet lag. – rispose lei con un filo di voce, per non disturbarlo più di quanto avesse già fatto.
Continuò poi le sue attività, di sistemazione del suo bagaglio, gli parve di sentire. Infine entrò in bagno. Lo scroscio della doccia, lento e regolare, come una nenia irresistibile.
Le labbra di Sarah si poggiarono lievemente alle sue e in un sussurro gli giunse all’orecchio: - Torno presto, amore mio.
Quando fu uscita, Abraham sollevò appena un attimo lo sguardo al display della stanza: h 08:03. Era ancora presto. Nessun timing da rispettare. Sentiva ancora un lieve mal di testa. Il braccio destro ripiegato sulla fronte, per il conforto di una certa pressione, e decise di rimettersi a dormire. Sarah era su un prato, scalza, con un prendisole giallo a fiori bianchi. Portava i capelli sciolti sulle spalle e gli sorrideva, con la sua freschezza di sempre. Incominciò a ballare. Sembrava una danza africana, di quelle cadenzate dal ritmo dei tamburi. Ondeggiava la testa in avanti e poi indietro, accompagnando il gesto con l’arcuarsi della schiena e delle braccia. Le gambe sembravano invece avere vita a sé stante. Giravano e giravano sempre più vorticosamente e lontano da lui. Fece per alzarsi e andarla a raggiungere, ma ebbe l’impressione di una completa paralisi. Fu preso da un’ansia crescente. Il vestito e il corpo di Sarah diventarono una macchia gialla che si allontanava. Solo allora Abraham si accorse del reale pericolo che correva. Vi era un precipizio verso dove lei si stava dirigendo alla cieca. Tentò ancora di muoversi, ma le sue membra erano intorpidite, pesanti, poté mettersi solo carponi e avanzare ad una lentezza esasperante. Sarah era ormai sull’orlo del burrone. Le sue orbite sembravano cave e il suo volto triste. Lui, in preda al terrore, aprì la bocca, non ne uscì nessun grido.
Si svegliò di botto, ansimante e madido di sudore. Erano le dieci in punto, lei era fuori al corteo, lui stava solo sognando e lei era fuori al corteo.

[continua...]

domenica 7 novembre 2010

Trovato un editore!

Cercavo un editore per Che minchione le formiche! ed invece l'ho trovato per la mia trilogia di fantascienza, Genius :-)
Presto, infatti, uscirà come ebook e pod (print on demand) nella collana di fantascienza Stellaria di Ledizioni.
Dunque, per creare un po' di aspettativa, comincio ad anticiparvi la trama di Genius_01, arrivato tra i finalisti del concorso Mondadori-Urania 2004 e del Premio Fantascienza.com 2006 della Delos.

Anno 2092. Nel Vecchio Mondo inquinato dal silicio e dall'umidità dell'energia a idrogeno, si dipana un thriller poliziesco dal ritmo serrato.I suoi protagonisti sono condotti, in un'atmosfera soffocante, attraverso quartieri della Repubblica Federale Europea corrotti, disgregati, ricostruiti sinteticamente: il centro ginevrino blindato sotto una cupola climatizzata, Milano tra la Certosa e il Duomo sorretta da esoscheletri, S. Lorenzo oppresso e sgretolato da un calore liquescente, Belleville di Parigi trasformato in una casba autarchica.
Abraham Cohen, commissario della dipartimentale ginevrina, ebreo sradicato, violento, soggetto a stati allucinatori da droga, con un passato di sregolatezza e delinquenza, è costretto a scavare al fondo della verità dell'omicidio della moglie. Sarah Cohen è stata, dunque, vittima di un attentato di matrice islamica o bersaglio premeditato di un'attività d'intelligence?
Insieme agli amici e colleghi della polizia federale, Moses Levi, tenente carismatico e ferreo nel rispetto delle regole, e Jorge Maria Ibañez Unamuno, sottotenente di estrazione popolare anch'egli fuori dalle righe, Cohen travalica i limiti della legalità nel perseguimento di una vendetta impossibile.
Tassello dopo tassello, la JEA Corporate , colosso economico mondiale, per la quale la donna lavorava come genetista di punta, si scopre essere un elemento-chiave delle indagini. Il paradiso equatoriale, in cui essa ha sede, cela l'ultimo orrore: Genius. Centinaia di morti per nasconderlo al resto del mondo basteranno alla sete di sangue della JEA? 

Se vi ha intrigato, aggiungete un commento qui di seguito. Tra breve, comunque, seguirà un estratto del romanzo.

lunedì 18 ottobre 2010

Commento di lettori a CMF


Qui di seguito, troverete i commenti di due attenti lettori a Che minchione le formiche!, uno dei quali ha trovato più di qualche pecca nel mio romanzo, l'altra che l'ha invece particolarmente apprezzato. Questo non solo ad onor del vero, ma per stuzzicare la vostra curiosità o eventualmente per rendervi conto di cosa vi attende :))

Il primo è di un amico "detrattore", Carlo Xodo:

"Sul titolo e sull'illustrazione di copertina. Non si tratta di "bello o brutto" ma di poca chiarezza. Sì, adesso ho capito il senso del titolo... ma rimane sempre l'impressione che sia un libro di barzellette o simile. Ovvio riferimento alle varie formiche che nel loro piccolo si incazzano, ma anche, chissà perché, mi suona in testa: "Le formiche (balene) restino sedute", mah ;-).
L'illustrazione, a prima vista, sembra proprio adatta ad un libro di raccontini per bambini. L'idea che mi viene è che tu non abbia in mente un tuo lettore tipo. Chi dovrebbe leggere il tuo libro?
E adesso il testo.
Mi piacciono i temi che tratti, l'ironia, la capacità di svariare e di utilizzare la tua cultura (sicuramente assai più solida della mia) con citazioni (mai pesanti) da vari ambiti (letteratura, cinema, ecc...). Sicuramente sai anche scrivere bene .
Ma...
Non è facile (non sono certo un critico) spiegare l'impressione che ho avuto. Mi sembra manchi di un solido progetto, di una linea portante più incisiva. Tutto rischia di perdersi (e diventare faticoso, nonostante alcune immagini notevoli). Attenzione ai particolari più che all'insieme, alle immagini più che al testo. Sai, sembra più una prima stesura per una sceneggiatura cinematografica... (magari il Tarantino di Pulp Fiction riesce a tenerla assieme).
Insomma, credo davvero tu abbia le capacità ed i mezzi per fare qualcosa di veramente valido (a prescindere dal pubblicare e dal successo, che seguono altre vie). Devi lavorarci ;-). Mi pare che ne valga la pena!
Non so se sono riuscito ad esprimere proprio quello che volevo, tra l'altro non me la sento di fare un'analisi puntuale: scrivere... è complicato!"
Il secondo è di un'amica "estimatrice", Roberta Del Bello:

"Per ovvi motivi posso solo raccontarvi a grandi linee le mie impressioni e briciole della storia,  di una storia dalle sfumature "rossazzurre", sì perché Catania ne è protagonista ma di sbieco, da quell'angolazione "storta" che s'intravede dall'areo quando stiamo per atterrare,  mostra i suoi "figli" i suoi "picciriddi" senza il filtro dell'ipocrisia, battezzati dalla lava e dallo scirocco.
Una storia che fa riflettere sull'esistenza del bene e del male come a un "tao" tutto grigio e non coi bianchi e i neri netti che si sfiorano.
Un Dio bizzarro un po' depresso e annoiato, tutt'altro che avvolto da candide nubi e cori serafici, beffeggiato/sfidato dal figlio prediletto (no non avete capito di chi sto parlando...)  che ostenta un carattere forse un po' troppo da "quanto sono furbo io" con l'aggravante  dell'esserlo da quando esiste il mondo e con tutti i cliché di un vero ed autentico, puntini di sospensione, indovinate un po'? sì il demonio in persona che in questo libro è il protagonista narratore e non solo.
Dalla rivisitazione grottesca di avvenimenti biblici, come la stessa autrice li definisce (non c'entra niente Giobbe Covatta) alla fatidica domanda/risposta che mi ha suscitato la lettura: ma allora esiste il libero arbitrio!! beh di sicuro questo libro trasuda ironica ironia (scusate il gioco di parole) della sorte, per i vincitori e per i vinti (sorte? ma non avevamo detto che...libero arbitrio...vabè) tra le ambientazioni e le righe, ho visto/letto cose che voi umani... potreste benissimo immaginare se incuriositi da ciò che sto scrivendo, leggeste il libro!
Trasuda cultura e amore per la buona letteratura, per termini ricercati (ricercati= pigrizia moderna) e penso anche che se David Cronenberg lo leggesse, ne trarrebbe ispirazione per un film! mentre Roberto Saviano non potrebbe che applaudire."

domenica 17 ottobre 2010

offerta Lulu!

Aggiungi il codice AUTUNNO305 al momento del pagamento e otterrai il 15% di sconto.
L'offerta è valida fino al 15 novembre prossimo.
Vi ricordo che l'autrice non percepisce alcuna percentuale sulle vendite.

sabato 16 ottobre 2010

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

Pericoloso quanto "Arcipelago gulag", riesce a rappresentare il mondo dell'Unione Sovietica con una raffinatezza maggiore, come solo lo spettacolo del demonio avrebbe potuto. Tutto affascina: la sua arte affabulatoria, gli inserti degli evangeli apocrifi, lo spettacolo surreale di Behemot e delle sue trasformazioni, i personaggi caricaturali di un comunismo mai realizzato...

Un altro romanzo a cui il mio "Che minchione le formiche!" è debitore.

domenica 3 ottobre 2010

Lettura del I capitolo di "Che minchione le formiche!"

A seguire la mia lettura del I capitolo di "Che minchione le formiche!", suddivisa in due parti per cause tecniche. Presto presenterò anche altri episodi, probabilmente in modo più tradizionale :)

I parte


II parte

sabato 2 ottobre 2010

Zero Kill di Yassir Benmiloud

Zero Kill di Yassir Benmiloud, ovvero Y.B.

C'è il pastiche, il teatro, la denuncia sociale, l'ironia, il senso del grottesco... insomma tutto quello che adoro in un romanzo.
Come parlare dei martiri di Allah rispettando l'ortodossia islamica e sferzando in modo irriverente i suoi estremismi.

Questo è uno dei romanzi a cui il mio Che minchione le formiche! deve qualcosa.

venerdì 3 settembre 2010

Che minchione le formiche! - V - 3p

[continua dal post precedente]

E capisco solo adesso perché tu mi abbia tolto la lungimiranza, con l’insulsa scusa di una competizione con Oreste, per non sentire i miei lamenti, le mie preghiere, per non avere ripensamenti su una decisione definitiva. Sapevi che ti avrei potuto convincere a tornare indietro e tu non volevi. Ancora e sempre il tuo volere. Cos’hai detto prima di lasciarmi andare? La donna vivrà col suo aspetto attuale fino alla fine della Terra… del sistema solare, se preferisci, dell’intero universo. Ah, ah, ah, ah, sai essere splendido persino in questo istante. Che bel cielo, però, visto da qui, vero, Maria-Elena? Tutti quei fari luminosi persi nell’oscurità – non voglio smettere di parlare, è troppo presto, in questa notte… -, la magia di coglierne mitologiche creature celesti – non posso cessare di pensare, è un dolore insopportabile, tutto diventa talmente inutile -, gli arcani influssi sull’essere e il divenire, il loro mistero respirato da Erato e Urania – la vanità di sentirsi indispensabili e insostituibili, la cognizione infantile che nulla esista dopo di te -, quella testimonianza e prova dell’immensità del creato, divine ispiratrici del languore di naufragio – con quanta paura si affronta l’inconoscibile! Ah, poter godere ancora e poi ancora della loro vaghezza imperscrutabile… -, con l’illusione che siano infinite ed eterne, le stelle.

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mercoledì 1 settembre 2010

Che minchione le formiche! - V - 2p

[continua dal post precedente]

Mi faccio trovare accanto a lei al momento in cui riapre gli occhi. L’aiuto a rialzarsi, mentre le si rimarginano le ferite, e le spiego quanto fosse necessaria questa “prova tecnica”, che prima o poi, anche e soprattutto per la sua stessa tranquillità, dovevamo verificarne il “meccanismo”, che, sai com’è, ciascun individuo ha “reazioni chimiche” differenti. Già, è proprio così che giustifico l’averla buttata in un fossato ed è con “prova tecnica”, “meccanismo” e “reazioni chimiche” che la mia stizza e gelosia diventano agli occhi di Maria-Elena un atto di routine divin-demoniaca.
- Fa male, però! – mi comunica, in un ultimo vano lamento.
E la sua boccuccia si piega in una smorfia talmente tenera che la perdono immediatamente: - Non potevo esagerare con le richieste a Sua Eminenza. Vorrà dire che l’assenza di sofferenza sarà per un’altra volta, va bene?
Mi struscia la testolina nell’incavo tra la spalla e il collo, sbaciucchiandomelo: - Insieme alla ricrescita della lingua… - mi passa le labbra umide sul mento, sulla guancia e poi sulle labbra, facendomi sognare per quel suo muscolo tronco un uso diverso dalla parola.
E allora le sussurro: - Farò il possibile anche per questo.
Si china verso il mio simulacro virile e benedico l’Altissimo per avermi concesso queste emozioni mortali: - … e al dono dei linguaggi.
- Cercherò, oh, di esaudire ogni tuo desiderio, oh, oh!
Nel momento stesso in cui i rintocchi della mezzanotte giungono dalla chiesa del paese e in cui miagolo al cielo per l’intensità del piacere, una scossa proveniente da Lui s’impossessa della mia quintessenza. E affinché anche voi umani possiate comprendere, paragonerò l’evento ad una folgorazione che scuote l’intero organismo, lasciando al suo termine un tremore quasi febbrile e una sensazione di modificazione psico-fisica duratura. Così è in me il ritorno della lungimiranza. Ma, anziché gustare l’enorme potere che ne deriva, s’impossessa di me la mancanza di appagamento, il vuoto, mi assale la nostalgia, una lacerazione profonda per la mia dipendenza dalla Sua volontà.
Come puoi farmi questo? Come puoi fare questo a tuo figlio?
Maledetto, maledetto, mille volte maledetto! E io che per timore di ferirTi, anzi “ferirti” mi sono sempre trattenuto dal confessarti i miei sentimenti. Però nell’ora del tuo tradimento devi sapere quanto odio:
la stupida concatenazione di causa ed effetto
le zanzare
il silenzio siderale
il big ben seguito dall’inutile entropia
il continuo movimento atomico e sub-atomico
la finitezza
il buco nero
la vanità del maschio dell’anatra mandarina
le tue lacrime di coccodrillo
la tua onniscienza
la mia impotenza
la mancanza di scopo
la ricerca di uno scopo
le mosche e i tafani
che la felicità sia legata all’infelicità
il limite dell’universo
il non limite dell’universo
il senso di colpa
la dieta del panda
il tempo
l’infantilismo
la serietà
l’evoluzione della specie
che una discesa sia anche una salita
l’illusione
la disillusione
l’umidità dell’inizio della vita
il bradipo
l’ornitorinco
la formica culona
il pesce palla
il baobab
la tundra
i datteri
gli anelli di Saturno
le macchie solari
i dinosauri (il meteorite l’ho deviato io, mentre facevi le “pulizie” con quel cazzo di buco nero)
l’ho già detto il buco nero?
quel montato dell’arcangelo Michele
il risucchio per richiamarmi a te
il tuo copromorfismo

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sabato 28 agosto 2010

Che minchione le formiche! - V - 1p

[continua dal post precedente]

Capitolo V

Ancora cinque minuti al fatidico nuovo giorno e nessun cenno di lungimiranza. Ricompaio proprio accanto a Maria-Elena, in perfetta tenuta da sci bianca con tanto di paraorecchi in candido lapin, un decoro barocco nero griffatissimo, strettamente avvinghiata alla vita da un istruttore che scivola con eleganza sulla neve notturna a gambe divaricate e, nell’impedirle di rovinare a terra, ci prova spudoratamente con la mia donna. Lei regge in mano una torcia per non interrompere il regolare intervallo di luci della fiaccolata di natale, di cui fanno parte. Un lungo serpentone che si dipana lungo una della piste del Tofana, poco sopra Cortina d’Ampezzo, in uno dei cui innumerevoli chalet avevo lasciato Maria-Elena alle prime luci dell’alba per offrirle il mio dono di nozze. E lei per tutto ringraziamento che fa? Si fa trovare tra le braccia di un bellimbusto italiano.
La mia improvvisa apparizione al loro fianco – anche se solo alla loro esclusiva vista - gli fa perdere un po’ del suo abituale aplomb, facendolo sbandare per alcuni metri, cosa che mi consente un’evoluzione circense a dir poco sensazionale. Strappo la fiaccola dalle mani di Maria-Elena, che non smette di dimenarsi e urlare, e contemporaneamente la utilizzo per disarcionare il suo cavaliere, rotolante lungo il pendio come una valanga di fuoco. Il serpentone si sfilaccia e si scompone per non essere travolto, mentre una decina di eroici soccorritori si mette al suo inseguimento e non riesce a spiegarsi perché il fuoco non si stia estinguendo a contatto con la neve. Quando lo raggiungerà, parecchi metri più a valle, di lui sarà rimasto solo un ammasso di carne e abiti, bruciaticcio e rantolante.
Io, nel frattempo, riafferro la mia donna continuando insieme a lei uno spericolatissimo fuori pista, seguito a stretto giro di vite da un altro gruppetto di buona volontà, che vede Maria-Elena sfrecciare nella notte attraverso la vegetazione sempre più fitta verso un profondo baratro.
Quando lei finalmente capisce di trovarsi tra le mie salde braccia, acquieta un poco il suo terrore e fa in tempo a comunicarmi mentalmente: - Mi hai fatto prendere un bello spavento! Perché non ci fermiamo un attimo, così mi racconti com’è andata?
Ma siamo ormai giunti alla fine della nostra folle corsa, urlandole di rimando “Divinamente!”, poco prima di lasciarla precipitare giù per quei trentadue metri e cinquantasette centimetri che ci separano dal primo strapiombo verso valle. Alcuni secondi e arrivano alle mie spalle gli echi di “poveretta, così giovane e bella” , ancora pieni di stupore per la stranezza a cui hanno assistito: una principiante assoluta che, anziché ruzzolare poco lontano dalla pista, rimane in equilibrio sugli sci, schivando gli alberi al suo passaggio e prendendo sempre più velocità fino a rovinare dalla scarpata. Il tutto collegato all’incidente contemporaneamente occorso al suo istruttore avrebbe fornito non poco materiale agli inquirenti e pettegoli della zona. Senza contare il mancato ritrovamento del corpo della donna, nonostante le accurate ricerche dei giorni successivi.
Perché cosa credevate? Che fosse morta sul serio? Una cosa che devo riconoscerGli è che Lui è sempre di parola e, se promette che eterna giovinezza fiat, eterna giovinezza fuit.

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mercoledì 25 agosto 2010

Che minchione le formiche! - IV - 2p

 [continua dal post precedente]

- Basta così, non aggiungere altro. – ha improvvisamente cambiato tono e atteggiamento: brusco e risentito – Avrai quanto promesso. La donna vivrà col suo aspetto attuale fino alla fine della Terra… del sistema solare, se preferisci, dell’intero universo. È tutto?
- E dai, non fare così. Forse sei insoddisfatto perché è stato un regalo a scatola aperta, su richiesta. Pensavi che ti sarebbe piaciuto di più e, invece, mancava un po’ di mistero, di inatteso. In un certo senso ti capisco, ma non è facile dopo tutti questi miliardi di anni, ritrovare l’emozione delle origini, una frase non detta, un’azione non compiuta, un romanzo che sappia ancora stupirti.
- Già. – è ritornato a essere Sua Maestà la Tristezza.
- Ma sono sicuro che hai in Te le risorse necessarie per entusiasmarti ancora, delle piccole cose, un pulsar, uno scontro subatomico, esplosioni o implosioni stellari, la coda di una cometa, il viaggio spaziale di un bagliore…
- Sì, sì, tutto chiaro, ma non perdere altro tempo con me, so benissimo che non è qui che vorresti essere.
- Grazie per la comprensione, ma ci sarebbe un’altra questioncella da sistemare…
- La tua lungimiranza. Non l’ho dimenticato. La riavrai prestissimo, insieme alla mia sorpresa per te.
- Oh, beh, in questo caso – è riuscito nuovamente a spiazzarmi e mi sento tremendamente in colpa; Lui pensa ad architettarmi idee-regalo, mentre io mi preoccupo solo del mio tornaconto -, resterò in trepida attesa e… fai pure con comodo. A presto, allora, non vedo l’ora di sapere di che si tratta…
- Sì.
- Se comunque hai bisogno sono sempre a Tua completa disposizione…
- Inteso.
- Niente complimenti, sono o no la Tua prima creatura?
- Indubbio.
- Arrivederci e grazie ancora…
- Ora è proprio tempo che tu vada.

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domenica 22 agosto 2010

Che minchione le formiche! - IV - 1p

[continua dal post precedente]

Capitolo IV

La gloria di Colui che tutto move mi trae a Sé come le labbra fameliche risucchiano uno spaghetto, come il bocchettone di un aspiratore la polvere, come lo scarico del wc l’ultimo persistente galleggiante organico, come un formichiere le formiche, come un lattonzolo il latte, come i francesi le escargot, come la narice il muco che cola, finché vedo nuovamente cose che ridire né sa né vuol chi di là su discende.
Guardarlo è già penoso, ma guardarlo nel più assoluto silenzio, in un’atmosfera carica di non so che attesa, è addirittura insopportabile: - Allora, ti è piaciuta la sonata questa volta? – gli chiedo un po’ spazientito.
- Beh… sì, non male. – mugugna, mentre putridi liquami gli colano sulle guance.
- Dopo tutto questo sbattermi, senza i miei poteri, imprigionato nel fetido corpo di uno zoppo, costretto a umiliarmi contro un avversario decisamente sottodimensionato per me, senza parlare di quest’obiettivo privo di valore, “non male” è tutto quello che sai dirmi? Francamente mi sarei aspettato un po’ più di gratitudine. Considerato quel poco che c’era da giudicare, dovevi apprezzare il tempismo perfetto, quasi allo scoccare di mezzanotte, l’epilogo commovente con la dipartita del protagonista, gli stacchetti surreali ad arricchire una quotidianità altrimenti noiosa, la vena di ironia dei miei punti di vista, quel tocco di pastiche talvolta accennato talaltra sfacciatamente ostentato e infine il suggerimento di colore locale. Senza peccare di immodestia, lo definirei invece proprio un regalo perfetto. E poi non l’avevi chiesto tu stesso questo concertino da camera? “Una cosa raccolta, più intima” dicevi “sei troppo abituato ai fragori di grancasse… devi prendere esempio dagli angeli…”

- Ma sì, forse hai ragione tu. Sono diventato troppo esigente. Bisogna godere di quel poco che si ha. Magari, però, l’anno prossimo riorganizziamo una bella partita angeli contro diavolo come quella d’esordio, eh, che ne dici? – ha l’aria affranta e nostalgica di chi sa che non verrà esaudito e sembra un vecchio alla sua festa di pensionamento nel dire arrivederci ai colleghi ventenni.

- Quello che vuoi Tu, come sempre. – gli rispondo condiscendente – Ogni tuo desiderio è sempre stato un ordine e sempre lo sarà… Papino! Lo sai che ti vogliamo tutti un gran bene.
- Sei sincero, vero, Belfagor? – ancora quell’aria da cane bastonato; cosa avrà mai in mente? – Perché sai si fanno tanti sacrifici per i figli, li si vede crescere, maturare, si è dato tutto per loro, per averne in cambio solo un po’ d’affetto. – ma di che diamine farfuglia? – Certo di errori ne ho commessi, non dico di no, ma sempre in buona fede… per inesperienza talvolta. Anche a te è capitato, non credi, figliolo?
- Certamente, Papino, tutti sbagliamo! – continuo a tenere il suo gioco, anche se confesso di sentirmi completamente confuso – Ma perché ti vengono questi dubbi? Il mio amore è sempre stato proporzionato alla Tua grandezza. – o forse ho capito dove vuole andare a parare – Senti, comunque, non vorrei sembrarti precipitoso, ma il premio per la nostra scommessa? Non è tanto per me, non devo dimostrare a nessuno di aver vinto: io lo so e Tu lo sai e tanto mi basta. Però, sai, una promessa fatta… ne va del mio onore e di conseguenza del Tuo! E quella cara ragazza che mi aspetta a braccia aperte potrebbe risentirsene…

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giovedì 19 agosto 2010

Che minchione le formiche! - III - 36p (dove si scopre che fine fa Savvo)

[continua dal post precedente]

Le forze dell’ordine appena entrate, precedute da un faro da cinquemila watt, vedono la seguente scena: quattro corpi distesi a terra, uno dei quali con la giugulare ancora gorgogliante di sangue, due ragazzoni con armi ai loro piedi che si proteggono il viso dalla luce accecante, un uomo brizzolato seduto a terra sembrerebbe a sostegno di un ragazzino dall’aria terrorizzata con una mano intrisa di rosso stretta all’addome.
- Gli hanno sparato, quei bastardi, gli hanno sparato... – si difende un Agatino pronto anche alla sceneggiata delle lacrime – per questo mi sono difeso… era una trappola, dovevo incontrarmi con certi amici e invece ’sta banda di drogati – e sta pensando Hanno avuto quel che si meritavano ’sti connuti e sbiri, perché infiltrati degli sbiri devono essere, sennunca chi c’ha addenunziato? L’avevo detto io che dovevano essere dei mali cristiani per scegliere il ventiquattro sera! - ha cominciato a sparare… volevamo comprare solo qualche tricchi-tracchi per stasera… - piange – il picciriddo, hanno ammazzato il picciriddo!
Mentre i gemelli giganti gli reggono il gioco e la polizia li mette agli arresti, constata i decessi e telefona a un’ambulanza, io ho il tempo di comparire nella mente di Savvo morente.
Scelgo l’aspetto di un vecchio canuto e dalla folta barba, con uno sguardo profondo che annuncia saggezza e comprensione, vestito di un lungo saio candido con tanto di bastone nodoso da pellegrino.
- E tu chi sei? – chiede il ragazzo con un fil di voce, mentre tutt’attorno si sta svolgendo la scenetta parallela di un agente di polizia sulla quarantina che gli si china a fianco e gli risponde Un poliziotto, Rosario mi chiamo… mio Dio! Devi avere l’età di mio figlio. Come sei finito qua dentro?
- Qualcuno mandato dal Padre Eterno, figliolo. – gli dico io e lui abbozza un sorriso.
- Allora aveva ragione don Basilio a dire che Dio ci ama. Sei qui per salvarmi? – Mi senti? Capisci cosa ti sto dicendo? Quanto ci mette quest’ambulanza? Il ragazzo ha le allucinazioni!
- Purtroppo per te non è in mio potere e, per dirla tutta, non ci penso per niente. In realtà, ho scommesso con Lui che ti avrei traviato conducendoti per le vie del male. Certo, non era necessario mandarti all’altro mondo – se pure esistesse -, ma i tuoi amici hanno voluto esagerare…
- Hai detto che hai scommesso con Dio? Forse volevi dire con il diavolo? – Di che parli, ragazzo? Guardami, mi vedi? Ti stanno per portare in ospedale e ti daranno le cure che ti servono, mi senti?
- No, proprio con Dio… ormai a te posso dirlo, tanto il nostro segreto lo porterai con te nella tomba. Ci teneva che scegliessi te, non so ancora spiegarmi il perché, tranne per il fatto che l’angelo Oreste, cioè don Basilio, ti aveva preso in simpatia… ma sai, tra me e Oreste, modestamente, non c’è storia, io sono di un altro livello…
Ma Savvo non mi segue già più, contrae l’addome per il dolore, tossisce sangue, spalanca gli occhi dalla disperazione un’ultima volta per poi gorgogliare: - Che connuto! – quindi muore, quando mancano dieci minuti alla mezzanotte.

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martedì 17 agosto 2010

Intervista su "La Sicilia"



Articolo del 12 agosto 2010 a firma di Cinzia Zerbini, pubblicato nell'inserto settimanale Vivere de La Sicilia.

lunedì 16 agosto 2010

Che minchione le formiche! - III - 35p

[continua dal post precedente]

Con o senza la lungimiranza, questo è ciò che sentirò dalle emittenti locali nel giorno di natale. Sarebbe impensabile, infatti, una confessione simile: - Eravamo totalmente all’oscuro dello scambio di questa grossa partita di droga e solo una soffiata anonima ci ha consentito di assicurare alla giustizia i colpevoli.
Ma è proprio questo il motivo per cui, dopo un’intera giornata di appostamenti, dieci volanti della polizia si trovano in questo momento intorno al container n. 56 nel molo Crispi, mentre altre dieci stanno bloccando l’accesso al braccio e il comandante Mancuso, megafono in mano, intabarrato in un giubbotto antiproiettile, sta urlando da dietro una delle auto che questa è la polizia, che loro sono circondati e di uscire con le mani ben in vista. E la telefonata anonima, naturalmente, l’ho fatta io per concludere in bellezza la giornata, con la certezza che in un carcere minorile il nostro caro Savvo potrà sedimentare il giusto e imperituro spirito di ribellione nei confronti delle autorità.
Nel frattempo solo un piccolo passo indietro…
H 23:19. Una Fiat Punto bianca, guidata da Totò Guarnera con il gemello Giacomo a fianco, Agatino e Savvo restanti passeggeri, svolta a destra dagli Archi della Marina ed entra al porto. Si accosta appena ad una Peugeot 106 verde. Un piccolo cenno del capo tra gli autisti e poi ripartono entrambe lentamente, costeggiando a ovest il Molo Vecchio.
Dalla Peugeot escono fuori quattro giovani tra i ventidue e i ventotto anni, tra il metro e settantuno e il metro e settantasette, tra i sessantasette e i settantadue chili, tra il castano chiaro e il castano scuro, tra la carnagione olivastra meridionale e quella marocchina, tra l’accigliato e l’incazzato, tra Ciro e Kevin, tra la scarcerazione per indulto e quella per mancanza di prove (decesso improvviso di un testimone chiave dell’accusa), tra la boutique trendy di una boy band e la bancarella di un mercato rionale, tra il chilometro uno e il due di Casal di Principe. Salutano la squadra ospitante, lanciando, ciascuno al proprio turno, uno sguardo di disappunto sul piccerillo, poi Ciro fa strada dentro il container. È rosso come il mio maglione e come il vestito di Babbo Natale, viene da pensare per un attimo a Savvo, segno di buon augurio.
All’interno solo la luce fioca delle lampadine tascabili di Totò e Giacomo ed enormi cataste di scatole di legno, piene di tavolette di cioccolata, per sviare l’olfatto dei cani antidroga. I Napoletani ne scelgono una, apparentemente, a caso e la aprono con un piede di porco, dopo averla sistemata nell’unico spazio vuoto disponibile. Agatino vi appoggia la sua ventiquattrore, doppio click di apertura, una superficie vetrosa, un cucchiaino da profumiere, una cannuccia d’acciaio e un piccolo tagliacarte. Prende un panetto con la delicatezza di un orefice, trattenendo il respiro, ne estrae una modesta quantità di polvere, che deposita sul vetro e poi distende in una stretta striscia da cinque centimetri. Ne inala metà con una narice, terminando il lavoro con l’altra, quindi si inumidisce il polpastrello del medio e lo intinge nel sacchetto aperto. Spinge poi il tutto sulla gengiva superiore come con un dentifricio speciale e degusta con sapienti movimenti del buccinatore.
Ed è a questo punto che la voce di Mancuso rompe l’incanto: - POLIZIA, SIETE CIRCONDATI, USCITE FUORI CON LE MANI BEN IN VISTA!
Mentre i Napoletani e i gemelloni iniziano ad agitarsi in modo inconcludente e Savvo a snocciolare un lamentoso avemaria, Agatino mantiene tutto il suo sangue freddo. Chiude la valigetta, dopo avervi riposto gli attrezzi del mestiere, la prende quasi al ralenti con la sinistra, sviando lo sguardo su quanto sta rapidamente afferrando con la destra. Ciro e Filippo rimangono folgorati sul posto dai due secchi STUM STUM del suo silenziatore, dando comunque il tempo a Kevin e Giusé di rispondere al fuoco incrociato di Totò, Giacomo e Agatino. Quest’ultimo viene ferito a una gamba, ma fa comunque in tempo a proteggersi da un ulteriore proiettile ad altezza certamente letale, ponendosi dietro un ostacolo di fortuna. L’ostacolo di fortuna – rispondente al nome di Salvo La Rosa – si accascia colto da tremiti.

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sabato 14 agosto 2010

Che minchione le formiche! - III - 34p

[continua dal post precedente]

- Nz nz nz nznnnznzn. – pronuncia finalmente don Cammelo dopo essersi passata una delle zampette superiori sulle antenne, mentre le due medie si distendono sullo schienale del divano e quelle inferiori rimangono sospese alla seduta in maniera un po’ infantile con l’addome e il lungo pungiglione oscenamente a vista - Nz nz nz nznnnznzn. – continua a ripetere, guardandomi con quei suoi enormi occhi neri, le mandibole ormai stanche della lunga quiescenza.
Poi, finalmente, muove di scatto le sue sei estremità, si dirige alla montagnola di cibo accumulata per l’inverno e ne stacca un grosso pezzo, già compattato dalle sue secrezioni, voluminoso più del suo corpo, iniziando a trascinarlo fuori. Con fatica, ma assoluta dedizione alla causa, lo vedo raggiungere la tana di Santapietraepaola, dove finalmente molla la presa del suo dono e struscia le antenne contro quelle del suo ospite, di mole e costituzione più robuste, ma pur sempre della famiglia delle formicidae. In particolare le formicidae lycantropae et venatrices.
- Nz nz nz nznnnznzn. – mugugna anche Santapietraepaola, forse ringraziando, per poi reiterare - Nz nz nz nznnnznzn.
Don Cammelo lo sta a sentire con molto interesse. Forse gli starà parlando di cavalli abbattuti, di vacche macellate, di porci sgozzati o di formiche calpestate (e della loro minchionaggine). Tutto questo finché la formica più grande non lascia la più piccola per mettersi in marcia a sua volta, con un carico ancora maggiore del precedente. E sali, scendi, attraversa valli, aggira montagne, arriva al formicaio maggiore retto da un triunvirato di formiche giganti.
TRIUNVIRATO: - Nz nz nz nznnnznzn. – dice quasi in coro con aria benevola e condiscendente, alzando le zampette superiori a mo’ di benedizione.
SANTAPIETRAEPAOLA: - Nz nz nz nznnnznzn. – risponde nell’atto di abbassare le antenne e spingere verso i tre il cumulo trasportato.
TRIUN.: - Nz nz nz nznnnznzn. – assaggia il dono voracemente, poi con espressione soddisfatta si volge come una sola formica verso l’ospite agitando le antenne sopra la sua testa - Nz nz nz nznnnznzn, nz nz nz nznnnznzn… - e inizia a raccontare di formiche nane che si sentivano giganti e di come in uno scontro frontale di loro siano rimasti solo pochi brandelli sparsi di carne.
SANT.: - Nz nz nz nznnnznzn. – agita le tre parti del corpo in una risata scomposta e i tre fanno altrettanto.
Nello stesso istante il Grandsupermegadirettordottor-professorpresidente della Exxonmobilbritishpetroleum-chevrontexacoroyaldutchshell esce sulla terrazza del suo attico al quattrocentesimo piano e, sporgendosi a osservare il mondo al di sotto, pensa: - Nz nz nz nznnnznzn. – ovvero “sembra proprio un brulichio di formiche” e sorride muovendo le ganasce mandibolari - Nz nz nz nznnnznzn. – “proprio tante stupide formiche”.
Sono le 23:30 di una meravigliosa vigilia della mia apoteosi e ormai da tre ore il corpo di Cosentino Giuseppe, che domattina sarà innalzato agli onori della cronaca con il suo soprannome di Sciancato, affiliato del clan Laudani, giace nella sua abitazione al nono piano nel quartiere … del capoluogo etneo.
Questa sarebbe almeno la versione fornita dalla vedova e corroborata da alcuni conoscenti che l’avrebbero visto rincasare intorno alle 20:00. Un primo sopralluogo del RIS certificherebbe invece un avanzato stato di decomposizione, tale da far risalire la morte ad almeno due giorni prima. All’apparenza, non è stato riscontrato nessun segno di violenza subita, ma si attende il referto dell’autopsia per escludere l’ingestione di droghe o veleni. Viene naturalmente vagliata l’ipotesi di un regolamento di conti da parte dei Casalesi per disaccordi nei reciproci rapporti del commercio di cocaina che sarebbe culminata in una probabile azione sanguinosa, qualora non fosse stata abilmente sventata da una retata della polizia. Il Questore di Catania attribuisce il merito di quest’operazione a lunghi mesi di pedinamenti e intercettazioni ambientali.

... continua

mercoledì 11 agosto 2010

Intervista alla sottoscritta su "La Sicilia"

Il condizionale è d'obbligo, ma è prevista l'uscita di una mia intervista su "La Sicilia", nell'inserto settimanale "Vivere", di domani giovedì 12 agosto... e per gli internauti su La Sicilia on line + o - alla pagina 90!

martedì 10 agosto 2010

Che minchione le formiche! - III - 33p

[continua dal post precedente]

Comunque, è ingiusto lagnarsi dell’incapacità dell’avversario, anche se un po’ di mordente in più nella competizione non guasterebbe di certo. Chiusa parentesi. Comincio a sentire la voce di Carmelo Laudani, detto don Cammelo, impegnato in bestemmie alquanto complesse. Gioca a golf come un Senegalese scia e, a quanto pare, la pallina deve essergli finita nel bunker da cui non vuol proprio sentirne di uscire.
- Pippuzzo! – mi urla da lontano, senza smetterla di impugnare il sand wedge come un randello e rivolgermi più di uno sguardo – Tutta colpa di quella cosa fitusa del mio avvocato. Deve provarlo don Cammelo mi aveva detto è il gioco scacciapenzieri più meglio che c’è. ’Sto gran bastardone! “Scacciabadde” doveva dire ’sto pezzo di puppo che non è altro. Uno di questi giorni lo faccio diventare un bello giardino di aranci. – e nel dirlo tira una bordata che solleva tanta sabbia da arrivargli pure in faccia, ma al contempo infossando maggiormente la pallina; don Cammelo prima solleva gli occhi truce a scoprire un qualche accenno di riso nei volti degli astanti, poi non trovandone sfoga la sua rabbia sul bastone, con colpi vigorosi a terra che non sortiscono alcun effetto essendo lo strumento di metallo – ’Sta minchia di coso! – quindi mi prende sottobraccio, nonostante siamo della stessa altezza – Vieni, entriamo dentro che ti offro qualcosa. – ma se ne pente quasi subito, per via dei miei effluvi.
- Mi deve scusare, don Cammelo, è un pobblema di “alitosi”, così mi hanno detto.
L’ingresso è dominato da un’immensa scalinata marmorea con ringhiera dorata, un presepe semovente nella vasta area del sottoscala (dono di amici napoletani, ci tiene a farmi notare), una fontana con tritone, un altare votivo alla madonna del Carmelo (davanti a cui si segna, da me imitato) e infine un salottino barocco in finto Luigi XIV con camino crepitante e annesso angolo bar.
Versa due brandy, me ne porge uno e si siede, aspettando che io faccia altrettanto: - Deve essere di stomaco. – mi dice riferendosi alla puzza che emano – Anch’io ci soffro: un po’ di ulcera. Non dovrei berci sopra, ma è natale e di qualcosa si deve pur morire.
- Più che giusto. – anche se tu morirai di piombo, caro Laudani. – Sono venuto a portarci i miei rispetti – gli consegno il pacchetto con la percentuale trimestrale pattuita – e a farci tanti auguri a lei e famiglia anche da tutti gli amici del viale… e del viale…, di buon natale, salute e prosperità. – ringrazia e ricambia – Volevo anche dirci che sono davvero onorato della sua fiducia per la partita di stasera…
- Sghezzi? Sei il meglio.
- Troppo buono… e che ci sto facendo andare macari il grande di Nunzio La Rosa, giusto per farsi le ossa, se a lei non ci dispiace.
- No, ianzi portamelo la prossima volta che vieni. È importante avere nuovi puledri in scuderia. – le corse clandestine di cavalli con i calessi (a questo proposito lascio aperto un quesito: non trattandosi di cani, galli né tanto meno di pulci, sarà forse per i nugoli di polvere sollevati dagli zoccoli che delle gare equine continuano a essere segrete?) sono rimaste la sua unica passione e saranno pure la tomba di questo idiota… tanto di scorta ovunque e poi sbraita e si sbraccia in mezzo a centinaia di persone – Uno si è azzoppato l’altro giorno e un altro l’abbiamo dovuto abbattere. Vedi – sta per stillare una perla di saggezza -, i giovani sono pieni di energia, ma hanno le gambe fragili e come niente fanno un passo falso. Li abbiamo appena ferrati – gli piace proprio questa metafora – che già pensano di essere i nostri stalloni da monta. Ci vuole altro, Pippo, noi lo sappiamo!
Come no? Hai capito, Savvo? Non basta la pistola per essere qualcuno; devi controllare almeno una parte di Catania grossa come…, altrimenti sei sempre una formica.

... continua

domenica 8 agosto 2010

Che minchione le formiche! - III - 32p

[continua dal post precedente]

Il quartiere di… è ormai alle mie spalle e dopo una rapida occhiata all’Etna innevato, reso rossastro dal tramonto incombente, mi preparo a suonare al videocitofono. Per l’occasione il povero Cosentino e il suo alluce valgo hanno dovuto sopportare la tortura di un paio di scarpe di cuoio, che si abbinano al completo marrone assai meglio delle solite ciabatte da mare. Nell’insieme resta, in ogni caso, un bel colpo per il mio amor proprio, con quel passo strascicato e il suo portamento da contadino agghindato per la festa col pacchetto regalo sotto braccio. Nessun nome all’esterno solo una muraglia pachidermica di oltre sei metri in spessa pietra lavica, una cancellata automatica in ferro blindato e una serie (almeno quattro visibili da qui) di sospettose telecamere, che si chinano a darmi il benvenuto. Quindi, senza che né io né la servitù abbia proferito una sola parola, il portone si apre su un vialetto di ghiaia delimitato da alti salici, oltre i quali si estende un prato all’inglese punteggiato da bucoliche aiuole fiorite. Dietro il vialetto? Ma naturalmente la villa: in stile imperial americano, che imita il neoclassico di fine ottocento, che richiama il neoclassico settecentesco, che cita il rinascimento, tutta in pietra marmorea bianca con tanto di scalinata doppia, colonnato, frontone e statuarie figure femminili, pessime copie della Venere di Milo. Parzialmente coperti dalle fronzute chiome arboree intravedo anche due M.I.B. (Men In Black) forniti di auricolare che si perde in un voluminoso giubbotto di pelle.
Proprio come nei film holliwoodiani di serie B mi fanno cenno di fermarmi e poi laconico, uno dei due (se aggiungessi il particolare della sua altezza, proporzione gambe e peso, cambierebbe qualcosa?): - Isa i bracci e allarga i cosci. – per fortuna, sospiro di sollievo, temevo di sentirgli pronunciare con marcato accento del Missouri hands up, brother.
- Il cadeau lo regge il tuo amico o lo tengo su io? – avrei voglia di chiedergli mentre gli carbonizzo gli occhiali da sole con le pupille infuocate, ma invece mi limito a eseguire l’ordine, scegliendo la seconda opzione e aspettando in questa posa da imbecille che mi abbiano frugato coscienziosamente dappertutto.
Poi, finalmente, mi dà il nulla osta per l’espletamento della pratica e, come tutti i burocrati, una minuziosa descrizione del resto dell’iter: - Di là. – indicandomi vagamente il retro della villa.
Altre graziose allée in pietra, in mezzo al prato, molto probabilmente a tracciare anche un percorso alternativo carreggiabile per il proprietario, quindi i box, da cui intravedo due Alfa nere gemelle (soprattutto nella targa, per il depistaggio non tanto della polizia, quanto di alcune famiglie un po’ meno amichevoli della “mia”), ciascuna con quattro uomini di scorta, che in questo momento, fingendo di lucidare l’auto, mi squadrano al passaggio. Aperta parentesi: altro che a) uccisioni di giudici e/o poliziotti dovrebbero far vedere i vari Oreste ai ragazzini per dissuaderli dall’affiliazione o b) massacri efferati tra clan rivali e neppure c) la morte di loro coetanei. Tutto questo, al contrario tende ad essere valutato: a) come un elemento positivo (ci sta bene a quei figli di sucaminchi che hanno incarcerato mio patri!); b) un gioco splatter molto adulto, atto a sfogare i primi bollori dell’età ingrata (bellissimo, ’mpare, l’hai vista come gli è scoppiata la testa? Pure i cirivedda dappertutto); c) un evento molto epico, primo passo per la trasformazione in eroe, che fa di loro dei giovani soldati di grande coraggio (Iano, lui sì, c’ha avuto le badde… e talía le femmine come piangono). Se proprio un lavoro educativo si deve fare, che allora lo si faccia per bene, Santo Lui! La cosa che più di tutte mi manda in bestia è la mancanza di professionalità! Quando mi hanno chiesto di traviare un buon cristiano (ad esempio, com’era Martin Lutero nelle sue intenzioni originarie), non sono andato mica a sbandierargli “ehi, sono il demonio e sto tentando di portarti a tutti costi dalla mia parte” (anzi in quel caso, mi limitai a fargli notare come i contadini non avessero ben compreso il suo messaggio e avessero deciso di tralignare assaltando i granai dei propri signori; Lutero pieno di sacro furore rispose: “Siano maledetti! Come hanno osato?” e poi chinando il capo “Riportateli alla ragione.” Insinuai titubante: “Ma non ci sarà modo di placare la loro violenza.” E lui: “Dio, ve ne darà la forza.” “E se dovessero continuare a urlare e saccheggiare?” “Allora, avranno ciò che meritano!”)? Fate, invece, un documentario che mostra un boss seguito a vista da qualche scagnozzo fin nella camera da letto, con i quaranta gradi estivi costretto a uscire con il pesantissimo giubbotto antiproiettile, forzato a mettere il becco fuori casa sempre e solo sotto scorta dentro auto blindate (quindi niente passeggiate romantiche al chiar di luna con amanti o fidanzatine, né scorrazzamenti in moto) con mille logoranti sotterfugi, tra cui quello di far partire in contemporanea due macchine identiche. Niente telefonate libere con i cellulari, per non essere intercettati, ma il ritorno allo scambio di messaggini cartacei come nell’ottocento; niente pizzerie o incontri in discoteca; spesso niente ville (lasciate abbandonate o in godimento a parenti) per andarsi a rifugiare in catapecchie fuori dal mondo o in cantine, come i topi. Per non parlare delle ulcere perforanti dovute allo stress gestionale di un vasto patrimonio.

... continua

venerdì 6 agosto 2010

Che minchione le formiche! - III - 31p... e qui si scopre il perché del titolo!

[continua dal post precedente]

Tutti annuiscono fingendo di sapere quali compiti improrogabili lo aspettino da quel momento e, nel frattempo, Savvo comincia a giocherellare con un nido di formiche ai suoi piedi.
Con il rametto prima devia il percorso lineare che le spinge indefesse verso chissà quale meta, poi ne annienta una buona quarantina spazzando bruscamente il terreno vicino alla loro tana, quindi, abbandonato quello strumento di distruzione di massa, ostruisce il loro ingresso con pietruzze non più grandi di un’unghia. Per un attimo tutti si dimenticano della pistola, della carriera per affiliarsi, delle conquiste sessuali, della lotta per la supremazia, delle difficoltà economiche, dello squallore della festa incombente, della mancanza di affetto nella propria esistenza e cominciano a fare a gara per chi avrà schiacciato più insetti. Si dimenano come forsennati spintonandosi a vicenda per mettere la punta del piede più rasente possibile al formicaio. Cadono a terra, si azzuffano ridendo scompostamente e lanciandosi addosso terra mista a formiche. Quando finalmente Savvo si rimette in piedi, si spolvera un po’ i vestiti e lancia un’ultima occhiata a ciò che rimane del nido: nessun buco nella terra spianata, qualche insetto che rantola prima di soccombere e pochi altri che girano smarriti attorno alla zona del disastro.
- Che minchione le formiche! Faticano come turchi per buscarsi il pane e poi arriva uno e le ammazza tutte in un minuto.
- È che non si sanno difendere. – aggiunge Macco saggiamente.
- Ma allora che campi a fare? – rincara Savvo che pare avere riflettuto a lungo sul senso della vita.
Nino pare sfoderare l’ovvio: - Uno campa per avere una casa, una mogliera, dei figli…
- Una bella machina… - continua Iancelo.
- E quando sei vecchio tanti nipoti. – lo interrompe Iaffio.
E Savvo: - Sì, ’mpare, ma se non ti fai rispettare, finisce che ti prendono per minchione, vero LICANTRO? – lo chiama in causa perché si aspetta il solito grugnito che sancirà la conclusione della loro conversazione e la sua vittoria schiacciante.
Con pieno stupore degli astanti (compreso il mio), invece quello risponde: - Io penzo che uno campa per campare.
Ora, non so se voi abbiate ancora intenzione di sentire il resto della discussione escatologica, ma per quanto mi concerne io preferisco togliermi la microricevente dall’orecchio e rimanere in religioso e contemplativo silenzio a riflettere sulla profondità di queste ultime parole.
Uno campa per campare. Essenziale, ma vero: nascere, crescere, riprodursi e morire. I mortali (come anche gli angeli e forse io stesso) vivono per vivere ed, eventualmente, per essere trastullo di Sua Eternità. Ma, invece, qual è il Suo scopo? Lui, perché esiste? E soprattutto come? Cercherò di spiegarmi meglio: come si può concepire un punto zero senza pensare al meno uno? Perché gli uomini si sono sempre posti il perché e come della propria esistenza, trovandone una giustificazione in un Dio e dando sempre per plausibile la Sua essenza? Non si sono resi conto che segnare un inizio implica al contempo il concetto di finitezza? Esemplifico nel seguente grafico:

       -1=?                     0= Dio           +1=creazione
←………………….………….-------------------------→

Tutto questo, Sua Eternità, lo dicevo naturalmente così per dire, mica per mettere in dubbio la Tua infinita magnificenza, munificenza, lungimiranza, chiaroveggenza, magniloquenza e grandiloquenza, rifulgenza, risplendenza, supponenza, pregnanza, scienza e prescienza, coscienza, conoscenza, arroganza, esistenza, coesistenza e preesistenza, baldanza, insistenza, tolleranza e intolleranza, possanza e onnipossanza, potenza e onnipotenza, iridescenza, oltranza, pertinenza e impertinenza, decenza e indecenza, beneficenza, compiacenza e infine eccellenza.
Comunque sia, lascio Savvo a disquisire sulla detenzione del potere che sembra essergli derivato dalla detenzione di un’arma per recarmi alla mia ultima visita di natale.

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mercoledì 4 agosto 2010

Che minchione le formiche! - III - 30p

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Atto III - 24 Dicembre: ... casca la terra...

-1 (in Sicilia, periferia di Catania)

È tutto pronto. Qualche telefonata e il mio cuore si libra leggero verso un radioso futuro. Poche ore ancora e bye bye, Cosentino! È stato bello conoscersi così intimamente, ma, anche se dirsi addio non è facile, è ormai necessario lasciarsi. Si sa che partire è un po’ morire e, nel tuo caso, caro Sciancato, sarà quanto mai vero. C’est la vie, che vuoi farci, oggi a te, domani a un altro. Tuttavia, non è ancora tempo di perdersi in sdolcinate malinconie. Il sole sta toccando il suo zenit e bisogna controllare che il nostro giovane amico non faccia qualche sciocchezza.
Al momento si è incontrato con la sua piccola banda nelle campagne poco distanti dalla scuola a scambiarsi a loro modo gli auguri di natale. Ho il mio solito binocolo e un ottimo posto d’osservazione dal balcone di casa di Cosentino, però sono molto più rilassato, perché non devo sperare nel passaggio dei suoi fugaci e parsimoniosi pensieri. Infatti, ho escogitato un semplice, ma efficace sistema di controllo a distanza, degno del miglior 007. Ho piazzato una microspia all’interno della Beretta, con la certezza che non se ne sarebbe separato nemmeno per andare a pisciare… e così è stato. Ora, qualche lettore, sentendosi molto acuto, penserà: “Meglio tardi che mai, ma poteva usarlo prima questo sistema!” E invece no, che non potevo, dato che la pistola doveva sembrare una sorta di investitura per merito e che il ragazzo è così pulito da cambiare abbigliamento (comprese le scarpe) anche più volte al giorno.
Iancelo tenendo in mano un rametto traccia distrattamente dei segni per terra: - Ho visto tua soru ’sta matina. - rivolto a Savvo – Che c’aveva? Pareva ’na pazza e quando le ho detto che c’hai è scoppiata a ridere e mi ha detto non m’alliccare come un cane e poi è scappata via.
Risposta di Savvo: - Mmm. – rimanendo a fissare qualcosa ai suoi piedi.
Il taurino Iaffio: - Le spariamo un po’ di bombe a menzannotte?
Ci sono cori d’entusiasmo, tranne Macco che guardingo aspetta il parere del capo.
- Non lo so se ci sono. – mugugna Savvo dopo un po’.
- E che, sei rimasto incastrato in qualche parente? – Iancelo ridacchia e Nino si trattiene a fatica, probabilmente all’idea di Savvo che vestito di tutto punto, con la scriminatura laterale, viene baciato e pizzicato alle guance da qualche vecchia zia baffuta.
L’ilarità non dura che qualche secondo, perché gli arriva tempestivo uno schiaffo di Savvo sulla nuca.
- Bestia! – lo apostrofa poi strappandogli di mano il bastoncino – Per una cosa che devo fare con questo – e con meditato coup de théatre tira fuori la pistola -, ecco perché non so se vengo.
Ora anche Macco che, di solito, non mostra grande entusiasmo, sgrana gli occhi da dietro i suoi occhialetti che gli si appannano per l’agitazione. Nino, dimentico di chi ha appena scavalcato per mettersi in prima fila, si becca un immediato pugno sulla schiena da LICANTRO, accompagnato da un grugnito, mentre un coro gregoriano di “minchia” viene intonato da Iancelo e Iaffio. Savvo con gesto regale lascia passare la reliquia di mano in mano, godendosi compiaciuto i commenti carichi di invidia e di ammirazione. Quando la pistola ritorna da lui, è come se quest’ultimo avesse subito un processo accelerato di beatificazione per cui tutti coloro che lo attorniano non osano più accostarglisi e sembrano rivolgergli attenzioni piene di rispetto.
Dopo alcuni minuti di silenzio, quando ormai l’oggetto dei desideri è ritornato dietro la schiena di Savvo, Macco pone la domanda delle domande: - E ora ci torni a scuola?
- Non penzo… che ci vengo a fare? – come a dire “un lavoro ormai ce l’ho” – E poi lo Sciancato c’ha bisogno macari di matina.

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martedì 3 agosto 2010

Che minchione le formiche! - III - 29p

[continua dal post precedente]
Intermezzo: -1 (notte)

Oh, silenziosa vergine, cosa mai penserai dei due esseri che si rotolano sul tuo candido suolo cercando di consumare il sacro fuoco che li arde, di noi lubrici che assaggiamo la prima promessa dei piaceri futuri, mentre un silenzio immortale percorre queste lande solinghe?
Ma tu, muta, non proferisci verbo davanti alla sua mano sottile che con un lembo d’abito si netta il monte di Venere dal falso simulacro della mia virilità, e sempre tu, eterna peregrina, non ti curi dei nostri immobili sguardi verso la sua sfera natia, verso colei che ti fece schiava del suo lento andare, oh Luna!
Per il nostro viaggio di nozze non potevo di certo proporre a Maria-Elena le isole Phi Phi, che, a parte costituire per lei un malinconico ritorno a casa, non sarebbero state una meta alla mia altezza. Così, una luna di miele sulla Luna mi è sembrata il regalo più originale che si potesse offrirle in qualche minuto e dal ringraziamento, pocanzi ricevuto, anche molto gradito. Passeggiamo distrattamente nel mare Frigoris per poi cominciare la scalata della vetta più alta delle Alpi lunari – che, data la fantasia dimostrata dagli astronomi nella scelta dei nomi delle catene orografiche, avrebbero potuto chiamare monte Bianco lunare, già che c’erano – e quando la vedo in affanno le faccio sorvolare il pendio fin su in cima.
Da qui le mostro la Terra.
- Sì, Maria-Elena, è proprio bella, intatta come l’imene di una vergine… o quasi… soprattutto da questa distanza… con uno sguardo da poeta e senza soffermarsi sui particolari. Si potrebbe quindi dire come il tuo – imene, non sguardo. Altrimenti se si seziona tutto con occhio clinico e se proprio si vuole essere pessimisti a tutti i costi, qualche difettuccio lo si deve pur notare. Niente e nessuno è perfetto, tranne Lui, s’intende, ed è legge di natura che tutto debba finire per ricominciare sotto altra forma. L’incognita sta nel quando e nel come, anche per questo pianeta, e voi umani – scusa, Maria-Elena, se ti accomuno ancora a questa specie – avete dato una bella accelerata al suo processo di decadimento, quantomeno del suo aspetto esteriore.
Vedi lì proprio sul polo sud quella macchia più scura? È un assottigliamento della stratosfera, più comunemente noto come buco dell’ozono… no, no, nessuna lezione di scienze, non preoccuparti. Era solo per dire che tra meno di un secolo aumenteranno i deserti, si scioglieranno molti ghiacciai, provocando il sollevamento del livello attuale delle acque e la scomparsa di alcune terre emerse, come Manahattan e i Paesi Bassi, per fare solo un esempio, e Parigi si ritroverebbe au bord de la mer. Così i suoi abitanti la smetterebbero di piazzare sabbia e ombrelloni sul lungosenna, che dà tanta tristezza! Anche i bacini di acqua dolce diminuiranno, ma, per la verità, sarà un problema soprattutto africano e mediorientale, dunque, tutto sommato abbastanza trascurabile. Se non si dovessero fare i conti con quegli scellerati che vi nasceranno, perché questi non si accontenteranno di vivacchiare alla meno peggio e di morire di stenti sul loro suolo patrio. Nossignore, ma pretenderanno di cercare altrove una via di salvezza.
Riesci a immaginare un’emigrazione epocale di circa trenta milioni di umani, senza contare gli animali delle altre specie? Io ho assistito durante le grandi glaciazioni a un ingente spostamento di fauna terrestre, ma posso assicurarti che è stato nulla rispetto a ciò che avverrà. Orde umane premeranno alle frontiere degli Stati Uniti d’America e dell’Unione Europea (diventata un organismo politico federale nel 2025 sotto il nome di EFR, European Federal Republic), che innalzeranno enormi muraglie pattugliate ed elettrificate, dopo aver votato di comune accordo il Trattato di Gubbio (nel 2055, in occasione del trentennale dell’EFR), con il quale si legittimerà lo “sparare a vista” nei confronti di coloro che tenteranno di oltrepassare i confini in maniera illegittima.
In contemporanea le risorse petrolifere si staranno per esaurire e le ultime scorte – utilizzate unicamente per la produzione di sostanze plastiche, dato che il fabbisogno energetico sarà soddisfatto dalle numerosissime centrali nucleari - raggiungeranno prezzi esorbitanti. Tutto ciò provocherà il progressivo collasso economico dei paesi produttori di petrolio, la cui disperazione si tramuterà in sete di sangue, a tal punto che gli attentati terroristici di matrice islamica saranno all’ordine del giorno.
Bla-bla-bla-bla, nessuna variazione significativa fino al Tears’ Day, al giorno delle lacrime,come sarà ricordato il 10 giugno 2092, quando alle 04:00, ora di New York, alle 09:00, ora di Parigi, alle 18:00, ora di Tokio, i generatori di energia atomica delle rispettive città saranno sabotati da un gruppo di fanatici della Jihad. Moriranno istantaneamente cinquantadue milioni e trecentosettantatre umani, che saliranno a cinquantatre milioni e ottocentoquarantanove nei primi tre giorni dallo scoppio, raggiungendo i centottantasei milioni e quattrocentoventicinque (escluse le morti comunque causate da altri fattori) entro i primi due anni. All’interno di un raggio di circa cento chilometri dalle aree direttamente toccate dalle radiazioni, sarà distrutta ogni forma vivente, lasciando terreno e acque mortalmente radioattivi per circa tre secoli.
Sarà l’inizio del lento sgretolarsi della civiltà umana. E quando una società è in crisi la storia insegna che solo l’arrivo di una nuova giovane linfa la può rivitalizzare. Così hanno fatto i Romani con i Greci, i Germani con i Romani e, in un certo senso, anche gli USA con la vecchia Europa. Ma, in questo caso, cara Maria-Elena, la catastrofe sarà talmente globale che solo l’arrivo di intelligenze aliene potrebbe servire allo scopo.
E la mente della mia bella ingenuamente mi chiede: - Ne arriveranno?
- Certo che no, sciocchina – le do un buffetto sul mento condiscendente -, dal momento che non ne esistono! È una grave pecca, mi rendo conto, e altrettanto grave mancanza di previdenza su cui Chi so io dovrebbe riflettere.
- Perciò… - pensa lei sconsolata, con quella capacità tutta umana di rattristirsi persino dell’inevitabile.
- Sì, tesoro, stando così le cose, non sarà facile trovare un jet privato o un MacDonald, ma non preoccuparti, non ci sarà da annoiarsi. E perché non cominciare trascorrendo il resto della notte nudi su un soffice tappeto di lana davanti a un camino crepitante di uno chalet alpino? – la sento farmisi sempre più vicina – Appena un giorno ci separa dal mio trionfo e dalla tua eternità.

... continua

lunedì 2 agosto 2010

Che minchione le formiche! - III - 28p

[continua dal post precedente]

- Troppo giusto, davvero, troppo giusto. – gli do una pacca sulla spalla, poi abbracciandoli a uno a uno con il sentito affetto che avrebbe provato Cosentino nei suoi panni.
Uno sfumato sullo sfondo per i ragazzi che si dileguano lascia il posto a un’inquadratura a figura intera (FI) in cui avanzano, a ralenti, altri tre individui. I loro passi dinoccolati somigliano a una danza tribale fiera e marziale con il re in posizione centrale – più anziano, più ricco di un’esperienza che gli solca gli angoli della bocca, la fronte orgogliosa e che gli spolvera le tempie di bianco – e due guerrieri a fargli da possenti ali – speculari, riflesso l’uno della forza dell’altro, la pelle brunita dal sole, appena più grigia sulle guance per un’evidente virilità in ricrescita. L’incedere regale è accompagnato da un sottofondo ossessivo, sospeso, il tutto filtrato da una futuristica patina bluastra, mentre un’irreale luce scaturita dalle fondamenta dona alla scena un ulteriore effetto inquietante. Poi, d’improvviso, si accende un rock sincopato, eroico e si spegne il rallentatore, con un ispessimento trionfale delle tre figure dal piano americano (PA) ad un primissimo (PPP) sul solo volto, per passare ad un dettaglio (Dett.) sui loro sguardi di ghiaccio.
L’acido dei Deep Purple, tuttavia, viene sciolto da un basico marranzano quando i quattro – secondo l’uso degli uomini siciliani parigrado e stretti da legami affettivi – si baciano, stringendosi vicendevolmente le mani destre al petto e con la sinistra avvicinando la nuca dell’altro finché le guance siano a portata di labbra. Inutile sognare Tony Scott, qui al massimo dobbiamo accontentarci di un’atmosfera alla RIS4.
Dopo i saluti, i gemelli Totò e Giacomo Guarnera, due ragazzoni di novanta chili distribuiti per un’altezza di un metro e ottanta, rimangono in assoluto silenzio, anche dopo essere entrati ne “A stanza”, da bravi guardaspalle, lasciando il campo a Filippo Santagati, detto Agatino.
E ci conferma che per i suoi arresti domiciliari, no, non sono decorsi i tempi, ma che tanto i carabinieri non vengono mai dopo le otto di sera, men che meno domani per la vigilia di natale. In ogni caso, al peggio, ha un amico che gli fa uno squillo prima delle loro visitine. Comunque, mi fa notare un po’ stizzito che questi napoletani devono essere proprio dei ragazzi sbandati, senza una famiglia alle spalle, per aver organizzato il ventiquattro notte, che per spiegare a sua moglie che si trattava di affari (e non di quelli di letto) ce n’è voluta. Partecipiamo tutti alle sue risate, pieni di comprensione maschile.
Stanno ancora annuendo alle ultime spiegazioni sui dettagli dell’operazione, quando annuncio che si dovranno portare uno dei miei ragazzi. E prima che possa aver fornito delle spiegazioni efficaci, Agatino è già partito a raffica.
Mi gesticola vistosamente davanti al viso: - No, ma allora se non c’è fiducia, Pippo, possiamo levarci mano. – senza soluzione di continuità – Mandaci i tuoi carusi se la penzi accossì, ché io il mio da fare ce l’ho, che credi? – non riprende fiato, potrebbe essere un campione d’apnea – Però, te lo dico come un frati, piddavero, ti giuro sulla tomba di mia matri – e si bacia l’indice e il medio a formare una croce -, che ci sto rimanendo ’nzalanuto, da te non me l’aspettavo… - finalmente le sue ganasce mollano la presa.
- Se hai finito con ’ste minchiate e mi fai parlare te lo presento accossì capisci. – esco, percorro il corridoio fino alla postazione di Savvo e gli faccio cenno di seguirmi… se mi fossi portato un cane, non avrei trovato risposta più pronta; rientriamo – Questo è Savvo La Rosa.
Lo degna appena di uno sguardo, poi si rivolge a me: - E che mi hai preso per un babbi-sitter? Questo è un picciriddo.
- Non sono più un picciriddo! – interviene il ragazzo con la voce più possente che riesca a tirare fuori – C’ho la pistola e la so anche usare. – e gliela mostra.
- Ah, c’hai la pistola e la sai usare? – gli fa un’eco interrogativa Agatino; poi rapidamente estrae la sua e gliela punta contro – E allora sparami, dai sparami, vediamo chi spara per primo!
Savvo rimane con la Beretta impugnata saldamente a due mani, finché non intervengo con uno schiaffo sulla nuca: - Abbassa ’sto ferro, cretino, che ti sei messo in testa?
Agatino scoppia a ridere: - Però, bello coraggio c’ha avuto!
- E sì, hai visto – sfrutto la breccia -, mica ti dà fastidio. Viene con voi per vedere come si fa, si sta zitto e impara.
Quando lascio Savvo sotto casa sua, dopo tutte le necessarie istruzioni per l’indomani, capisco dai suoi pensieri che non è mai stato tanto felice e che mi vuole bene come a un padre.

... continua